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La protesta dei medici: “Siamo pochi, senza una vita oltre la corsia e veniamo picchiati”

A Roma la protesta dei medici e degli infermieri contro la manovra (agf)

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Camici bianchi contro la manovra. C’è chi getta la spugna e passa alla sanità privata. Gli infermieri durante lo sciopero del 20 novembre: “Solo 7 euro in più nello stipendio e non sappiamo mai quando torniamo a casa”
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ROMA — La rabbia di medici e infermieri contro la manovra "senza risorse sufficienti per salvare il servizio sanitario nazionale e i suoi professionisti" è nel rombo dei tamburi, nel fiato spinto dentro i fischietti, nello scuotimento delle nacchere a forma di mani. “Dimissioni di massa”, “E l'infermiere se ne va”, sono i motivi dei cori in piazza Santi Apostoli, di fronte alla prefettura. Ci sono almeno 300 tra medici e infermieri da ogni parte d’Italia arrivati a Roma a manifestare, in una giornata di sciopero contro il governo.

Francesco Feletti, radiologo 

Infermieri malpagati e insufficienti

Sotto una pioggia dispettosa che va e viene Francesco Feletti, radiologo all’ospedale di Ravenna e segretario Anaoo dell’Ausl Romagna, snocciola una parte dei problemi che colpiscono i medici: “I professionisti sono pochi e difficili da reclutare. Ci si chiede perché si deve andare in corsia sottopa…

ROMA — La rabbia di medici e infermieri contro la manovra "senza risorse sufficienti per salvare il servizio sanitario nazionale e i suoi professionisti" è nel rombo dei tamburi, nel fiato spinto dentro i fischietti, nello scuotimento delle nacchere a forma di mani. “Dimissioni di massa”, “E l'infermiere se ne va”, sono i motivi dei cori in piazza Santi Apostoli, di fronte alla prefettura. Ci sono almeno 300 tra medici e infermieri da ogni parte d’Italia arrivati a Roma a manifestare, in una giornata di sciopero contro il governo.

Francesco Feletti, radiologo 

Infermieri malpagati e insufficienti

Sotto una pioggia dispettosa che va e viene Francesco Feletti, radiologo all’ospedale di Ravenna e segretario Anaoo dell’Ausl Romagna, snocciola una parte dei problemi che colpiscono i medici: “I professionisti sono pochi e difficili da reclutare. Ci si chiede perché si deve andare in corsia sottopagati: lo stipendio di un medico neoassunto è di 2.788 euro con i quali ci si deve pagare dall’assicurazione (da mille a 5mila euro all'anno, ndr) fino alla cassa previdenziale Enpam. Molti colleghi sono in fuga dalla sanità pubblica, si dimettono e vanno in regime privato”.

Gli aumenti previsti dalla manovra sono minimali: 14 euro per i medici, 7 per gli infermieri. Poi c'è la fatica lavorativa. “Sabato e domenica si lavora, poi ci sono le notti e pronta disponibilità. Il nostro telefono è sempre acceso”, aggiunge Feletti, attorno a lui un tappeto di bandiere verdi, gialle e bianche con le sigle dei sindacati Anaoo, Cimo e Nursing up.

Aggressioni senza fine ai medici

Pierpaolo De Ciantis è medico al pronto soccorso di Rimini. Non ha dormito per 15 giorni dopo che un uomo lo ha aggredito dando a lui la colpa della morte di una sua parente. “Si ricordi, lei ha lasciato morire una persona”, gli ha ripetuto dopo aver sfasciato i mobili della sala d’aspetto. Quella dei mancati interventi per la sicurezza negli ospedali è un altro tema dello sciopero. “Le aggressioni non sono solo fisiche, quelle verbali sono continue e ormai, diciamo, che ci abbiamo fatto il callo. I numeri delle denunce sono una parte minima, sono il 20 per cento di quelle reali”, sventola la bandiera De Ciantis.

Più a Sud, in Campania, non va meglio. Fiorella Marcucci, da 40 anni, è un medico infettivologo a Cotugno. “Se manca qualcuno di notte – racconta – rimaniamo in due o tre. Lavoriamo anche dieci ore al giorno, siamo stanchi e questo influisce sulla qualità”. Nel frattempo attorno a lei c’è chi urla “Rispetto” e “'Vergogna”.

Il segretario di Anaoo Pierino Di Silverio, con i presidenti di Cimo Guido Quici e di Nursing up Antonio De Palma, espone le ragioni della protesta dal palco: "Viviamo in una condizione che definire drammatica è poco: stipendi bassi, strutture fatiscenti, violenza, assenza di medicina sul territorio. E dopo 15 anni di costanti mancati investimenti nella Sanità pubblica, il governo non si vergogna con questa manovra di elargire 14 euro in più al mese ai medici e 7 agli infermieri, a fronte di zero assunzioni e di una legge di Bilancio 2025 che conferma la riduzione del finanziamento per la sanità”.

Lo specializzando Luca D'Angelo 

Infermieri senza orario

Hanno gli occhi lucidi i tre infermieri Milena Rimmaudo, dell’Asl di Cuneo, Giovanni Caruana, del reparto di Emodialisi al Maggiore della Carità di Novara e Milena Germano, che lavora nella pediatria di Verbania. Sono agguerriti quando dicono che “le sale operatorie sono un bancomat perché le aziende devono produrre per i rimborsi regionali e il carico d lavoro è aumentato” e anche che “si entra al mattino e non si sa a che ora si esce, se si riesce a andare in bagno, a bere e a mangiare”. A fronte di stipendi di strumentista con sette reperibilità al mese è 1.900 euro al mese. “Siamo stanchi e demotivati. Il senso del dovere e di appartenenza alla nostra professione non ci fa mollare il paziente. Si esce distrutti e dopo poche ore sai che dovrai essere pronto a ripartire”.

Germano un paio di anni fa è andata in burn-out. “Non riuscivo più a occuparmi di mio figlio che aveva dieci anni, tornavo a casa e l’unica cosa che volevo fare era dormire”. Un giorno il figlio le ha detto: “Ma questi bambini del tuo reparto non hanno mamma? Perché devono tenere per forza te che sei la mia mamma?".

Gli infermieri Giovanni Caruana, Milena Germano e Milena Rimmaudo 

Luca D'angelo, 32 anni, specializzando a Cesena, ha aderito allo sciopero “per il nostro futuro sia per i pazienti che si rivolgono adesso e nei prossimi anni al sistema sanitario nazionale”. Al collo ha appeso un cartello. Sopra c’è disegnata una croce e accanto la scritta “Ora riposa in pace Ssn”. Sotto una donna con la testa chinata sulle gambe e le braccia sanguinanti. Ma davvero D’angelo vuol fare il medico? “Certo che sì – assicura – ma non così. Io scelgo la sanità pubblica e non privata. Mi chiedo solo se ci sarà ancora tra vent’anni”.

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