Il mistero di San Luca, Nicaso: “Se si tratta di attacco agli Strangio, ripercussioni inevitabili”
di Alessia Candito“È un segnale che va compreso e interpretato. Può essere la rottura di equilibri capace di scatenare reazioni violente o la soluzione ‘chirurgica’ di un problema interno a una famiglia o a un gruppo consolidato come quello degli Strangio”. Docente di Storia sociale della 'ndrangheta in diversi college in Canada e Stati Uniti, saggisti, massimo esperto di dinamiche criminali calabresi, per Antonio Nicaso il mistero della “sparizione” di Antonio Strangio, il cui suv è stato trovato carbonizzato a pochi chilometri da San Luca e con il bagagliaio pieno di resti umani, è da leggere con estrema attenzione. “Se fosse un attacco agli Strangio – avverte - le ripercussioni sarebbero inevitabili. I loro «accertamenti» sono meno lenti rispetto a quelli degli investigatori che devono seguire certi procedure, senza escludere alcuna ipotesi.
Chi sono gli Strangio “Barbari”? Che peso e ruolo hanno avuto?
“Su San Luca i vecchi rapporti parlano di un terzo ramo, dopo quello della Maggiore e della Minor…
“È un segnale che va compreso e interpretato. Può essere la rottura di equilibri capace di scatenare reazioni violente o la soluzione ‘chirurgica’ di un problema interno a una famiglia o a un gruppo consolidato come quello degli Strangio”. Docente di Storia sociale della 'ndrangheta in diversi college in Canada e Stati Uniti, saggisti, massimo esperto di dinamiche criminali calabresi, per Antonio Nicaso il mistero della “sparizione” di Antonio Strangio, il cui suv è stato trovato carbonizzato a pochi chilometri da San Luca e con il bagagliaio pieno di resti umani, è da leggere con estrema attenzione. “Se fosse un attacco agli Strangio – avverte - le ripercussioni sarebbero inevitabili. I loro «accertamenti» sono meno lenti rispetto a quelli degli investigatori che devono seguire certi procedure, senza escludere alcuna ipotesi.
Chi sono gli Strangio “Barbari”? Che peso e ruolo hanno avuto?
“Su San Luca i vecchi rapporti parlano di un terzo ramo, dopo quello della Maggiore e della Minore, rappresentato dai fratelli Mammoliti detto Fischianti, nel cui giro gravitavano appunto gli Strangio “Barbari”, i Nirta “Versu” e altri Strangio “Janchi”, a loro volta imparentati con i Giorgi “Boviciani” e i Versaci. Peppe Strangio, il padre di Antonio, è stato coinvolto in alcuni dei più importanti sequestri di persona, come quello di Cesare Casella”.
Qual è il ruolo di San Luca nell’architettura della 'ndrangheta mondiale?
“San Luca è sempre stata considerata la mamma della ‘ndrangheta, una sorta di camera di commercio che nel tempo ha autorizzato l’apertura di nuovi locali (articolazione territoriale base della ‘ndrangheta calabrese ndr) in almeno tre continenti”.
Perché è considerata la mamma o il marchio?
“L’idea nacque alla fine dell’Ottocento, al tempo del bandito Giuseppe Musolino, originario di Santo Stefano d’Aspromonte come l’allora rettore del santuario di Polsi. La devozione alla Madonna della Montagna consentiva alla picciotteria, una sorta di 'ndrangheta prima maniera, di recarsi in quel luogo remoto, nel comune di San Luca, per incontrarsi e decidere le prime strategie comuni, soprattutto nell’ambito dell’abigeato e di altra attività criminali, con la scusa di andare a venerare la Madonna della Montagna. Negli anni Trenta il fratello di Musolino decise di collaborare con la giustizia e descrisse la struttura della ‘ndrangheta, divisa in tre mandamenti: quello della Montagna, quello della Piana e quello della Matrice. Ci vorrà l’operazione Crimine-Infinito per dimostrare la veridicità di quella dichiarazione che inizialmente non trovò riscontri”.
La stagione dei sequestri che ruolo ha avuto?
“Di certo ha confermato la centralità di paesi come San Luca, Platì, Natile di Careri. Quella dei sequestri fu una industria fiorente, soprattutto per i clan della Locride”.
Sono stati solo un modo per accumulare denaro o l’inizio di una trattativa e collaborazione stabile con pezzi di borghesia e di Stato?
“È una delle pagine ancora oscure nella storia della 'ndrangheta. I sequestri sono sicuramente serviti per accumulare denaro, ma grazie ad alcuni rapimenti compiuti al Nord è stato possibile entrare in relazione con pezzi degli apparati dello Stato. Anche se non ci sono riscontri giudiziari, si è parlato di valigette che arrivavano in Calabria per pagare sequestri di persona”.
Quanto ancora non ne sappiamo?
“Ci sono ancora tanti buchi neri nella storia della 'ndrangheta”.
Dopo la stagione dei sequestri, il narcotraffico è diventato il business principale di molti clan. Che peso ha per quelli di San Luca?
“Continua ad avere un peso notevole. La 'ndrangheta nel tempo è riuscita a valorizzare quel capitale simbolico che l’ha resa credibile nel mondo, ovvero l’idea di essere solvibile e in grado di tenere a bada i suoi affiliati. Ci sono stati broker originari di San Luca che trattavano alla pari con i vertici delle Auc, l’Autodifesa Unidas de Colombia”.
Oggi potrebbe essere all’origine di nuove tensioni?
“Lo sapremo presto. La 'ndrangheta ha sempre saputo comunicare efficacemente senza bisogno di tante parole”.