La protesta di Bruciamo tutto, traffico bloccato e vernice. “Serve il reddito di liberazione”
di Romina MarcecaROMA — Niente silenzio ma tanto rumore e vernice di colore nero, viola, giallo sulle strade e le panchine rosse. Per Giulia Cecchettin, ma anche per tutte le altre donne. Le ragazze e i ragazzi di Bruciamo tutto hanno inaugurato così il mattino del 25 novembre, l'inizio della giornata contro la violenza sulle donne.
L'appuntamento è alle 9 nella piazza di San Lorenzo che si affaccia su via Tiburtina. Negli zaini vernici e striscioni per chiedere il reddito di libertà e lo slogan "Bruciamo tutto". Alle 9.30 mentre in undici bloccano il traffico in via Tiburtina intonano il coro: "Non è il silenzio il nostro lutto. Per Giulia e per tutte bruciamo tutto". Gli automobilisti aspettano con pazienza che gli swarming, le incursioni ai semafori verdi sulle strisce pedonali, finiscano. Poi, inizia una marcia lenta, verso il cimitero Verano. "Lo stupratore non è malato, è figlio sano. È patriarcato", continua la marcia con tamburelli e chiavi agitati in aria.
Due giorni fa il movimento trasfemmi…
ROMA — Niente silenzio ma tanto rumore e vernice di colore nero, viola, giallo sulle strade e le panchine rosse. Per Giulia Cecchettin, ma anche per tutte le altre donne. Le ragazze e i ragazzi di Bruciamo tutto hanno inaugurato così il mattino del 25 novembre, l'inizio della giornata contro la violenza sulle donne.
L'appuntamento è alle 9 nella piazza di San Lorenzo che si affaccia su via Tiburtina. Negli zaini vernici e striscioni per chiedere il reddito di libertà e lo slogan "Bruciamo tutto". Alle 9.30 mentre in undici bloccano il traffico in via Tiburtina intonano il coro: "Non è il silenzio il nostro lutto. Per Giulia e per tutte bruciamo tutto". Gli automobilisti aspettano con pazienza che gli swarming, le incursioni ai semafori verdi sulle strisce pedonali, finiscano. Poi, inizia una marcia lenta, verso il cimitero Verano. "Lo stupratore non è malato, è figlio sano. È patriarcato", continua la marcia con tamburelli e chiavi agitati in aria.
Due giorni fa il movimento trasfemminista aveva imbrattato il Miur. La protesta vede al centro le parole del ministro Valditara che nei giorni scorsi ha posto l'accento sulla lotta al patriarcato definita "ideologica" perché "il patriarcato è stato sconfitto". Alessandra durante l’azione non violenta a San Lorenzo, spiega: “Sebbene il nostro caro Valditara dica il contrario, noi nel 2024 non ci sentiamo libere. Non ci sentiamo libere di attraversare la strada di notte, di incontrare il nostro datore di lavoro da sole o anche di tornare nella nostra casa. Con questa azione vogliamo invece attraversare queste strade, vogliamo farci sentire e fare rumore. Rumore per Giulia e per tutte le altre vittime di femminicidio prima e dopo di lei. La nostra richiesta è quella di avere un Reddito di Liberazione accessibile e dignitoso, che permetta a chi soffre nel silenzio di autodeterminarsi lasciando la casa del suo carnefice”.
Quando arriva la polizia, quasi alla fine di via Tiburtina, le ragazze e i ragazzi del movimento transfemminista si distendono sull'asfalto. Non riescono a raggiungere la vicina villa per imbrattare la panchina rossa. Prima, però, cospargono l'asfalto con le vernici di vario colore. I manifestanti vengono trascinati ai lati della strada dagli agenti. Due di loro, per il troppo freddo, hanno un lieve malore. Poi finiscono tutti e undici in commissariato per avere interrotto il traffico del mattino.