✕

Nella palestra di Bebe Vio: “Qui si vincono i pregiudizi”

www.albertofeltrin.com 

Ascolta l'audio

A Milano dove si allenano insieme i giovani sportivi con e senza disabilità
2 minuti di lettura

Milano — Hanno dai 6 ai 18 anni. C’è chi porta gli occhiali e chi un sorriso sdentato, chi mostra i tratti più definiti dell’adolescenza, chi ha i capelli lunghi e chi rasati. Alcuni sfrecciano come il vento, altri avanzano a passi misurati, accompagnati da sedie a rotelle, sorretti da stampelle o protesi. Diversi in tutto, ma uniti dalla voglia di essere solo bambini o ragazzi, di giocare, ridere e fare amicizia. Sono loro l’anima della Bebe Vio Academy, il progetto voluto da Bebe Vio Grandis che permette a giovani, con e senza disabilità, di divertirsi e fare sport insieme.

www.albertofeltrin.com 

In tre anni, sono 180 quelli che hanno completato questa esperienza a Milano, mentre altri sessanta hanno iniziato a settembre, incontrandosi una volta alla settimana al centro sportivo Iseo o al Bicocca stadium. Cinque le discipline paralimpiche da provare: scherma, basket in carrozzina, sitti…

Milano — Hanno dai 6 ai 18 anni. C’è chi porta gli occhiali e chi un sorriso sdentato, chi mostra i tratti più definiti dell’adolescenza, chi ha i capelli lunghi e chi rasati. Alcuni sfrecciano come il vento, altri avanzano a passi misurati, accompagnati da sedie a rotelle, sorretti da stampelle o protesi. Diversi in tutto, ma uniti dalla voglia di essere solo bambini o ragazzi, di giocare, ridere e fare amicizia. Sono loro l’anima della Bebe Vio Academy, il progetto voluto da Bebe Vio Grandis che permette a giovani, con e senza disabilità, di divertirsi e fare sport insieme.

www.albertofeltrin.com 

In tre anni, sono 180 quelli che hanno completato questa esperienza a Milano, mentre altri sessanta hanno iniziato a settembre, incontrandosi una volta alla settimana al centro sportivo Iseo o al Bicocca stadium. Cinque le discipline paralimpiche da provare: scherma, basket in carrozzina, sitting volley, atletica e calcio integrato.

«Durante il Covid, la responsabile di Nike Women mi chiese di raccontarle un mio sogno. Le risposi che avrei voluto vedere piccoli atleti fare sport insieme, in un’unica palestra, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche», ricorda la campionessa. «Immaginavo un porto sicuro dove le differenze non pesassero ma arricchissero, un luogo in cui ogni bambino e ragazzo potesse sentirsi accolto e valorizzato per ciò che è, libero da etichette e pregiudizi. La Bebe Vio Academy è questo».

www.albertofeltrin.com 

A ognuno il suo spazio e il suo ritmo

La scena è la stessa a ogni allenamento: nella zona dedicata al sitting volley, un gruppetto, natiche a terra, mani in alto e occhi sulla rete, si prepara per un attacco. Poco più in là un altro gruppo fa scivolare le carrozzine sul parquet cercando di segnare un canestro, e altri, all’angolo opposto, incrociano le spade della scherma, o calciano la palla tra i birilli. Poi il suono del fischietto invita a cambiare attività. Tutt’intorno una danza di coach, educatori e volontari che si muovono con energia perché, tra esordi goffi e progressi inaspettati, ogni partecipante trovi il suo spazio, il suo ritmo.

Il senso di comunità

Colpisce il senso di comunità, l’entusiasmo quando qualcuno taglia un piccolo traguardo. «La figata è che si sta tutti insieme e, a un certo punto, non ci pensi più: non distingui più chi ha una disabilità e chi no», spiega Bebe, col suo sorriso pieno di energia. Lo sa bene Pietro, che giovedì le ha giocato accanto in un torneo di calcio, mentre lei correva bendata, stringendole la mano e sentendosi fortissimo: «Vorrei dirlo a tutti: venite anche voi alla Bebe Vio Academy, è troppo divertente».

www.albertofeltrin.com 

C’è chi varca la soglia con passo deciso e sorriso sicuro e chi entra in campo intimidito dall’idea di cimentarsi in uno sport per la prima volta. «Quasi sempre però accade una magia: l’incertezza diventa curiosità, la curiosità si trasforma in determinazione e alla fine in gioia», racconta Filomena, mamma di due gemelli di 7 anni. «Pensavo che questo fosse il posto ideale per mio figlio Gabriele, che ha una disabilità motoria e usa un girello. Volevo regalargli momenti che non fossero solo terapia, ma vita. Poi lo staff mi ha proposto di coinvolgere anche sua sorella, Benedetta. La sorpresa è stata scoprire non solo quanto lui si senta a casa qui, accolto con affetto e professionalità, ma anche quanto questa esperienza sia preziosa per lei».

Non solo Milano

Da qualche settimana le attività si tengono anche a Roma al centro sportivo SapienzaSport, grazie alla collaborazione con l’università. La partecipazione è gratuita, merito del sostegno di Nike e dell’impegno di art4sport Onlus, l’associazione nata nel 2009 per volontà di Bebe Vio Grandis e dei suoi genitori, che si impegna a fornire tutto il necessario per permettere ai giovani di fare sport.

«Il prossimo obiettivo è portare l’Academy in altre città», spiega la campionessa. «Sogno di avviare una rivoluzione culturale, un cambiamento profondo nella mentalità sulla disabilità. È un percorso lungo, ma sono convinta che, quando questi bambini diventeranno genitori, nessuno dirà più a suo figlio: “Girati, non guardare”, come invece accadeva a me». Passo dopo passo, canestro dopo canestro, quel sogno sta diventando realtà.

Leggi i commenti