Intercettazioni, l’altolà delle toghe: “Con la stretta a rischio le inchieste”
di Conchita SanninoIl procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri
Roma — Bocciati su tutta la linea. Contro maggioranza e governo, che spingono sulla stretta alle intercettazioni, si muove compatto, pur con accenti diversi, il fronte delle maggiori Procure italiane. Da Lo Voi a Gratteri, da Cantone a Dolci.
Il Procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone
Mentre l’esecutivo avanza sulla separazione delle carriere puntando entro l’anno al sì della Camera — ieri il ministro Nordio è stato tranchant: «La faremo e su questo non si discute» — e cerca di portare a casa l’astensione-bavaglio per le toghe (magari tra 48 ore, al Consiglio dei ministri, nonostante il gelo del Quirinale), ieri alcuni dei procuratori tra i più impegnati ed esposti, auditi in commissione Giustizia alla Camera, hanno opposto il loro no, tecnico e argomentato, al limite dei 45 giorni per le intercettazioni, come voluto dal disegno di legge Zanettin, già approvato al Senato. A dare il…
Roma — Bocciati su tutta la linea. Contro maggioranza e governo, che spingono sulla stretta alle intercettazioni, si muove compatto, pur con accenti diversi, il fronte delle maggiori Procure italiane. Da Lo Voi a Gratteri, da Cantone a Dolci.
Il Procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone
Mentre l’esecutivo avanza sulla separazione delle carriere puntando entro l’anno al sì della Camera — ieri il ministro Nordio è stato tranchant: «La faremo e su questo non si discute» — e cerca di portare a casa l’astensione-bavaglio per le toghe (magari tra 48 ore, al Consiglio dei ministri, nonostante il gelo del Quirinale), ieri alcuni dei procuratori tra i più impegnati ed esposti, auditi in commissione Giustizia alla Camera, hanno opposto il loro no, tecnico e argomentato, al limite dei 45 giorni per le intercettazioni, come voluto dal disegno di legge Zanettin, già approvato al Senato. A dare il “la”, è il procuratore nazionale antimafia, Gianni Melillo, indicando «contraddizioni e rischi di paralisi delle indagini».
Nello stesso solco, ecco il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi: «Siamo di fronte a un sostanziale divieto di indagare. Le intercettazioni sono un mezzo investigativo temuto da tutti coloro che commettono reati. E non capisco perché dovremmo fare questo regalo a chi commette reati». Poco prima, Raffaele Cantone, procuratore a Perugia, in mano inchieste scottanti come il dossieraggio contro politici: «Pensare che il termine di 45 giorni possa essere sufficiente per chiudere indagini come quelle sullo spaccio di droga è assolutamente inidoneo». E la procuratrice aggiunta Alessandra Dolci, coordinatrice della distrettuale antimafia a Milano: «Rischiamo di perdere pezzi. Le intercettazioni ‘a tappe’ non possono mai dare esattamente il quadro di insieme».
Francesco Lo Voi, procuratore capo di Roma
Con rituale franchezza, esprime stupore e preoccupazione anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, da ben 34 anni sotto scorta. Raggiunto da Repubblica, non usa giri di parole: «Il limite dei 45 giorni? Incomprensibile. Dire che sono contrario è poco. Si pensa di risolverli così, i problemi della giustizia? Certo, così è facile accorciare i processi: perché tanto non ci saranno». Aggiunge Gratteri: «Sarei poi curioso di domandare ai proponenti che cosa si dovrebbe fare, ad esempio, al 45esimo giorno in caso di sequestro di persona. Sa cosa penso? Che forse manca la consapevolezza di cosa significhi essere parte lesa. Forse, si dovrebbero mettere tutti da parte delle vittime dei reati. E poi ne riparliamo».