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Babbo Natale sotto l’ombrello, così l’inverno resta senza neve

Caldo anomalo a Rovaniemi, in Finlandia: invece della neve cade la pioggia

 

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Dall’Artico all’Himalaya il freddo arriva sempre più tardi. E i ghiacciai rischiano di sparire
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L’inverno è alle porte ma la mappa climatica del mondo segnala che freddo e neve sono un’altra volta in ritardo. In queste ore l’immagine simbolo del surriscaldamento che accelera arriva dalla Lapponia. I turisti già affollano Rovaniemi, nel nord della Finlandia: sulla “città di Babbo Natale” però, oltre il Circolo polare artico, piove e negli ultimi giorni la temperatura ha superato i 10 gradi.

Nel villaggio di Santa Claus, già allestito per Natale, i bambini consegnano le loro letterine sotto l’ombrello aperto e zuppo d’acqua, come a inizio autunno. L’assenza di neve, per la prima volta, impedisce anche alle renne di trainare le slitte con a bordo gli elfi delle saghe scandinave. Nessuna traccia nemmeno delle aurore boreali, che da sempre segnano l’inizio del…

L’inverno è alle porte ma la mappa climatica del mondo segnala che freddo e neve sono un’altra volta in ritardo. In queste ore l’immagine simbolo del surriscaldamento che accelera arriva dalla Lapponia. I turisti già affollano Rovaniemi, nel nord della Finlandia: sulla “città di Babbo Natale” però, oltre il Circolo polare artico, piove e negli ultimi giorni la temperatura ha superato i 10 gradi.

Nel villaggio di Santa Claus, già allestito per Natale, i bambini consegnano le loro letterine sotto l’ombrello aperto e zuppo d’acqua, come a inizio autunno. L’assenza di neve, per la prima volta, impedisce anche alle renne di trainare le slitte con a bordo gli elfi delle saghe scandinave. Nessuna traccia nemmeno delle aurore boreali, che da sempre segnano l’inizio della stagione dominata dal gelo.

Record di caldo in Lapponia

Questo novembre in Lapponia minaccia di stabilire il record del caldo: la cittadina di Utsiok ha appena superato gli 11,1 gradi sopra lo zero, battendo il primato di 11 segnato mezzo secolo fa. Meteorologi e scienziati avvertono che al surriscaldamento si somma ormai un’estrema instabilità delle temperature. La neve, quando finalmente cade, si scioglie presto anche nel pieno dell’inverno. La ripetuta alternanza tra disgelo e rigelo genera il susseguirsi di ristagni d’acqua e rende più spessi gli strati di ghiaccio. Proprio questi minacciano la sopravvivenza degli ultimi branchi selvatici di renne. Un tempo gli animali si nutrivano facilmente di erbe e licheni, protetti da una neve asciutta e leggera. Oggi lo spessore duro del ghiaccio impedisce alle renne di scavare con corna e zoccoli fino a raggiungere il cibo.

Il surriscaldamento ‘accelerato’ dell’Artico

Uno studio pubblicato su Nature ricorda che l’Artico si surriscalda quattro volte più rapidamente rispetto al resto della Terra. La stessa accelerazione investe tutte le terre estreme in alta quota. Anche sulle Alpi, dove gli impianti da sci stanno per inaugurare la stagione delle piste, per ora la neve naturale e il freddo scarseggiano. Solo in alcune località di Francia e Svizzera, sopra i 2500 metri, i fiocchi hanno permesso le prime discese. Lo spettro del caldo, a quota inferiori, frena perfino la produzione di neve programmata: inutile e costoso consumare acqua per imbiancare i caroselli, con la prospettiva di assistere allo scioglimento del manto sparato sui tracciati. L’allarme inverno non risparmia le più iconiche regioni di montagna.

A rischio i ghiacciai della Patagonia

Uno studio pubblicato su Scientific Reports avverte che rischiano di scomparire presto anche i ghiacciai della Patagonia, nel Sud dell’Argentina. In 4500 degli ultimi 6 mila anni, pari al 76% del tempo, sono state le precipitazioni nevose a determinare ritiro e avanzata dei loro fronti. L’arretramento ormai è costante e a innescarlo è unicamente il caldo. Solo se il riscaldamento del clima non superasse 1,5 gradi nel prossimo secolo, la neve invernale potrebbe conservare il ghiaccio: le temperature invece in Patagonia, nei prossimi cinque decenni, sono stimate in aumento di 2,8 gradi. In agonia è la stessa catena himalayana. Tra Pakistan, Nepal, India e Cina il ghiaccio è ormai confinato poco sotto quota 6 mila metri. I nevai dei 14 Ottomila, anche in queste settimane, si sciolgono con una rapidità che i climatologi asiatici definiscono “spaventosa”. La fusione fa esondare torrenti e fiumi a centinaia di chilometri di distanza dalle morene: decine di laghi sono a un passo dal tracimare. Città e villaggi, a valle dei bacini in piena, vivono nell’incubo quotidiano di essere evacuati, o spostati per sempre. Dopo l’Africa anche l’intera Asia, dove la vita dipende dai ghiacciai e dalla neve che i monsoni accumulano sull’Himalaya, distribuendola nelle campagne durante i mesi secchi, fronteggia le prime migrazioni interne innescate dal clima sconvolto. In Europa il cronico ritardo del freddo e l’imprevedibilità della neve impongono l’urgenza di un nuovo modello economico, turistico e sportivo. Nella Lapponia senza fiocchi le renne di Babbo Natale possono volare: sulle Alpi i turisti, prima ancora dell’inverno, non si rassegnano a fare a meno di sciare.

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