Il suo status di rifugiato non può considerarsi definitivamente revocato perché non sono trascorsi i 180 giorni che la legge argentina concede per fare ricorso. Torna in libertà Leonardo Bertulazzi, il 72enne ex brigatista rosso che Buenos Aires aveva arrestato il 29 agosto scorso, dopo quarantaquattro anni di latitanza, di cui venti passati da libero cittadino in Argentina.
Lo ha deciso con due voti favorevoli e uno contrario la seconda Camera federale della Cassazione di Buenos Aires, che ha ordinato l’immediata scarcerazione dell’uomo. Per il giudice estensore Alejandro Slokar, la revoca dello status di rifugiato decretata dal governo dell’ultraliberista Javier Milei non era effettiva il 29 agosto scorso, quando Bertulazzi è stato portato via dal suo appartamento nel quartiere Monserrat di Buenos Aires. In più, ha spiegato, le pronunce che in primo e in secondo grado ne hanno legittimato l’arresto sono zeppe di «affermazioni dogmatiche» e elementi di «assoluta arbitrarietà», soprattutto in relazione al pericolo di fuga. L’ex brigatista in Argentina ha messo radici, «vive con la moglie da oltre vent’anni nella stessa casa di cui è proprietario». Insomma, difficile che si faccia nebbia e sparisca.
Quarant’anni fa il suo nome di battaglia era “Stefano”, era un componente della colonna genovese “Ventotto marzo” delle Br, che il 3 aprile 1977 aveva sequestrato Pietro Costa, ingegnere genovese dell’omonima famiglia di armatori, liberato dopo 81 giorni e un miliardo e mezzo di lire di riscatto. Da quel bottino sarebbero venuti fuori i cinquanta milioni serviti per acquistare l’appartamento romano di via Montalcini 8, diventato il carcere di Aldo Moro.
All’epoca “Stefano” è già dietro le sbarre, nel 1980 riesce a evadere e inizia la sua latitanza. Se ne sa poco. Transita per il Centroamerica, si ferma di certo in Salvador. In Argentina arriva a bordo di una moto l’11 maggio del 2002, con la compagna Erika Köpcke. Insieme attraversano la frontiera a Bariloche, al confine con il Cile, direzione Buenos Aires.
É lì che Bertulazzi viene arrestato per la prima volta. Roma vuol fargli scontare la condanna a 27 anni di carcere per banda armata, sequestro di persona e altri reati rimediata in contumacia più di vent’anni prima. Ma l’Argentina dice no: la legge vieta l’estradizione di chi sia stato condannato in sua assenza. Per lo stesso motivo due anni dopo Bertulazzi ottiene la protezione internazionale che il governo Milei, quasi appena insediato, ha cancellato.
Qualche anno fa, per qualche mese, l’ex br è stato ufficialmente un uomo libero e senza pendenze anche in Italia. Su ricorso del suo avvocato, la corte d’Assise di Genova ha dichiarato prescritto il reato e estinta la pena, ma in secondo grado la sentenza è stata ribaltata. Per i giudici l’arresto del 2002 ha fatto ripartire da zero il cronometro della prescrizione. Così come adesso parte da zero e da un ricorso ancora da discutere il suo futuro in Argentina.