L’accusa è di aver girato un film in Egitto. Di averlo caricato da server egiziani e di averlo promosso, partecipando anche a festival, non nascondendo nessuna di queste circostanze . Un film, tra l’altro, dai risvolti politici: il suo ruolo era quello di un agente dei servizi israeliani che si prendeva gioco delle autorità del Cairo. Per questo ora rischia tre anni di carcere. Sharif Elanain, il pornoattore italo egiziano arresto in Egitto il 9 novembre scorso, resta in carcere. Lo ha deciso il giudice istruttore che ha prolungato la carcerazione preventiva in attesa dell’avvio del processo che non comincerà prima del 2025.
Le condizioni disumane
Il suo avvocato aveva chiesto che potesse essere liberato ma l’istanza è stata rigettata: la pornografia in Egitto è un reato molto grave e nessuno sembra voler fare sconti. Fin qui le brutte notizie per Elanain, nome d’arte Sheri Taliani, che è nato in Egitto ma ha la cittadinanza italiana perché da anni vive in Italia, a Terni. Come ha raccontato Repubblica, il 9 novembre scorso appena atterrato al Cairo insieme con la madre (egiziana) e sua moglie è stato arrestato e portato in carcere. “Mio figlio” aveva detto sua madre, dopo averlo incontrato, “è detenuto in condizioni disumane: può stendersi soltanto 30 minuti al giorno, è una situazione inaccettabile”.
Le accuse
L’avvocato della famiglia, Alessandro Russo, aveva chiesto l’intervento della Farnesina che si era subito mossa seppur in una situazione non facilissima. Elanain ha infatti il doppio passaporto. E quindi è considerato dagli egiziani un loro cittadino. Ciò nonostante – “a riprova anche di una situazione non tesa” fa notare una fonte della Farnesina – martedì è stato permesso al nostro console un incontro in carcere per verificare le condizioni di detenzione. Le accuse sono chiare: si fa riferimento a un film in particolare, quello promosso recentemente dal pornattore che lo vedrebbe protagonista. Il giudice ha disposto una perizia per capire se è stato girato in Egitto (come sembra) e se in Egitto è stato caricato. Ma al di là delle accuse, l’Italia sta lavorando per cercare per trovare una via di uscita ed evitare la detenzione in Egitto dell'uomo: accertate con la visita del console le condizioni di detenzione, che sono assai difficili ma comunque non diverse dal resto della popolazione carceraria egiziana, e soprattutto stabiliti i contatti con il detenuto, pare escluso in questo momento una possibile scarcerazione. L’idea è quella di ottenere un processo nel più breve tempo possibile. E poi puntare a un’espulsione per scontare la pena in Italia. La doppia nazionalità non aiuta ma, al momento, sembra la sola strada che l’Italia può percorrere.