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Plastica, fallisce il summit che puntava a ridurla. I Paesi produttori dicono no ai limiti

(afp)

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I negoziati dell’Onu in Corea del Sud non hanno raggiunto neanche un obiettivo di facciata. L’accusa agli oppositori è di aver abusato del potere di veto. “C’è ancora una grande divergenza di opinioni”
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Sarà ancora plastica libera. Sono falliti i negoziati di Busan, in Corea del Sud, che puntavano a limitare la produzione di questo materiale. Ogni anno ne fabbrichiamo una quantità – 460 milioni di tonnellate – superiore al peso dell’intera umanità che vive sulla Terra (fra 300 e 350 milioni di tonnellate). Almeno 20 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’ambiente ogni anno sotto forma di rifiuti.

I 178 Paesi che hanno partecipato ai negoziati patrocinati dell’Onu non hanno raggiunto neanche gli obiettivi minimi fissati alla vigilia: bandire gli additivi pericolosi (se ne contano 4.200) che vengono aggiunti alle plastiche per dargli caratteristiche diverse e promuovere il riciclo. Quello di Busan, iniziato il 25 novembre, è stato il quinto round di negoziati falliti del 2024. Al momento non ne è previsto un altro.

Il limite alla produzione

I negoziati si sono concentrati su un testo portato avanti da Panama. Non prevedeva un limite preciso per la produzione annuale di plasti…

Sarà ancora plastica libera. Sono falliti i negoziati di Busan, in Corea del Sud, che puntavano a limitare la produzione di questo materiale. Ogni anno ne fabbrichiamo una quantità – 460 milioni di tonnellate – superiore al peso dell’intera umanità che vive sulla Terra (fra 300 e 350 milioni di tonnellate). Almeno 20 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’ambiente ogni anno sotto forma di rifiuti.

I 178 Paesi che hanno partecipato ai negoziati patrocinati dell’Onu non hanno raggiunto neanche gli obiettivi minimi fissati alla vigilia: bandire gli additivi pericolosi (se ne contano 4.200) che vengono aggiunti alle plastiche per dargli caratteristiche diverse e promuovere il riciclo. Quello di Busan, iniziato il 25 novembre, è stato il quinto round di negoziati falliti del 2024. Al momento non ne è previsto un altro.

Il limite alla produzione

I negoziati si sono concentrati su un testo portato avanti da Panama. Non prevedeva un limite preciso per la produzione annuale di plastica. Conveniva però che di questo limite c’è bisogno, e spostava a un negoziato successivo la sua quantificazione. Un centinaio di Paesi si è aggregato attorno al testo, ma non è bastato per raggiungere un accordo complessivo.

“È chiaro che c’è ancora una divergenza di opinioni persistente” ha riconosciuto Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma Ambiente delle Nazioni Unite, che pure alla vigilia dei negoziati aveva avvertito: “Il fallimento non è un’opzione”.

I Paesi oppositori

I Paesi produttori di plastica (che in buona parte coincidono con i produttori di petrolio) sono stati accusati di aver messo i bastoni fra le ruote alle trattative. “Non c’è mai stato alcun consenso” ha tagliato corto il delegato dell’Arabia Saudita, uno dei principali produttori di plastica e oppositori di un limite alla quantità fabbricabile.

Le sessioni si sono svolte quasi sempre a porte chiuse. Un delegato anonimo, citato dalla France Presse, ha parlato di discussioni lunghissime, protratte fino alle ore piccole, incapaci di far fare il minimo progresso al testo base. I paesi produttori avrebbero abusato del loro potere di veto.

Fra i più sconsolati ieri c’era l’ambasciatore dell’Ecuador Luis Vayas Valdivieso, chiamato a presiedere i negoziati: “Molti punti critici ci hanno sempre impedito di raggiungere un accordo generale. Le questioni irrisolte restano spinose e per dirimerle in modo efficace servirà più tempo”.

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