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RepIdee, con Golino, Trinca e Rohrwacher l'orgoglio delle donne. "Ma ora non torniamo indietro"

Sipario alzato sulle "Cronache di SottoMissione", il reading del movimento DissensoComune sulle violenze subite e la ribellione. Il Teatro Comunale pieno di spettatori colpiti dai primi minuti di un incontro che doveva colpire duro
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Orgoglio di essere donna e insieme il timore di tornare indietro, di dover nuovamente coprirsi di un velo e conformarsi. I buoni esempi, come il nuovo governo spagnolo che ha undici donne nei ruoli di maggiore peso e sei uomini nell'esecutivo, e insieme il dato di solo il 2 per cento di registe donne. La differenza di status tra le parole femminili e maschili, con loro, i maschi, che godono ancora di una sorta di irreprensibilità di rito.

La parola, che conta moltissimo, "mi ha massacrato di botte ma mi diceva che mi voleva bene". Il coraggio di Asia Argento, la capofila delle attrici italiane che hanno rotto il silenzio sulle molestie sessuali che però è una strada che rischia nuovamente di diventare stretta: a differenza della deflagrazione esplosa in Usa intorno al movimento #metoo, qui l'opinione pubblica non l'ha supportata come avrebbe dovuto, "lei è stata più attaccata che sostenuta, anche se nei centri antiviolenza…
Orgoglio di essere donna e insieme il timore di tornare indietro, di dover nuovamente coprirsi di un velo e conformarsi. I buoni esempi, come il nuovo governo spagnolo che ha undici donne nei ruoli di maggiore peso e sei uomini nell'esecutivo, e insieme il dato di solo il 2 per cento di registe donne. La differenza di status tra le parole femminili e maschili, con loro, i maschi, che godono ancora di una sorta di irreprensibilità di rito.

La parola, che conta moltissimo, "mi ha massacrato di botte ma mi diceva che mi voleva bene". Il coraggio di Asia Argento, la capofila delle attrici italiane che hanno rotto il silenzio sulle molestie sessuali che però è una strada che rischia nuovamente di diventare stretta: a differenza della deflagrazione esplosa in Usa intorno al movimento #metoo, qui l'opinione pubblica non l'ha supportata come avrebbe dovuto, "lei è stata più attaccata che sostenuta, anche se nei centri antiviolenza dove sono andata a parlare, loro, le donne abusate, tifavano tutte per lei", così ha raccontato la giornalista di Repubblica Maria Novella De Luca. 


Sipario alzato a Repubblica delle Idee sulle "Cronache di SottoMissione", il reading del movimento DissensoComune sulle donne, sulle violenze subite e la loro ribellione, con il teatro Comunale pieno di spettatori rimasti muti, agghiacciati dai primi minuti di un incontro che doveva colpire duro. L'appuntamento si apre con dei pugni alle coscienze, la lettura di Valeria Golino, Alba Rohrwacher e Jasmine Trinca, tre tra le attrici italiane che hanno firmato la lettera manifesto DissensoComune dopo la nascita del movimento #MeToo, di testi di storie vere di violenze sessuali: "Mi ricordo le botte, mi ricordo quando mi ha appesa alla tromba delle scale". "Quel poliziotto quando gli ho denunciato cosa ho subìto, ha giudicato il racconto imbarazzante". E le bruciature di sigarette sui seni, le coltellate, le lamette sul viso. Gli schiaffi davanti ai figli.

Un concentrato di orrori quotidiani che esce dai faldoni delle denunce e dalle voci delle attrici che con freddezza crudele le mettono in piazza, le svelano senza pudori. E poi ancora, la storia di Anna Maria, 13 anni, picchiata e stuprata in paesino della Calabria, e ancora oggi chiamata puttana, che ha avuto il coraggio di denunciare il branco solo quando le hanno chiesto il sacrificio della sorella minore. E un'altra donna che ha trovato il coraggio di scagliarsi contro il suo stupratore solo dopo quarant'anni. Sono solo alcune delle parole arrivate da questa performance che non ha niente di letterario, cronache di violenza come un trattato di polizia.

Dopo, ripreso il fiato, ne hanno parlato in un dibattito la sceneggiatrice Francesca Manieri, la filosofa (ed ex politica, "sì, sono scappata dal parlamento") Michela Marzano, le  giornaliste Ida Dominijanni e Maria Novella De Luca, coordinate da Stefania Aloia, caporedattore vicario di Repubblica.

Dominijanni si è soffermata sull'accusa che ancora ricorre contro le donne, quella "di essere complici del sistema di interconnessione su denaro, potere e sesso. E basta con la differenza di status tra le parole femminili e maschili. Con la crisi del paterno e l'evaporazione della figura del padre fa tutto parte di questo fenomeno"."La parola a noi che facciamo questo mestiere ci riguarda molto" ha spiegato Maria Novella De Luca di Repubblica, "nei giorni successi al caso Weinstein io intervistai una delle accusatrici del famoso caso Brizzi. Una delle giovani donne che è stata accusata di volersi fare pubblicità solo perché andava agli appuntamenti in minigonna, con la società italiana ancora non riesce ad accettare che la molestia sia un sistema di sopraffazione. E poi casi assurdi come lo stupro di una ragazzina di Montalto di Castro i cui aggressori, tutti minorenni, furono affidati ai servizi sociali che avevano sede di fronte a casa sua. Marzano: "Dopo aver ascoltato le parole del reading, voglio fare un piccolo passo indietro. Noi per tanti secoli ci siamo trovati di fronte persone che non hanno rispettato altre persone, se non portiamo rispetto all'altra persona di fronte a noi, impediamo al relazionale di potersi organizzare. Ogni volta che c'è violenza dimentichiamo che davanti a noi c'è una persona". Cita Kant la filosofa e sottolinea che le persone non hanno mai un prezzo ma una dignità. Specificando però che "#metoo in Italia ha coinvolto meno di quanto sia successo in Usa". E Montesquieu che, parlando del potere, scrisse: "'Ogni essere umano che ha potere è portato ad abusarne'. Occorre quindi che un altro potere lo limiti. Occorre rispetto, che fa da barriera, il valore dell'altra persona è tanto quanto il mio valore", ancora Marzano. Ida Dominijanni parla alle donne a cui, tendenzialmente, "viene chiesto di abbozzare, non soltanto nei paesini ma anche nel cosiddetto mainstream culturale, dalle università ai mass media".

"Dire basta in Italia  lo possono dire tutte le donne o solo quelle famose e riconoscibili?" chiede Aloia. "No assolutamente, non tutte hanno voce - dice De Luca -. In Italia una donna su due non lavora, le donne sono tornate a casa, guadagnano meno, le scuole a tempo pieno sono sempre meno, nel sud gli asili sono pochi. Le madri hanno di nuovo i figli a casa. La risposta è no". E ancora Marzano: "Adesso dove sono finite le donne nei partiti? Io vedo un grande tornare indietro, una voce maschile che riprende forza per farci tornare indietro", si domanda, con Dominijanni che prova a rassicurarla: "Sì ci sono, c'è un grande movimento "Nonunadimeno" e se poi la loro voce è flebile e forse anche perché i partiti sono flebili".