NEL 2011, quando il comitato norvegese per il premio Nobel per la Pace le attribuì il più prestigioso riconoscimento internazionale del mondo, Tawakkul Karman divenne il simbolo dei milioni di persone che, nel mondo arabo, lottavano in nome di diritti civili che, a lungo, sembravano non appartenere a quella regione. Giovane giornalista da tempo impegnata in un duro braccio di ferro con il regime che da trenta anni controllava il suo paese, lo Yemen, tradizionalista ma non estremista, madre di due figli ma non per questo relegata in casa o sottomessa, Karman con il suo sorriso e le sue parole conquistò il mondo: sembrava che nulla, a lei e a quelli come lei, fosse precluso.
Da quelle giornate sono passati quattro anni: lo Yemen è prigioniero di una guerra che ha già fatto migliaia di morti e di sfollati. L'intera regione è in preda a sanguinose convulsioni: da esse, è chiaro, sorgerà un nuovo Medio Oriente, diverso da quello che per decenni abbiamo conosciuto. Quale aspetto avrà, chi saranno gli interlocutori chiave e soprattutto quale tipo di rapporti - pacifici, militari, di sotterranea guerriglia - tesseranno fra loro è la domanda che gli studiosi di tutto il mondo si pongono da mesi.
Il confronto fra la Premio Nobel per la Pace - impegnata in prima persona per mettere fine della crisi nel suo paese e vocale oppositrice della crescente influenza iraniana nella regione - e Bernardo Valli, storico inviato de La Repubblica e profondo conoscitore del mondo arabo e musulmano, cercherà di rispondere ad alcuni di questi interrogativi.
Valli spiegherà le mutevoli alleanze dell'area, le confluenze e gli scontri che, più che su motivi puramente ideologici, si disegnano in base alle diverse aree di crisi e alla posizione dei diversi paesi in esse: l'alleanza silenziosa fra l'Arabia Saudita e Israele contro l'Iran, l'ambigua politica di Teheran sulla Siria, la partita multipla degli Hezbollah, impegnati sul fronte siriano, su quello israeliano e in patria. E su tutto, il ruolo degli Stati Uniti, dell'Unione europea e della Russia. Karman porterà il contributo del suo impegno personale e la testimonianza di chi, nel profumo dei gelsomini tunisini, ha creduto fino in fondo. E non si arrende neanche ora che sembra superato.
Da quelle giornate sono passati quattro anni: lo Yemen è prigioniero di una guerra che ha già fatto migliaia di morti e di sfollati. L'intera regione è in preda a sanguinose convulsioni: da esse, è chiaro, sorgerà un nuovo Medio Oriente, diverso da quello che per decenni abbiamo conosciuto. Quale aspetto avrà, chi saranno gli interlocutori chiave e soprattutto quale tipo di rapporti - pacifici, militari, di sotterranea guerriglia - tesseranno fra loro è la domanda che gli studiosi di tutto il mondo si pongono da mesi.
Il confronto fra la Premio Nobel per la Pace - impegnata in prima persona per mettere fine della crisi nel suo paese e vocale oppositrice della crescente influenza iraniana nella regione - e Bernardo Valli, storico inviato de La Repubblica e profondo conoscitore del mondo arabo e musulmano, cercherà di rispondere ad alcuni di questi interrogativi.
Valli spiegherà le mutevoli alleanze dell'area, le confluenze e gli scontri che, più che su motivi puramente ideologici, si disegnano in base alle diverse aree di crisi e alla posizione dei diversi paesi in esse: l'alleanza silenziosa fra l'Arabia Saudita e Israele contro l'Iran, l'ambigua politica di Teheran sulla Siria, la partita multipla degli Hezbollah, impegnati sul fronte siriano, su quello israeliano e in patria. E su tutto, il ruolo degli Stati Uniti, dell'Unione europea e della Russia. Karman porterà il contributo del suo impegno personale e la testimonianza di chi, nel profumo dei gelsomini tunisini, ha creduto fino in fondo. E non si arrende neanche ora che sembra superato.