Ci sono poche città che possono vantare una identità culturale forte, definita, importante come Napoli, una lingua e una tradizione riconoscibili e sopravvissute negli anni, ma insieme rinnovate e cambiate: motivo per cui sono molte le attenzioni che gli artisti hanno rivolto e continuano a rivolgere a Napoli.
Proprio su questo tema molte cose interessanti si ascolteranno in uno degli incontri più attesi del Festival delle idee di Repubblca: sabato alle 22.30 al Teatro San Carlo, John Turturro e Toni Servillo dialogheranno insieme, accompagnati dal giornalista Antonio Gnoli. Quasi coetanei (57 anni il primo, 55 il secondo) Turturro e Servillo sono due voci attente, competenti e partecipi perché Napoli è per entrambi la radice da cui sono partiti o a cui tornare. Newyorchese, di origini italoamericane, attualmente è in Italia sul set del nuovo film di Marco Pontecorvo Tempo instabile con probabili schiarite, Turturro due anni fa portò alla Mostra di Venezia, uno dei più affettuosi e disciplinati omaggi a Napoli. In Passione, documentario dove la Napoli dei vicoli si confonde con il commento musicale della città, da Sergio Bruni, Fernando De Lucia a Massimo Ranieri e Enrico Caruso, Peppe Barra, Turturro ripercorre le proprie radici culturali in un ritratto limpido della tradizione partenopea.
Diverso lo sguardo di Toni Servillo, che oggi conosciamo nella sua maturità di interprete notevolissimo, di attore da Oscar (La grande bellezza il film di Sorrentino è stato il suo ultimo lavoro nel cinema), ma che trent'anni fa è partito proprio da Napoli incarnandone lo spirito creativo coraggioso, innovativo, meno consolatorio; cogliendo, prima attraverso la sua compagnia Teatro Studio di Caserta, poi con i Teatri Uniti di Napoli, nelle variazioni dalla linea il modo di continuare la tradizione, che sia il teatro di Eduardo come nel suo ultimo spettacolo Le voci di dentro (per cui ha vinto il Premio della Critica) o i versi di un poeta napoletano contemporaneo "fuori canone" come Mimmo Borrelli. Ecco, insieme Turturro e Servillo parleranno di tradizione e innovazione e del loro viaggio dentro Napoli, andata e ritorno.
Proprio su questo tema molte cose interessanti si ascolteranno in uno degli incontri più attesi del Festival delle idee di Repubblca: sabato alle 22.30 al Teatro San Carlo, John Turturro e Toni Servillo dialogheranno insieme, accompagnati dal giornalista Antonio Gnoli. Quasi coetanei (57 anni il primo, 55 il secondo) Turturro e Servillo sono due voci attente, competenti e partecipi perché Napoli è per entrambi la radice da cui sono partiti o a cui tornare. Newyorchese, di origini italoamericane, attualmente è in Italia sul set del nuovo film di Marco Pontecorvo Tempo instabile con probabili schiarite, Turturro due anni fa portò alla Mostra di Venezia, uno dei più affettuosi e disciplinati omaggi a Napoli. In Passione, documentario dove la Napoli dei vicoli si confonde con il commento musicale della città, da Sergio Bruni, Fernando De Lucia a Massimo Ranieri e Enrico Caruso, Peppe Barra, Turturro ripercorre le proprie radici culturali in un ritratto limpido della tradizione partenopea.
Diverso lo sguardo di Toni Servillo, che oggi conosciamo nella sua maturità di interprete notevolissimo, di attore da Oscar (La grande bellezza il film di Sorrentino è stato il suo ultimo lavoro nel cinema), ma che trent'anni fa è partito proprio da Napoli incarnandone lo spirito creativo coraggioso, innovativo, meno consolatorio; cogliendo, prima attraverso la sua compagnia Teatro Studio di Caserta, poi con i Teatri Uniti di Napoli, nelle variazioni dalla linea il modo di continuare la tradizione, che sia il teatro di Eduardo come nel suo ultimo spettacolo Le voci di dentro (per cui ha vinto il Premio della Critica) o i versi di un poeta napoletano contemporaneo "fuori canone" come Mimmo Borrelli. Ecco, insieme Turturro e Servillo parleranno di tradizione e innovazione e del loro viaggio dentro Napoli, andata e ritorno.