Polis

FINI-GIOVANARDI, LA BOCCIATURA

Quelle leggi ideologiche che fanno male al Paese

Ancora una volta è dovuta intervenire la Consulta a ricordarci quanto purtroppo la politica di questi anni sia stata incapace e dannosa proprio nella sua più alta proiezione istituzionale
di GIANLUIGI PELLEGRINO

2 minuti di lettura
A una a una ci liberiamo delle scorie velenose di un ventennio devastante. Della sua legislazione abusiva. Porcellum, norme ad personam, a servizio del padrone, di uno slogan, di una dottrina o un'ossessione. In danno del paese e dei suoi cittadini. Abusare di vino o di vodka, di sigarette o spinelli è una violenza contro se stessi, un cupio dissolvi che nessuno si sognerebbe di incentivare e reclamizzare. Ma, come sanno anche le pietre, criminalizzare le droghe leggere realizza il capolavoro di conseguire insieme più risultati.

Crescita  esponenziale del mercato illegale e delle mafie, ingolfamento di tribunali e carceri, consegna al circuito criminale di masse di giovani, un aumento dell'uso di stupefacenti solleticato dal fascino caldo e perverso della clandestinità. Se qualifichiamo "complici" chi vende morte spacciando eroina e chi fuma una canna in compagnia, il crimine non si combatte ma si genera. Il cerchio si chiude (ma forse si spiega) con la conseguente periodica pretesa di amnistia per i delinquenti veri, colletti bianchi, corrotti e corruttori, concussi e concussori.

Ancora una volta è dovuta intervenire la Corte costituzionale a porre rimedio. E a ricordarci quanto purtroppo la politica di questi anni sia stata incapace e dannosa proprio nella sua più alta proiezione istituzionale che è la funzione legislativa. Così come ha dovuto cassare l'inaccettabile Porcellum che altrimenti sarebbe rimasto lì per sempre, la Consulta oggi, semplicemente applicando la Costituzione, e spazzando via una norma assurda, garantisce la più razionale, equilibrata ed efficace misura svuotacarceri mentre anche qui in Parlamento si balbetta.

Niente però avviene per caso. Abbiamo assistito ad una progressiva rottura del principio di rappresentanza culminata con la "legge porcata" che non a caso, in quella legislatura che moriva, veniva varata negli stessi giorni della Giovanardi, approvata per servire l'ossessione ideologica dell'allora fedelissimo del Cavaliere. Parlamentari ormai sotto ricatto del potere di nomina ebbero così l'impudenza di inserire la criminalizzazione delle droghe leggere in un decreto sulle Olimpiadi invernali. Ora l'ex ministro grida che la Consulta farebbe politica. Ma, così come allora, Giovanardi non sa di che parla. La Corte ha fatto semplicemente applicazione di un suo ribadito insegnamento (decisioni 22 del 2012, 32 e 237 del 2013), fondato su un principio basilare del nostro ordinamento, ricordato anche in numerosi messaggi di Ciampi e di Napolitano. Utilizzare la conversione di decreti per inserire norme "intruse" è il tradimento sostanziale della funzione del parlamento, perché genera una legislazione di "soppiatto", sfuggendo non solo al principio di rappresentanza ma anche a quello di responsabilità.

Il che tra l'altro ci ricorda quanto giusta fosse nel merito costituzionale la recente critica per la misura su Bankitalia appiccicata al decreto Imu, ma pure quanto miope sia stato trasformarla in violenta gazzarra. Se poi la legislazione di soppiatto è puramente ideologica come la legge Giovanardi, la torsione va al di là del singolo provvedimento perché vuol transitarci bendati sulle spire dello Stato etico, che impone con legge costumi e dottrina. Come del resto si tentò di fare sul "fine vita" con goffa esibizione di servilismo verso presunte aspettative curiali speculando sulle spoglie martoriate della povera Englaro. "Assassini! " gridò un Quagliariello invasato. Anche quest'abisso abbiamo conosciuto. Ma non sarà mai una nuova stagione se non tornerà con una decente legge elettorale, un consapevole principio di rappresentanza e la decisione responsabile della politica.
I commenti dei lettori