Le guerre vanno preparate per tempo, studiando le eventuali mosse dell'avversario e tutte le necessarie contromisure. Per questo, nell'astruso linguaggio finanziario per soli addetti ai lavori, Mosca sta allestendo già da adesso quella che sarà l'ennesima "guerra di Capodanno". "Guerra del gas", per usare il classico linguaggio da titoli di giornale, che avrà due obiettivi precisi: da un lato colpire direttamente l'ex repubblica sovietica dell'Ucraina per piegarla sempre di più all'influenza del Cremlino e, dall'altro, punire l'Europa che da qualche tempo a questa parte sta cercando di liberarsi dalla dipendenza energetica da Mosca.
La prima mossa della guerra che sarà, è arrivata ieri mattina quando il consiglio di amministrazione di Gazprom, l'ente di Stato russo deputato alla commercializzazione del gas, ha deciso alcuni tagli di spesa. Tagli inevitabili visto il calo di fatturato notevole degli ultimi due anni con conseguenti lamentele di Putin e perdita di potere di Gazprom all'interno dei misteriosi equilibri di potere russi.
Il fatto è che Gazprom ha deciso di non utilizzare più dall'inverno prossimo i depositi sotterranei di gas che si trovano in territorio ucraino. Si tratta di 13 vastissimi contenitori che hanno una capacità complessiva di 32 miliardi di metri cubi di gas. Un bel risparmio per Mosca e una notevole perdita immediata per Kiev che, grazie al canone dovuto dai russi al governo ucraino, riusciva a pagarsi gran parte del gas da riscaldamento invernale.
Ma non è finita qui. Senza la disponibilità dei depositi ucraini è quasi matematicamente dimostrabile che la Russia non sarà in grado di soddisfare tutte le richieste dei clienti europei (Italia compresa) soprattutto se l'inverno dovesse risultare particolarmente rigido. La cosa dovrebbe portare automaticamente a un'asta tra i paesi compratori assillati dalla urgenza con inevitabili rialzi dei prezzi che finirebbero per infierire sulla giù preoccupante crisi economica generale. Il resto è già stato visto anni fa: rincari delle bollette, razionamenti dei riscaldamenti, panico nei paesi più poveri e l'inevitabile titolo: "La guerra del gas".
Il ricatto energetico è ormai un'arma usata spessissimo dal Cremlino. Putin sa bene che l'Europa cerca di rendersi sempre più autonoma. Ha visto i profitti di Gazprom calare a favore di nuovi fornitori come la Norvegia, la Libia e l'Algeria. Soprattutto ha assistito con rabbia alle tante rivendicazioni degli europei (anche l'Eni italiana) che hanno messo in discussione l'esattezza dei prezzi praticati da Gazprom. Proprio l'altra settimana un tribunale arbitrale di Vienna ha condannato il colosso russo a restituire alla Rwe tedesca 400 milioni di dollari. Ma la raffica di sentenze sfavorevoli a Mosca ha creato un debito complessivo di almeno 7 miliardi di dollari nel giro di pochi mesi.
Un disastro dal quale Putin vuole uscire a tutti i costi. Ed ecco che si prepara a colpire già ai primi giorni dell'inverno. Le quantità di gas da vendere all'Europa saranno ridotte, il panico alto e i prezzi verranno decisi sbrigativamente e senza nessun riguardo. La guerra del gas, appunto.
La prima mossa della guerra che sarà, è arrivata ieri mattina quando il consiglio di amministrazione di Gazprom, l'ente di Stato russo deputato alla commercializzazione del gas, ha deciso alcuni tagli di spesa. Tagli inevitabili visto il calo di fatturato notevole degli ultimi due anni con conseguenti lamentele di Putin e perdita di potere di Gazprom all'interno dei misteriosi equilibri di potere russi.
Il fatto è che Gazprom ha deciso di non utilizzare più dall'inverno prossimo i depositi sotterranei di gas che si trovano in territorio ucraino. Si tratta di 13 vastissimi contenitori che hanno una capacità complessiva di 32 miliardi di metri cubi di gas. Un bel risparmio per Mosca e una notevole perdita immediata per Kiev che, grazie al canone dovuto dai russi al governo ucraino, riusciva a pagarsi gran parte del gas da riscaldamento invernale.
Ma non è finita qui. Senza la disponibilità dei depositi ucraini è quasi matematicamente dimostrabile che la Russia non sarà in grado di soddisfare tutte le richieste dei clienti europei (Italia compresa) soprattutto se l'inverno dovesse risultare particolarmente rigido. La cosa dovrebbe portare automaticamente a un'asta tra i paesi compratori assillati dalla urgenza con inevitabili rialzi dei prezzi che finirebbero per infierire sulla giù preoccupante crisi economica generale. Il resto è già stato visto anni fa: rincari delle bollette, razionamenti dei riscaldamenti, panico nei paesi più poveri e l'inevitabile titolo: "La guerra del gas".
Il ricatto energetico è ormai un'arma usata spessissimo dal Cremlino. Putin sa bene che l'Europa cerca di rendersi sempre più autonoma. Ha visto i profitti di Gazprom calare a favore di nuovi fornitori come la Norvegia, la Libia e l'Algeria. Soprattutto ha assistito con rabbia alle tante rivendicazioni degli europei (anche l'Eni italiana) che hanno messo in discussione l'esattezza dei prezzi praticati da Gazprom. Proprio l'altra settimana un tribunale arbitrale di Vienna ha condannato il colosso russo a restituire alla Rwe tedesca 400 milioni di dollari. Ma la raffica di sentenze sfavorevoli a Mosca ha creato un debito complessivo di almeno 7 miliardi di dollari nel giro di pochi mesi.
Un disastro dal quale Putin vuole uscire a tutti i costi. Ed ecco che si prepara a colpire già ai primi giorni dell'inverno. Le quantità di gas da vendere all'Europa saranno ridotte, il panico alto e i prezzi verranno decisi sbrigativamente e senza nessun riguardo. La guerra del gas, appunto.