All'inizio era il modem, universale produttore di sbadigli per la lentezza delle connessioni. Ma erano sbadigli uguali per tutti. Oggi, nemmeno tanti anni dopo, a lasciare gli schermi bianchi, o magari con l'odiosa scritta "Loading...", sono gli intoppi sulle linee Adsl, i problemi sulle grandi dorsali, i guai delle centraline di città. Però finora una connessione zoppicante imponeva una calma degna di monaci zen a tutti e nello stesso modo, il portale di Amazon impiegava secoli a caricarsi esattamente come la pagina del libraio all'angolo, il sito della Bbc come quello della scuola elementare di quartiere. Ma c'è chi crede che non sia giusto, come Noelle Kroes, commissario europeo responsabile per le Tecnologie.
Nei mesi scorsi l'olandese Kroes aveva sottolineato come i rallentamenti della rete fossero un problema per tutti. La soluzione trovata, però, sembra quella di "ridistribuire" la portata della banda, permettendo ai fornitori di accesso di siglare contratti che regolino non solo la quantità dei dati trasportati, ma anche la qualità del trasferimento. In altre parole, denuncia in prima pagina il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, basta che un gigante come Google usi il suo peso per ottenere un trattamento speciale, e d'improvviso i suoi dati verranno trasferiti in modo più rapido. Inutile dire che questo provocherebbe una sorta di "gerarchia" delle informazioni, per cui quelle di Google potrebbero avere un vantaggio sulle altre, con tutte le conseguenze del caso sulla concorrenza nel commercio on line. Sembra anche plausibile che la distribuzione "mirata" della banda finisca anche per danneggiare gli utenti "di seconda classe", che quindi si troverebbero connessioni più lente quando vengono richieste connessioni ai server dei clienti privilegiati (nel caso di Google, praticamente sempre).
Ovviamente, non tutti nella commissione europea sono "tifosi" delle grandi aziende informatiche. Curiosamente, il giornale tedesco compare in edicola nello stesso giorno in cui la commissione europea bacchetta Google, perché il gigante di Mountain View non rispetterebbe le regole della concorrenza. Comunque sia, l'ipotesi di una rete a due velocità, voluta dalla Kroes, non è piaciuta al liberale Philipp Roesler, ministro federale dell'Economia e personaggio in rapida crescita nella Fdp. Il ministro aveva già preparato un provvedimento che vieta ai fornitori di accesso una "valutazione" dei contenuti trasmessi sui loro cavi, che quindi va in diretto conflitto con la proposta della commissaria Ue.
Secondo i fornitori di accesso, il nuovo modello di business suggerito dalla commissaria Ue potrebbe permettere quanto meno la sopravvivenza della rete così com'è visto che fra giochi on line e contenuti multimediali in streaming, cresce in modo esponenziale la richiesta di trasferimento di dati più "pesanti".
Ma l'idea di una "corsia privilegiata" per i grandi investitori non ha convinto nemmeno i protagonisti della militanza informatica, che vedono in pericolo la neutralità del mezzo. Insomma, la selezione finanziaria arriverebbe a colpire dove la censura politica non arriva. E per chi conosce la Rete come strumento di libertà, l'ipotesi che solo chi paga bene possa diffondere le sue idee sembra davvero inaccettabile.
Nei mesi scorsi l'olandese Kroes aveva sottolineato come i rallentamenti della rete fossero un problema per tutti. La soluzione trovata, però, sembra quella di "ridistribuire" la portata della banda, permettendo ai fornitori di accesso di siglare contratti che regolino non solo la quantità dei dati trasportati, ma anche la qualità del trasferimento. In altre parole, denuncia in prima pagina il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, basta che un gigante come Google usi il suo peso per ottenere un trattamento speciale, e d'improvviso i suoi dati verranno trasferiti in modo più rapido. Inutile dire che questo provocherebbe una sorta di "gerarchia" delle informazioni, per cui quelle di Google potrebbero avere un vantaggio sulle altre, con tutte le conseguenze del caso sulla concorrenza nel commercio on line. Sembra anche plausibile che la distribuzione "mirata" della banda finisca anche per danneggiare gli utenti "di seconda classe", che quindi si troverebbero connessioni più lente quando vengono richieste connessioni ai server dei clienti privilegiati (nel caso di Google, praticamente sempre).
Ovviamente, non tutti nella commissione europea sono "tifosi" delle grandi aziende informatiche. Curiosamente, il giornale tedesco compare in edicola nello stesso giorno in cui la commissione europea bacchetta Google, perché il gigante di Mountain View non rispetterebbe le regole della concorrenza. Comunque sia, l'ipotesi di una rete a due velocità, voluta dalla Kroes, non è piaciuta al liberale Philipp Roesler, ministro federale dell'Economia e personaggio in rapida crescita nella Fdp. Il ministro aveva già preparato un provvedimento che vieta ai fornitori di accesso una "valutazione" dei contenuti trasmessi sui loro cavi, che quindi va in diretto conflitto con la proposta della commissaria Ue.
Secondo i fornitori di accesso, il nuovo modello di business suggerito dalla commissaria Ue potrebbe permettere quanto meno la sopravvivenza della rete così com'è visto che fra giochi on line e contenuti multimediali in streaming, cresce in modo esponenziale la richiesta di trasferimento di dati più "pesanti".
Ma l'idea di una "corsia privilegiata" per i grandi investitori non ha convinto nemmeno i protagonisti della militanza informatica, che vedono in pericolo la neutralità del mezzo. Insomma, la selezione finanziaria arriverebbe a colpire dove la censura politica non arriva. E per chi conosce la Rete come strumento di libertà, l'ipotesi che solo chi paga bene possa diffondere le sue idee sembra davvero inaccettabile.