La voglia di pace
cresce in Israele
di FRANCESCO MIMMO
Cresce la voglia di pace tra gli israeliani. Almeno stando agli ultimi sondaggi che indicano in un 55 per cento la fetta di popolazione pronta ad appoggiare un qualsiasi piano venga proposto dal governo d'Israele per arrivare a un accordo con i palestinesi. I dati sono stati presentati dal quotidiano Haaretz, quando mancano pochi giorni alla ripresa di nuovi negoziati. L'avvio di un nuovo round di colloqui è stato annunciato venerdì scorso dal segretario di Stato Usa, John Kerry. Israele ha proposto la liberazione di alcuni detenuti palestinesi come primo atto di distensione. E oggi è arrivata anche la data per il primo incontro tra i negoziatori americani, israeliani e palestinesi: il 30 luglio a Washington (ne ha parlato il ministro israeliano per lo Sviluppo durante un incontro in Giordania, anche se la conferma ufficiale da parte palestinese ancora non è arrivata).
Non c'è ancora nemmeno una bozza su cui discutere, eppure le polemiche sono gi&agra…
Non c'è ancora nemmeno una bozza su cui discutere, eppure le polemiche sono gi&agra…
Cresce la voglia di pace tra gli israeliani. Almeno stando agli ultimi sondaggi che indicano in un 55 per cento la fetta di popolazione pronta ad appoggiare un qualsiasi piano venga proposto dal governo d'Israele per arrivare a un accordo con i palestinesi. I dati sono stati presentati dal quotidiano Haaretz, quando mancano pochi giorni alla ripresa di nuovi negoziati. L'avvio di un nuovo round di colloqui è stato annunciato venerdì scorso dal segretario di Stato Usa, John Kerry. Israele ha proposto la liberazione di alcuni detenuti palestinesi come primo atto di distensione. E oggi è arrivata anche la data per il primo incontro tra i negoziatori americani, israeliani e palestinesi: il 30 luglio a Washington (ne ha parlato il ministro israeliano per lo Sviluppo durante un incontro in Giordania, anche se la conferma ufficiale da parte palestinese ancora non è arrivata).
Non c'è ancora nemmeno una bozza su cui discutere, eppure le polemiche sono già partite. La maggioranza di destra al governo in Israele si è spaccata. All'interno del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, è già nata la fronda di chi si oppone alla decisione sui prigionieri: non si può liberare chi ha le mani macchiate di sangue, dicono. Altri all'interno della coalizione di governo minacciano di lasciare la maggioranza se si dovesse arrivare a un congelamento degli insediamenti nei Territori o peggio a una "cessione" di terreno. Netanyahu ha, dunque, già il suo bel da fare ancora prima di sedersi a un tavolo con i palestinesi. Tanto che ha manifestato l'intenzione di sottoporre a un referendum un'eventuale bozza di accordo, e qualsiasi decisione venga presa sui Territori, da "offrire" poi nel negoziato.
Ed è su questo referendum che Haaretz ha interrogato gli israeliani. Con risultati inequivocabili, secondo questo primo sondaggio condotto dall'Università di Tel Aviv per il quotidiano. La domanda era chiara: se Netanyahu raggiunge un accordo di pace con i palestinesi e indice un referendum voteresti a favore o contro? Il 39% si è espresso per il sì, il 16% per un sì molto probabile. Solo il 20% voterebbe contro, con un restante 25% di indecisi. È solo un prima indicazione, ancora vaga, eppure netta: oltre metà degli israeliani è già sicura di votare sì a un accordo con i palestinesi, ancora prima di conoscerne i dettagli. Una voglia di pace che la politica israeliana, a destra, sembra aver dimenticato.
Non c'è ancora nemmeno una bozza su cui discutere, eppure le polemiche sono già partite. La maggioranza di destra al governo in Israele si è spaccata. All'interno del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, è già nata la fronda di chi si oppone alla decisione sui prigionieri: non si può liberare chi ha le mani macchiate di sangue, dicono. Altri all'interno della coalizione di governo minacciano di lasciare la maggioranza se si dovesse arrivare a un congelamento degli insediamenti nei Territori o peggio a una "cessione" di terreno. Netanyahu ha, dunque, già il suo bel da fare ancora prima di sedersi a un tavolo con i palestinesi. Tanto che ha manifestato l'intenzione di sottoporre a un referendum un'eventuale bozza di accordo, e qualsiasi decisione venga presa sui Territori, da "offrire" poi nel negoziato.
Ed è su questo referendum che Haaretz ha interrogato gli israeliani. Con risultati inequivocabili, secondo questo primo sondaggio condotto dall'Università di Tel Aviv per il quotidiano. La domanda era chiara: se Netanyahu raggiunge un accordo di pace con i palestinesi e indice un referendum voteresti a favore o contro? Il 39% si è espresso per il sì, il 16% per un sì molto probabile. Solo il 20% voterebbe contro, con un restante 25% di indecisi. È solo un prima indicazione, ancora vaga, eppure netta: oltre metà degli israeliani è già sicura di votare sì a un accordo con i palestinesi, ancora prima di conoscerne i dettagli. Una voglia di pace che la politica israeliana, a destra, sembra aver dimenticato.