Gli squali non dormono mai. E nel mondo della finanza, dove ogni centesimo è oro e non si buttano via nemmeno le ossa della polenta, tutte le occasioni sono buone per far denaro. Anche a costo di prendersela quasi letteralmente con se stessi. L'ultimo esempio del fenomeno sono gli improbabili Robin Hood spuntati da qualche mese nella City di Londra. In apparenza, a giudicare anche dalle martellanti pubblicità in televisione, paladini schierati al fianco dei consumatori truffati dalle banche. In realtà stretti cugini dello Sceriffo di Nottingham (vale a dire gli stessi truffatori) che all'insegna del motto "Follow the money" - segui il denaro - hanno cambiato schieramento, cercando di fare ancora un po' di soldi alle spalle dei poveri clienti gabbati dagli istituti britannici.
I fatti: le indagini delle autorità londinesi nei mesi scorsi hanno stabilito che le banche inglesi hanno venduto per anni in modo improprio ai loro clienti costosissime assicurazioni sui mutui. Le hanno sanzionate e soprattutto le hanno condannate a risarcire le persone danneggiate. Nessuno aveva idea all'inizio delle dimensioni del problema. Ora è chiaro a tutti: in pochi mesi i big del credito londinese sono stati costretti ad accantonare nei loro bilanci un tesoretto di 18 miliardi di sterline (due volte il costo delle Olimpiadi di Londra) per far fronte alle richieste di rimborso. Come dire 400 sterline (500 euro) per ogni suddito di sua maestà, bambini e centenari compresi. "Follow the money", appunto. Attorno a questa montagna d'oro hanno iniziato a circolare gli avvoltoi. Decine di finanziarie pronte a sostenere le richieste dei consumatori, chiedendo una commissione tra il 5 e il 10% del capitale recuperato anche se in teoria chiunque può alzare la cornetta del telefono e chiamare da solo la sua banca incassando senza troppe procedure burocratiche (siamo in Inghilterra) la somma dovuta.
Il pressing di questi improbabili Robin Hood è asfissiante: migliaia di spot e soprattutto decine di telefonate commerciali a casa dei cittadini. Al punto da costringere l'Ofcom, l'autorità delle comunicazioni, a intervenire visto che otto persone su dieci nel Paese ricevevano almeno due volte alla settimana chiamate di operatori che proponevano loro di far squadra per recuperare i soldi.
Niente di nuovo sotto il sole. La finanza è sempre capace di spremere soldi da qualsiasi situazione. Sul Tamigi sfruttano anche le famiglie che la recessione ha messo in ginocchio. Come? Con i pay day loan, mini prestiti da 100 a mille sterline con scadenze tra la settimana e il mese riservati a chi fatica a rispettare la scadenza di una rata. Se non si riesce a pagare, gli interessi decollano e quest'usura del terzo millennio ha gettato sul lastrico migliaia di persone. "Dobbiamo buttare queste realtà fuori dal mercato" si è lamentato l'arcivescovo di Canterbury, aprendo la crociata contro gli squali della City. Peccato che un giorno dopo, business is business, ha scoperto che il fondo della chiesa inglese aveva investito i suoi soldi nel maggior gruppo di pay day loan britannico.
I fatti: le indagini delle autorità londinesi nei mesi scorsi hanno stabilito che le banche inglesi hanno venduto per anni in modo improprio ai loro clienti costosissime assicurazioni sui mutui. Le hanno sanzionate e soprattutto le hanno condannate a risarcire le persone danneggiate. Nessuno aveva idea all'inizio delle dimensioni del problema. Ora è chiaro a tutti: in pochi mesi i big del credito londinese sono stati costretti ad accantonare nei loro bilanci un tesoretto di 18 miliardi di sterline (due volte il costo delle Olimpiadi di Londra) per far fronte alle richieste di rimborso. Come dire 400 sterline (500 euro) per ogni suddito di sua maestà, bambini e centenari compresi. "Follow the money", appunto. Attorno a questa montagna d'oro hanno iniziato a circolare gli avvoltoi. Decine di finanziarie pronte a sostenere le richieste dei consumatori, chiedendo una commissione tra il 5 e il 10% del capitale recuperato anche se in teoria chiunque può alzare la cornetta del telefono e chiamare da solo la sua banca incassando senza troppe procedure burocratiche (siamo in Inghilterra) la somma dovuta.
Il pressing di questi improbabili Robin Hood è asfissiante: migliaia di spot e soprattutto decine di telefonate commerciali a casa dei cittadini. Al punto da costringere l'Ofcom, l'autorità delle comunicazioni, a intervenire visto che otto persone su dieci nel Paese ricevevano almeno due volte alla settimana chiamate di operatori che proponevano loro di far squadra per recuperare i soldi.
Niente di nuovo sotto il sole. La finanza è sempre capace di spremere soldi da qualsiasi situazione. Sul Tamigi sfruttano anche le famiglie che la recessione ha messo in ginocchio. Come? Con i pay day loan, mini prestiti da 100 a mille sterline con scadenze tra la settimana e il mese riservati a chi fatica a rispettare la scadenza di una rata. Se non si riesce a pagare, gli interessi decollano e quest'usura del terzo millennio ha gettato sul lastrico migliaia di persone. "Dobbiamo buttare queste realtà fuori dal mercato" si è lamentato l'arcivescovo di Canterbury, aprendo la crociata contro gli squali della City. Peccato che un giorno dopo, business is business, ha scoperto che il fondo della chiesa inglese aveva investito i suoi soldi nel maggior gruppo di pay day loan britannico.