Se i dinosauri non fossero estinti, avrebbero iniziato a sudare. Dall'epoca della loro scomparsa (65 milioni di anni fa), il clima ha iniziato a riscaldarsi a un ritmo mai visto prima. L'aumento delle temperature attuali è dieci volte più rapido dei picchi registrati da quando eruzioni vulcaniche e meteoriti hanno cancellato i bestioni dalla Terra. Lo calcolano gli esperti di Stanford in un numero speciale che la rivista Science dedicata - proprio in coincidenza con il picco di afa estiva - alla febbre del pianeta.
È vero che 55 milioni di anni fa il livello di anidride carbonica era paragonabile a quello di oggi, con il polo nord libero dai ghiacci in estate e popolato da palme e coccodrilli. E che 20mila anni fa il termometro si impennò di 5 gradi. "Ma per raggiungere un livello di calore simile la Terra impiegò allora migliaia di anni. Oggi parliamo di cambiamenti che avvengono nel giro di pochi decenni" sottolinea Noah Diffenbaugh, uno degli autori della ricerca. Secondo le previsioni più aggiornate, l'anidride carbonica e gli altri gas serra di cui è impregnata l'atmosfera faranno salire la temperatura media del pianeta di 2-4 gradi intorno al 2050 e di 5-6 gradi alla fine del secolo. A questo ritmo, le torride estati di cui ci lamentiamo oggi verranno considerate dai nostri eredi stagioni fresche e amene.
I motivi di preoccupazione non mancano. Vanno dall'aumento del livello dei mari alla perdita di biodiversità negli oceani, dal calo di produttività di molti terreni agricoli a un boom di epidemie causate dai parassiti. Ma la sezione speciale di Science mette il dito su un'altra ferita aperta, destinata a essere esacerbata dal caldo asfissiante: quella del comportamento violento fra gli uomini, sia per quanto riguarda omicidi fra singoli individui, sia a proposito di conflitti intestini e fra stati.
L'aumento di due gradi della temperatura media mondiale, sostiene lo studio di un gruppo di economisti di Princeton e Berkeley, è in grado di moltiplicare le guerre civili fino al 50 per cento in alcuni Paesi. L'effetto del calore sul temperamento varia a seconda dell'area geografica. "Basta un aumento di 0,4 gradi per un anno in una zona africana o di 3 gradi per un mese in una contea statunitense per avere un impatto misurabile sulla società" spiega Marshall Burke, uno degli autori dello studio. "In questo caso la violenza interna aumenta del 4% e quella fra gruppi del 14%".
A questa conclusione, intuitiva fino a un certo punto (e non priva di deduzioni controverse), gli economisti americani sono arrivati analizzando 60 studi da tutto il mondo: dal rapporto fra tasso di omicidi e stagioni in Usa e Tanzania alle violenze etniche in Europa, fino al collasso dei regni Maya e dell'antica Cina, legato a siccità e sussulti del clima. Un esperimento ha dimostrato che i poliziotti sono più propensi a sparare se la temperatura è insopportabilmente afosa, e che le partite di baseball più "calde" hanno maggiori probabilità di degenerare in risse.
È vero che 55 milioni di anni fa il livello di anidride carbonica era paragonabile a quello di oggi, con il polo nord libero dai ghiacci in estate e popolato da palme e coccodrilli. E che 20mila anni fa il termometro si impennò di 5 gradi. "Ma per raggiungere un livello di calore simile la Terra impiegò allora migliaia di anni. Oggi parliamo di cambiamenti che avvengono nel giro di pochi decenni" sottolinea Noah Diffenbaugh, uno degli autori della ricerca. Secondo le previsioni più aggiornate, l'anidride carbonica e gli altri gas serra di cui è impregnata l'atmosfera faranno salire la temperatura media del pianeta di 2-4 gradi intorno al 2050 e di 5-6 gradi alla fine del secolo. A questo ritmo, le torride estati di cui ci lamentiamo oggi verranno considerate dai nostri eredi stagioni fresche e amene.
I motivi di preoccupazione non mancano. Vanno dall'aumento del livello dei mari alla perdita di biodiversità negli oceani, dal calo di produttività di molti terreni agricoli a un boom di epidemie causate dai parassiti. Ma la sezione speciale di Science mette il dito su un'altra ferita aperta, destinata a essere esacerbata dal caldo asfissiante: quella del comportamento violento fra gli uomini, sia per quanto riguarda omicidi fra singoli individui, sia a proposito di conflitti intestini e fra stati.
L'aumento di due gradi della temperatura media mondiale, sostiene lo studio di un gruppo di economisti di Princeton e Berkeley, è in grado di moltiplicare le guerre civili fino al 50 per cento in alcuni Paesi. L'effetto del calore sul temperamento varia a seconda dell'area geografica. "Basta un aumento di 0,4 gradi per un anno in una zona africana o di 3 gradi per un mese in una contea statunitense per avere un impatto misurabile sulla società" spiega Marshall Burke, uno degli autori dello studio. "In questo caso la violenza interna aumenta del 4% e quella fra gruppi del 14%".
A questa conclusione, intuitiva fino a un certo punto (e non priva di deduzioni controverse), gli economisti americani sono arrivati analizzando 60 studi da tutto il mondo: dal rapporto fra tasso di omicidi e stagioni in Usa e Tanzania alle violenze etniche in Europa, fino al collasso dei regni Maya e dell'antica Cina, legato a siccità e sussulti del clima. Un esperimento ha dimostrato che i poliziotti sono più propensi a sparare se la temperatura è insopportabilmente afosa, e che le partite di baseball più "calde" hanno maggiori probabilità di degenerare in risse.