Mentre i governanti israeliani e i dirigenti palestinesi si sono dati appuntamento al 14 agosto per il secondo round del negoziato di pace, la popolazione ebraica nei Territori occupati continua a crescere. L’Ufficio centrale di Statistica ha fatto registrare nei primi sei mesi dell’anno un aumento del 2,12 per cento che porta il numero totale degli abitanti degli insediamenti a 367 mila, senza considerare gli oltre 300 mila residenti negli insediamenti attorno a Gerusalemme Est e i 25 mila abitanti del Golan. Nello stesso periodo la crescita della popolazione israeliana nel territorio nazionale è stata dell’1,9 per cento e nulla lascia prevedere che i coloni attenueranno nel breve periodo il loro primato.
Interessante dare un’occhiata alla composizione di questa crescita. La maggior parte dei nuovi arrivati (5.200) ha trovato casa nei grandi blocchi di insediamenti "riconosciuti", come Gush Etzion o il blocco attorno alla città palestinese di Nablus. Nonostante la comunità internazionale consideri illegale tutti gli insediamenti nei Territori occupati, questi "blocchi" godono di una sorta di semi legalità, o di semi accettazione di fatto basata sull’assunto che essi resteranno sotto sovranità israeliana quale che sia l’esito finale del negoziato di pace con i palestinesi.
Ma molti coloni (2.500) hanno trovato sistemazione anche nelle "colonie" di frontiera, ben oltre la linea verde, presumibilmente destinate ad essere evacuate in caso di accordo con i palestinesi, e in quelle che hanno assunto una forte caratterizzazione ideologica, come ad esempio gli insediamenti vicini ad Hebron. Qui l’incremento è stato del 3,2 per cento, mentre il blocco di Gush Etzion ha fatto registrare un +4,1per cento. Naturalmente, i più ricercati sono quelli vicini a Gerusalemme, come Har Gilo (+21 per cento) o collocati in un contesto di grande suggestione, oltre che di equilibrio ambientale, come Rotem, nella Valle del Giordano (+14 per cento).
Il giornale Israel Hayom, vicino alla maggioranza di destra e alla lobby dei coloni, che ha ottenuto i dati in anteprima, sottolinea come l’aumento della popolazione ebraica nei Territori sia occorso nonostante la riduzione delle gare di appalto per nuove costruzioni registrata nel 2012 e la conseguente diminuzione delle "unità abitative disponibili". Resta il fatto che, al di là dell’andamento delle gare di appalto che vengono indette o congelate a seconda del clima politico internazionale, nei Territori c’è sempre stato un surplus di appartamenti disponibili. Lo stato israeliano continua a garantire condizioni fiscali e di marcato favorevoli a quanti scelgono di vivere negli insediamenti e nulla lascia ritenere che la corsa all’appartamento nella West Bank rallenterà in un prossimo futuro. Certamente non in relazione ai negoziati di pace che, dopo anni di silenzio, sono ripresi la scorsa settimana senza un impegno del premier Netanyahu a cessare di costruire nei Territori Occupati
Interessante dare un’occhiata alla composizione di questa crescita. La maggior parte dei nuovi arrivati (5.200) ha trovato casa nei grandi blocchi di insediamenti "riconosciuti", come Gush Etzion o il blocco attorno alla città palestinese di Nablus. Nonostante la comunità internazionale consideri illegale tutti gli insediamenti nei Territori occupati, questi "blocchi" godono di una sorta di semi legalità, o di semi accettazione di fatto basata sull’assunto che essi resteranno sotto sovranità israeliana quale che sia l’esito finale del negoziato di pace con i palestinesi.
Ma molti coloni (2.500) hanno trovato sistemazione anche nelle "colonie" di frontiera, ben oltre la linea verde, presumibilmente destinate ad essere evacuate in caso di accordo con i palestinesi, e in quelle che hanno assunto una forte caratterizzazione ideologica, come ad esempio gli insediamenti vicini ad Hebron. Qui l’incremento è stato del 3,2 per cento, mentre il blocco di Gush Etzion ha fatto registrare un +4,1per cento. Naturalmente, i più ricercati sono quelli vicini a Gerusalemme, come Har Gilo (+21 per cento) o collocati in un contesto di grande suggestione, oltre che di equilibrio ambientale, come Rotem, nella Valle del Giordano (+14 per cento).
Il giornale Israel Hayom, vicino alla maggioranza di destra e alla lobby dei coloni, che ha ottenuto i dati in anteprima, sottolinea come l’aumento della popolazione ebraica nei Territori sia occorso nonostante la riduzione delle gare di appalto per nuove costruzioni registrata nel 2012 e la conseguente diminuzione delle "unità abitative disponibili". Resta il fatto che, al di là dell’andamento delle gare di appalto che vengono indette o congelate a seconda del clima politico internazionale, nei Territori c’è sempre stato un surplus di appartamenti disponibili. Lo stato israeliano continua a garantire condizioni fiscali e di marcato favorevoli a quanti scelgono di vivere negli insediamenti e nulla lascia ritenere che la corsa all’appartamento nella West Bank rallenterà in un prossimo futuro. Certamente non in relazione ai negoziati di pace che, dopo anni di silenzio, sono ripresi la scorsa settimana senza un impegno del premier Netanyahu a cessare di costruire nei Territori Occupati