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Oprah Winfrey smaschera
il razzismo in Svizzera

di FRANCO ZANTONELLI

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"Stiamo per raccontare un episodio di razzismo". Non ha avuto dubbi, la scorsa notte, Larry King, durante il suo celebre show, per introdurre un'intervista con la star televisiva afroamericana, Oprah Winfrey, che ha raccontato a milioni di telespettatori cosa le era successo a Zurigo, dove si era recata qualche settimana fa, per il matrimonio di Tina Turner. "Sono entrata in un negozio, per acquistare una borsa, la commessa mi ha detto che costava 35 mila franchi, aggiungendo che, per me, era troppo cara", ha detto, ancora scossa dall'episodio, la Winfrey. In sostanza, quella commessa non riteneva  possibile che una donna di colore potesse spendere l'equivalente di 28 mila euro per una borsa. E dire che  questo grave episodio di discriminazione razziale sarebbe avvenuto in una delle boutiques più esclusive della centralissima Banhofstrasse, la via più elegante di Zurigo dove si affacciano anche le sedi delle principali banche elvetiche. Insomma, tanto per fare un esempio, è come se lo sgarbo a Oprah Winfrey fosse avvenuto in via Montenapoleone o in via Condotti.

Fatto sta che, avutane notizia, il presidente dei negozianti della Banhofstrasse, Markus Huening, ha definito il comportamento della commessa "del tutto fuori luogo". "Non mi ricordo sia mai capitata una cosa del genere", ha aggiunto, intervistato dal quotidiano Tages Anzeiger. "Si è trattato di uno spiacevole malinteso", ha liquidato, invece, la faccenda la proprietaria della boutique.  Dal canto suo, Oprah Winfrey ha detto che, per reazione, le è venuta voglia di uscire dal negozio e, poi, di tornare e comprare tutta la merce. "Un po' come la protagonista del film Pretty Woman", ha aggiunto.

In poche ore l'episodio capitato alla star televisiva statunitense, secondo Forbes una delle donne più influenti del mondo, ha fatto il giro del mondo ed è finito su tutti i quotidiani e le tv degli Stati Uniti, dove la Confederazione, di questi tempi, non gode fama di Paese particolarmente aperto.

Nei giorni scorsi, ad esempio, si è appreso che a Bremgarten, un comune di circa sei mila abitanti nei pressi di Zurigo, il sindaco aveva dichiarato off limits, per i richiedenti l'asilo, la piscina e gli altri impianti sportivi. "Se non avessi preso questa decisione i cittadini non avrebbero mai accettato il centro per i rifugiati sul territorio comunale", ha spiegato il sindaco. "Ma come potremmo, un domani, integrare queste persone, se li escludiamo sin dall'inizio?", ha protestato l'Unhcr, l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati.

Ma non solo la gente di pelle scura o coloro che scappano dalle guerre e dalla fame sono guardati con sospetto, oggi, nella Confederazione svizzera. Nel Canton Ticino la destra ha dichiarato guerra ai frontalieri italiani, colpevoli di portare via il lavoro ai residenti. Eppure tutti sanno che, senza frontalieri, l'economia si fermerebbe. Come potrebbero chiudere molti negozi della Banhofstrasse di Zurigo, senza le ricche clienti di colore, come Oprah Winfrey, o le mogli velate di qualche principe mediorientale.