Avviso ai disoccupati
la Svizzera vi cerca
di FRANCO ZANTONELLI
La Svizzera intende dare una mano alla moltitudine di giovani disoccupati dell'Europa meridionale, tramite i suoi corsi di formazione professionale. Offrendo, in sostanza, dei posti di apprendistato a Italiani, Spagnoli e Greci, ovvero a quei ragazzi che, come ha detto, efficacemente, il deputato socialista di Zurigo, Andreas Gross, rischiano di diventare una generazione perduta. "La ricca Svizzera può starsene con le braccia conserte mentre 14 milioni di giovani europei, tra i 15 ed i 24 anni, sono senza lavoro", aveva chiesto, di recente, al Governo elvetico, il parlamentare. Tramite il Ministro dell'Economia, Johannes Schneider-Ammann, è arrivata, in queste ore, la risposta. Che, in sostanza, accoglie l'invito di Gross, cercando, contemporaneamente, di risolvere un problema spinoso del mercato del lavoro elvetico.
Un problema che, visto con gli occhi europei, può apparire paradossale se si considera che, con una disoccupazione giovanile al 3,8 per cen…
Un problema che, visto con gli occhi europei, può apparire paradossale se si considera che, con una disoccupazione giovanile al 3,8 per cen…
La Svizzera intende dare una mano alla moltitudine di giovani disoccupati dell'Europa meridionale, tramite i suoi corsi di formazione professionale. Offrendo, in sostanza, dei posti di apprendistato a Italiani, Spagnoli e Greci, ovvero a quei ragazzi che, come ha detto, efficacemente, il deputato socialista di Zurigo, Andreas Gross, rischiano di diventare una generazione perduta. "La ricca Svizzera può starsene con le braccia conserte mentre 14 milioni di giovani europei, tra i 15 ed i 24 anni, sono senza lavoro", aveva chiesto, di recente, al Governo elvetico, il parlamentare. Tramite il Ministro dell'Economia, Johannes Schneider-Ammann, è arrivata, in queste ore, la risposta. Che, in sostanza, accoglie l'invito di Gross, cercando, contemporaneamente, di risolvere un problema spinoso del mercato del lavoro elvetico.
Un problema che, visto con gli occhi europei, può apparire paradossale se si considera che, con una disoccupazione giovanile al 3,8 per cento, in quella stessa fascia d'età in cui, ad esempio, l'Italia registra un 40 per cento di senza lavoro, la Svizzera si ritrova a non riuscire a riempire tutti i posti di apprendistato. Molte professioni, un esempio tra tutte quella di muratore, ma anche quella di saldatore o di cameriere sono, di conseguenza, cadute in disuso e, ormai, appannaggio esclusivo degli stranieri.
Di fronte a una preoccupante carenza di apprendisti ecco, allora, l'idea di tappare i buchi pescando nell'immenso serbatoio dei giovani disoccupati europei. Il che, peraltro, nei Cantoni di frontiera già avviene. Capita nel Canton Ticino dove, attualmente, l'8 per cento degli apprendisti proviene dalle province italiane di confine. Tornando alla proposta del Ministro Schneider-Ammann, il responsabile elvetico della formazione professionale, Jörg Teusch, l'ha completata spiegando come "i giovani che hanno effettuato dei corsi in Svizzera potrebbero, successivamente, tornare a lavorare nel loro Paese". "Portandosi dietro un ricordo positivo della Svizzera", aggiunge il ministro dell'Economia.
C'è anche chi, però, ritiene che, invece di importare apprendisti, varrebbe la pena esportare il metodo di formazione professionale elvetico, ritenuto di elevata qualità. "Così eviteremmo di sottrarre risorse umane a quegli Stati che, già, si trovano in difficoltà", ha dichiarato, al quotidiano Tages Anzeiger, l'economista Rudolf Strahm. "Se c'è una carenza in certi ambiti della formazione professionale occorre trovare il modo di invogliare i giovani svizzeri, ad esempio con stages a livello di scuola media, a riscoprire alcuni lavori, non limitandoci a reclutare apprendisti all'estero", boccia la proposta di Schneider-Ammann il deputato democristiano del Canton Ticino, Marco Romano. "Sia ben chiaro- ci tiene a precisare il parlamentare -che la mia non è una chiusura verso gli stranieri, bensì un desiderio di meglio valorizzare i giovani svizzeri". Un auspicio che, a occhio e croce, stando alle previsioni dell'economista Rudolf Stramm, potrebbe realizzarsi, solo, nel 2020. Intanto, se tutto va bene, l'apertura dei corsi di formazione professionale, per i giovani stranieri, dovrebbe avvenire a partire dal settembre del prossimo anno.
Un problema che, visto con gli occhi europei, può apparire paradossale se si considera che, con una disoccupazione giovanile al 3,8 per cento, in quella stessa fascia d'età in cui, ad esempio, l'Italia registra un 40 per cento di senza lavoro, la Svizzera si ritrova a non riuscire a riempire tutti i posti di apprendistato. Molte professioni, un esempio tra tutte quella di muratore, ma anche quella di saldatore o di cameriere sono, di conseguenza, cadute in disuso e, ormai, appannaggio esclusivo degli stranieri.
Di fronte a una preoccupante carenza di apprendisti ecco, allora, l'idea di tappare i buchi pescando nell'immenso serbatoio dei giovani disoccupati europei. Il che, peraltro, nei Cantoni di frontiera già avviene. Capita nel Canton Ticino dove, attualmente, l'8 per cento degli apprendisti proviene dalle province italiane di confine. Tornando alla proposta del Ministro Schneider-Ammann, il responsabile elvetico della formazione professionale, Jörg Teusch, l'ha completata spiegando come "i giovani che hanno effettuato dei corsi in Svizzera potrebbero, successivamente, tornare a lavorare nel loro Paese". "Portandosi dietro un ricordo positivo della Svizzera", aggiunge il ministro dell'Economia.
C'è anche chi, però, ritiene che, invece di importare apprendisti, varrebbe la pena esportare il metodo di formazione professionale elvetico, ritenuto di elevata qualità. "Così eviteremmo di sottrarre risorse umane a quegli Stati che, già, si trovano in difficoltà", ha dichiarato, al quotidiano Tages Anzeiger, l'economista Rudolf Strahm. "Se c'è una carenza in certi ambiti della formazione professionale occorre trovare il modo di invogliare i giovani svizzeri, ad esempio con stages a livello di scuola media, a riscoprire alcuni lavori, non limitandoci a reclutare apprendisti all'estero", boccia la proposta di Schneider-Ammann il deputato democristiano del Canton Ticino, Marco Romano. "Sia ben chiaro- ci tiene a precisare il parlamentare -che la mia non è una chiusura verso gli stranieri, bensì un desiderio di meglio valorizzare i giovani svizzeri". Un auspicio che, a occhio e croce, stando alle previsioni dell'economista Rudolf Stramm, potrebbe realizzarsi, solo, nel 2020. Intanto, se tutto va bene, l'apertura dei corsi di formazione professionale, per i giovani stranieri, dovrebbe avvenire a partire dal settembre del prossimo anno.