La tragedia della Grecia continua a pesare sulla politica e il futuro dell'Europa, soprattutto sulla Germania. Il potente ministro delle Finanze federale, Wolfgang Schaeuble, ha detto per la prima volta da parte tedesca che l'anno prossimo o nel 2015 un nuovo, terzo pacchetto di aiuti europei e internazionali ad Atene sarà necessario. Lo ha detto in campagna elettorale, in un comizio ad Ahrensburg nerl piccolo Stato settentrionale dello Schleswig-Holstein, quello tra la bella Amburgo e il confine danese. Subito hanno tentato una poco credibile semismentita o marcia indietro i suoi collaboratori, dal ministero delle Finanze che per puro caso, carenza d'edifici pubblici e amara ironia, nel cuore della cara, nagnifica Berlino alloggia nell'ex Reichsluftfahrtsministerium, cioè il ministero dell'aria di Hermann Goering dove furono pianificate le guerre aeree d'aggressione, i bombardamenti a tappeto, i raid degli Stukas contro i civili da Guernica in Spagna alla Polonia, da Rotterdam a Coventry.
A parte le ironie della Storia, che per carità guardiamoci dal vedere come simbolo della Germania democratica di oggi, primo contribuente del bilancio Ue e di ogni programma d'aiuto, il problema si pone. Primo, perché Schaeuble ha avuto il coraggio di dire per primo la verità sulla situazione greca e le emergenze elleniche-europee future, contraddicendo la sua superiore diretta. Cioè la donna più potente del mondo, la Cancelliera Angela Merkel. La quale appena pochi giorni fa - nella bella intervista alla Frankfurter Allgemeine ripresa da 'Repubblicà in esclusiva europea domenica - aveva detto il contrario: non sono previsti nuovi aiuti, simili ipotesi speculative sono irresponsabili e pericolose, io vi sono contraria.
Da un lato, ammettiamolo: viva la faccia della sincerità. Quella di Schaeuble, almeno. Perché diciamocelo, non è che nell'Europa e nel mondo d'oggi molti politici di rango abbiano il coraggio di dire chiaro verità spiacevoli al popolo sovrano, a poco più di quattro settimane dalle elezioni, in questo caso le politiche federali del 22 settembre in cui Merkel punta a un terzo mandato anche sfidando gli euroscettici, i falchi, i nazionalisti e ogni ultradestra, come ha detto ieri nel commovente discorso al memoriale del campo di sterminio nazista di Dachau. Insomma, l'establishment di 'Angiè e di quel grande europeista che è il vero numero due a Berlino, pur contraddicendosi non hanno ceduto alla facile e comoda tentazione di tacere coi tedeschi fino a dopo il voto. Rischiando, è facile immaginarlo, reazioni negative del paese reale che a torto o a ragione è stanco e spaventato dai crescenti costi del salvataggio dell'euro.
D'altro canto, la verità su Atene è una situazione disperata che molti esperti internazionali e ue dicono da tempo. E cioè che la Grecia, con buona pace delle intese tra i suoi vari governi uno dopo l'altro e la Germania, la Commissione europea, la Banca centrale europea, il Fondo monetario, non ce la farà a tornare a poter essere accettata dai mercati finanziari internazionali per rifinanziare il suo enorme debito sovrano. Quindi un nuovo aiuto 'provvisoriò è necessario. Un terzo pacchetto, che inevitabilmente cadrà in buona parte sulle spalle dei contribuenti tedeschi. Dopo che nei primi due pacchetti la Repubblica ellenica ha già ricevuto quasi 215 miliardi di euro, e ne attende entro fine 2014 altri 22.
Eurocrisi, tragedia greca senza fine? Schaeuble sa che la piccola Grecia, per quanto gli elettori tedeschi e la Bundesbank possano disprezzarla ritenendola inattendibile, non solo è alla fame. E'anche una bomba a tempo col rischio di effetto domino negli altri paesi meridionali in crisi dell'eurozona, e per la stessa Francia che davvero non se la passa troppo meglio dell'Italia, anzi appare sempre più ai mercati quasi come un'Italia con più treni superveloci e con la bomba atomica. Del resto altre opzioni non ci sono: né un nuovo 'haircut', cioè taglio del debito (qualcuno ipotizza una nuova dilazione del pagamento delle rate), né interventi diretti della Banca centrale europea, che violerebbero il suo statuto. Almeno per una volta, la Germania che The Economist ha recentemente definito "the reluctant hegemon", l'egemonista riluttante, la superpotenza esitante e timida per la Memoria del passato e la natura della sua democrazia federale garantista e decentrata, ha parlato chiaro.
Le opposizioni (Spd e Verdi) ovviamente colgono la palla al balzo, accusano Merkel e Schaeuble di aver mentito. Ma a che serve per le deboli (nei sondaggi) sinistre democratiche tedesche sparare così sull'esecutivo? Il rischio è che sia la sincerità di Schaeuble, sia i toni di Spd e Verdi, sia la realtà greca, rafforzino il partito populista demagogico e antieuro, Alternative fuer Deutschland, tutti ex democristiani disgustati dalle svolte e aperture di Merkel a idee e valori da centrosinistra europeista, oppure economisti nazionalisti monetari. La partita greca si gioca ancora una volta qui a Berlino, molti rischiano. Merkel e Schaeuble, i poveri elleni, ma anche noi italiani. Su questo sfondo tra l'altro, figuriamoci come leader ed elettori tedeschi possono giudicare le minacce del Pdl e di Berlusconi di far cadere Letta.
A parte le ironie della Storia, che per carità guardiamoci dal vedere come simbolo della Germania democratica di oggi, primo contribuente del bilancio Ue e di ogni programma d'aiuto, il problema si pone. Primo, perché Schaeuble ha avuto il coraggio di dire per primo la verità sulla situazione greca e le emergenze elleniche-europee future, contraddicendo la sua superiore diretta. Cioè la donna più potente del mondo, la Cancelliera Angela Merkel. La quale appena pochi giorni fa - nella bella intervista alla Frankfurter Allgemeine ripresa da 'Repubblicà in esclusiva europea domenica - aveva detto il contrario: non sono previsti nuovi aiuti, simili ipotesi speculative sono irresponsabili e pericolose, io vi sono contraria.
Da un lato, ammettiamolo: viva la faccia della sincerità. Quella di Schaeuble, almeno. Perché diciamocelo, non è che nell'Europa e nel mondo d'oggi molti politici di rango abbiano il coraggio di dire chiaro verità spiacevoli al popolo sovrano, a poco più di quattro settimane dalle elezioni, in questo caso le politiche federali del 22 settembre in cui Merkel punta a un terzo mandato anche sfidando gli euroscettici, i falchi, i nazionalisti e ogni ultradestra, come ha detto ieri nel commovente discorso al memoriale del campo di sterminio nazista di Dachau. Insomma, l'establishment di 'Angiè e di quel grande europeista che è il vero numero due a Berlino, pur contraddicendosi non hanno ceduto alla facile e comoda tentazione di tacere coi tedeschi fino a dopo il voto. Rischiando, è facile immaginarlo, reazioni negative del paese reale che a torto o a ragione è stanco e spaventato dai crescenti costi del salvataggio dell'euro.
D'altro canto, la verità su Atene è una situazione disperata che molti esperti internazionali e ue dicono da tempo. E cioè che la Grecia, con buona pace delle intese tra i suoi vari governi uno dopo l'altro e la Germania, la Commissione europea, la Banca centrale europea, il Fondo monetario, non ce la farà a tornare a poter essere accettata dai mercati finanziari internazionali per rifinanziare il suo enorme debito sovrano. Quindi un nuovo aiuto 'provvisoriò è necessario. Un terzo pacchetto, che inevitabilmente cadrà in buona parte sulle spalle dei contribuenti tedeschi. Dopo che nei primi due pacchetti la Repubblica ellenica ha già ricevuto quasi 215 miliardi di euro, e ne attende entro fine 2014 altri 22.
Eurocrisi, tragedia greca senza fine? Schaeuble sa che la piccola Grecia, per quanto gli elettori tedeschi e la Bundesbank possano disprezzarla ritenendola inattendibile, non solo è alla fame. E'anche una bomba a tempo col rischio di effetto domino negli altri paesi meridionali in crisi dell'eurozona, e per la stessa Francia che davvero non se la passa troppo meglio dell'Italia, anzi appare sempre più ai mercati quasi come un'Italia con più treni superveloci e con la bomba atomica. Del resto altre opzioni non ci sono: né un nuovo 'haircut', cioè taglio del debito (qualcuno ipotizza una nuova dilazione del pagamento delle rate), né interventi diretti della Banca centrale europea, che violerebbero il suo statuto. Almeno per una volta, la Germania che The Economist ha recentemente definito "the reluctant hegemon", l'egemonista riluttante, la superpotenza esitante e timida per la Memoria del passato e la natura della sua democrazia federale garantista e decentrata, ha parlato chiaro.
Le opposizioni (Spd e Verdi) ovviamente colgono la palla al balzo, accusano Merkel e Schaeuble di aver mentito. Ma a che serve per le deboli (nei sondaggi) sinistre democratiche tedesche sparare così sull'esecutivo? Il rischio è che sia la sincerità di Schaeuble, sia i toni di Spd e Verdi, sia la realtà greca, rafforzino il partito populista demagogico e antieuro, Alternative fuer Deutschland, tutti ex democristiani disgustati dalle svolte e aperture di Merkel a idee e valori da centrosinistra europeista, oppure economisti nazionalisti monetari. La partita greca si gioca ancora una volta qui a Berlino, molti rischiano. Merkel e Schaeuble, i poveri elleni, ma anche noi italiani. Su questo sfondo tra l'altro, figuriamoci come leader ed elettori tedeschi possono giudicare le minacce del Pdl e di Berlusconi di far cadere Letta.