Democrazia che vai, problemi che trovi: il vecchio proverbio 'paese che vai, usanze che trovi' si potrebbe aggiornare così, nell'eurozona in crisi e non solo. Problemi che trovi, soprattutto nel rapporto tra i giovani e la democrazia d'oggi. Da noi nell'Europa mediterranea, come anche in Francia, l'orribile disoccupazione giovanile di massa sta costruendo muri d'incomunicabilità tra i nostri valori costitutivi postbellici e i nostri figli. Ma persino la ricca Germania dell'economia superesportatrice e global player, della disoccupazione ai minimi storici assoluti, del facile ingresso sul mercato del lavoro e del welfare-modello, i suoi problemi con i giovani quale democrazia ce li ha. Non acuti come i nostri, ma non da sottovalutare.
Sono i giovani, leggiamo sulla Sueddeutsche e sullo Spiegel, la parte della società che si sente meno presa sul serio dalle élites politici, e quindi in tendenza anche quella parte del paese che prova meno desiderio di andare a votare. In una democrazia pur prospera, vivace e federale-decentrata come la Bundesrepublik, dove si vota per il nuovo Bundestag il 22 settembre, alle elezioni politiche federali precedenti il numero dei non votanti raggiunse il massimo storico, quasi un terzo degli aventi diritto. Soprattutto molti giovani tra loro. I più pessimisti dicono addirittura che gli astensionisti in Germania stanno diventando numericamente il primo partito. E appunto tra di loro molti sono giovani.
Per questo la tv pubblica Ard e il network privato Pro Sieben lanciano iniziative, talkshows di incontri-dibattito contraddittorio tra giovani e leader politici, tra ministri o capi delle opposizioni e nuovi elettori. Iniziative lodevoli. Peccato che, notava poche ore fa Sueddeutsche online (www.sueddeutsche.de), i risultati siano deludenti. Perché i giovani partecipanti sono alla fine usciti dagli studios delle prime puntate dei talkshows senza più fiducia di prima, senza aver perso la sensazione che i politici non li prendano sul serio.
Alla trasmissione della Ard si sono visti e uditi casi limite. La ministro dell'agricoltura e dei consumatori Ilse Aigner - giovane, brillante cristianosociale conservatrice bavarese, persino con l'ambizione di divenire governatore a Monaco, nello Stato più ricco della federazione, insomma la Lombardia o il Nordest di Germania - si è mostrata incapace di rispondere a tranquilli adolescenti che le chiedevano una condanna della prassi ben scorretta, ma presente persino qui, di quelle aziende o istituzioni che offrono ai giovani 'Praktika' (contratti brevi d'apprendistato) senza retribuirli.
No, Frau Aigner si è trincerata dietro risposte generiche in stile vecchia Pravda sulla qualità del sistema di formazione professionale tedesco, o frasi tipo 'gli altri stanno peggio di noi'. La stessa incapacità di rispondere, la Aigner e altri politici, governativi o di opposizione, l'hanno tradita davanti a domande sul datagate, lo scandalo dello spionaggio elettronico americano sul resto del mondo. Hanno lanciato solo inviti ridicoli a scegliere server e portali sicuri, come se bastassero contro la Nsa.
Il problema è serio, come denunciava il presidente dell'authority federale per la formazione della cultura politica, Thomas Krueger, citato da www.spiegel.de. "I giovani non sono affatto 'Politikverdrossen' (vuol dire preda di quel sentimento di delusione della politica chiamato desencanto giù da noi mediterranei, ndr). No, sono impegnati e interessati alla politica, ma osservano che i temi per loro più importanti trovano troppa attenzione tra i partiti, sono troppo spesso considerati dalle forze politiche temi di nicchia da esperti.
Peccato, cara Germania. Guai a ogni sistema che trascura i suoi cittadini adulti del futuro o non li ascolta. Certo, mille volte meglio lavorare ma senza sentirsi preso sul serio come qui in Germania che non vivere da mamma e papà dopo un bel dottorato perché il lavoro manca e i soldi anche. Però, come scriveva l'altro giorno su Repubblica l'autorevole direttore di Die Welt, Thomas Schmid, una Germania spoliticizzata non è mai stata storicamente un bene né per la Germania stessa né per il resto d'Europa.
Sono i giovani, leggiamo sulla Sueddeutsche e sullo Spiegel, la parte della società che si sente meno presa sul serio dalle élites politici, e quindi in tendenza anche quella parte del paese che prova meno desiderio di andare a votare. In una democrazia pur prospera, vivace e federale-decentrata come la Bundesrepublik, dove si vota per il nuovo Bundestag il 22 settembre, alle elezioni politiche federali precedenti il numero dei non votanti raggiunse il massimo storico, quasi un terzo degli aventi diritto. Soprattutto molti giovani tra loro. I più pessimisti dicono addirittura che gli astensionisti in Germania stanno diventando numericamente il primo partito. E appunto tra di loro molti sono giovani.
Per questo la tv pubblica Ard e il network privato Pro Sieben lanciano iniziative, talkshows di incontri-dibattito contraddittorio tra giovani e leader politici, tra ministri o capi delle opposizioni e nuovi elettori. Iniziative lodevoli. Peccato che, notava poche ore fa Sueddeutsche online (www.sueddeutsche.de), i risultati siano deludenti. Perché i giovani partecipanti sono alla fine usciti dagli studios delle prime puntate dei talkshows senza più fiducia di prima, senza aver perso la sensazione che i politici non li prendano sul serio.
Alla trasmissione della Ard si sono visti e uditi casi limite. La ministro dell'agricoltura e dei consumatori Ilse Aigner - giovane, brillante cristianosociale conservatrice bavarese, persino con l'ambizione di divenire governatore a Monaco, nello Stato più ricco della federazione, insomma la Lombardia o il Nordest di Germania - si è mostrata incapace di rispondere a tranquilli adolescenti che le chiedevano una condanna della prassi ben scorretta, ma presente persino qui, di quelle aziende o istituzioni che offrono ai giovani 'Praktika' (contratti brevi d'apprendistato) senza retribuirli.
No, Frau Aigner si è trincerata dietro risposte generiche in stile vecchia Pravda sulla qualità del sistema di formazione professionale tedesco, o frasi tipo 'gli altri stanno peggio di noi'. La stessa incapacità di rispondere, la Aigner e altri politici, governativi o di opposizione, l'hanno tradita davanti a domande sul datagate, lo scandalo dello spionaggio elettronico americano sul resto del mondo. Hanno lanciato solo inviti ridicoli a scegliere server e portali sicuri, come se bastassero contro la Nsa.
Il problema è serio, come denunciava il presidente dell'authority federale per la formazione della cultura politica, Thomas Krueger, citato da www.spiegel.de. "I giovani non sono affatto 'Politikverdrossen' (vuol dire preda di quel sentimento di delusione della politica chiamato desencanto giù da noi mediterranei, ndr). No, sono impegnati e interessati alla politica, ma osservano che i temi per loro più importanti trovano troppa attenzione tra i partiti, sono troppo spesso considerati dalle forze politiche temi di nicchia da esperti.
Peccato, cara Germania. Guai a ogni sistema che trascura i suoi cittadini adulti del futuro o non li ascolta. Certo, mille volte meglio lavorare ma senza sentirsi preso sul serio come qui in Germania che non vivere da mamma e papà dopo un bel dottorato perché il lavoro manca e i soldi anche. Però, come scriveva l'altro giorno su Repubblica l'autorevole direttore di Die Welt, Thomas Schmid, una Germania spoliticizzata non è mai stata storicamente un bene né per la Germania stessa né per il resto d'Europa.