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La vera ripresa parla inglese

di ALBERTO MATTONE

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La Gran Bretagna vede un'accelerazione nella ripresa del mese di agosto, e per il settore dell'industria è l'ennesimo risultato positivo nel corso di quest'anno. L'indice degli acqusti compilato mensilmente dalla società britannica  "Markit" segnala un incremento di circa 2,5 punti percentuali, ed è l'aumento più forte dal febbraio del 2011. "Il numero dei nuovi ordini  -  scrive il Financial Times  -  cresce ad un livello mai visto da venti anni a questa parte, segnalando che la ripresa nel Paese si va rafforzando".

La Gran Bretagna oramai è fuori dalla recessione, e lo si avverte camminando per le strade di Londra, dove si vedono centinaia di cantieri aperti, ristoranti e alberghi pieni. Le imprese inglesi ci credono e stanno investando sempre di più, confidando nel fatto che questi segnali di sviluppo siano duraturi. "Il settore industriale   -  spiega Rob Donson di "Markit"  -  sta vivendo un periodo di forte espansione, e sta dando un contributo postivo, anche grazie alla ripresa delle esportazioni". L'aumento degli ordini fa ben sperare gli operatori del settore, e suggerisce che l'economia britannica può crescere anche più rapidamente nei prossimi mesi, contendendo alla Germania il primato del paese guida per quanto riguarda la crescita nel club dei sette paesi più industrializzati al mondo.

L'inversione di tendenza in Gran Bretagna è stata provocata dalla ripresa della domanda interna e, quindi, dei consumi, e spinta anche dalla rinascita del mercato immobiliare. Una situazione, questa, fotografata dall'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che, nel suo consueto rapporto, incorona Londra regina d'Europa, con un aumento del Pil nel 2013 dell'1,8% (più 3,7% nel terzo trimenstre, più 3,2 nel quarto). Ben più avanti di Germania (+ 0,7%) e Francia (+ 0,3).

Prosegue quindi una moderata ripresa nelle economie avanzate nel secondo trimestre, con la crescita che dovrebbe mantenersi stabile nella seconda metà dell'anno. Oltre che per la Gran Bretagna, i miglioramenti maggiori per l'economia si stanno registrando negli Stati Uniti e Giappone mentre, come visto, l'Eurozona nel suo insieme non è più in recessione. Tuttavia, aggiunge l'Ocse, "una ripresa sostenibile non è ancora consolidata e permangono rischi elevati" in particolare per l'area euro.

L'occupazione debole, la crescita lenta e i persistenti squilibri globali sottolineano "la necessità di politiche strutturali, in aggiunta a quelle di sostegno della domanda, per creare posti di lavoro, aumentare la crescita, rendere più leggera la pressione fiscale e ridurre in modo permanente gli squilibri esterni". Una ricetta che l'Italia dovrebbe appuntare bene, visto che è il fanalino di code dei paesi più industrializzati: quel meno 1,8% del Pil nel 2013 annunciato dall'Ocse, ci dice che per noi la fine del tunnel è molto lontana.