"Sono scioccato", dice ai tabloid Michael Fagan, davanti alle ultime notizie, un po' drammatiche, un po' comiche, provenienti da Buckingham Palace. E se è scioccato lui, che trent'anni or sono si arrampicò fino a un balcone del palazzo reale, entrò dalla finestra, si sedette sul letto della regina e poi sveglio Elisabetta II, restando a conversare con lei per venti minuti, finché non fece l'errore di chiederle una sigaretta e la sovrana, con la sua caratteristica flemma britannica, tirò il cordone per chiamare un valletto perché gliele portassero, facendo così scoprire e catturare l'intruso, possiamo allora essere ben scioccati anche noi di fronte al duplice infortunio in cui è precipitata Scotland Yard.
La settimana scorsa, ma lo si è saputo soltanto ieri, di incidenti ne sono capitati infatti ben due. Un giorno un uomo è riuscito a entrare, dall'area aperta al pubblico per le visite guidate, nella parte privata di Buckingham Palace, dove si è nascosto per un po', apparentemente con il proposito di rubare qualcuno dei preziosi gioielli di Sua Maestà, prima di far scattare un allarme, essere scoperto e portato via. Ora si dice che non sia sano di mente, ma fuori aveva un complice ad aspettarlo (è stato arrestato anche lui), e neppure il cervello della polizia deve essere completamente a posto, se nell'era di al Qaeda, del continuo allarme terroristico, delle minacce di ogni tipo (incluse quelle di alcune fazioni irriducibili nord-irlandesi che rifiutano la pace tra cattolici e protestanti), due ladruncoli possono intrufolarsi tranquillamente in uno dei luoghi che dovrebbero essere più inaccessibili e meglio protetti di tutto il regno.
Dopodiché, nello spazio di appena 24 ore, due poliziotti che facevano la ronda nel giardino della residenza reale hanno intravisto un altro uomo di cui non si aspettavano la presenza, gli hanno puntato le armi contro e gli hanno intimato di alzare le mani e identificarsi prontamente ."Lei non sa chi sono io", ha risposto pressappoco l'uomo, ma dopo un po' gli agenti si sono resi conto della gaffe: si trattava del principe Andrea, secondogenito della regina, che era arrivato poche ore prima a palazzo reale per una cerimonia ufficiale e poi aveva pensato bene di approfittare della bella giornata per farsi una passeggiata nel giardino, o meglio del parco, in assenza della mamma, che è ancora in vacanza nel suo castello di Balmoral, in Scozia.
Elisabetta, insomma, non ha rischiato nulla in nessuna delle due circostanze: non si sarebbe imbattuta nei ladri e non sarebbe finita nell'eventuale sparatoria contro suo figlio. Ma i due episodi fanno riflettere.
Gli inglesi e noi tutti viviamo spesso in una civiltà blindata in nome della sicurezza. Ma quanto siamo sicuri davvero e chi ci protegge, eventualmente, dalle mancanze dei nostri protettori? Forse Buckingham Palace dovrebbe assumere come guardiano l'ispettore Closeau: la sicurezza sicuramente non ci guadagnerebbe, ma almeno ci divertiremmo tutti di più, mentre la banda dei granatieri reali suona, tanto per cambiare, la colonna sonora della Pantera Rosa invece di God Save the Queen.
La settimana scorsa, ma lo si è saputo soltanto ieri, di incidenti ne sono capitati infatti ben due. Un giorno un uomo è riuscito a entrare, dall'area aperta al pubblico per le visite guidate, nella parte privata di Buckingham Palace, dove si è nascosto per un po', apparentemente con il proposito di rubare qualcuno dei preziosi gioielli di Sua Maestà, prima di far scattare un allarme, essere scoperto e portato via. Ora si dice che non sia sano di mente, ma fuori aveva un complice ad aspettarlo (è stato arrestato anche lui), e neppure il cervello della polizia deve essere completamente a posto, se nell'era di al Qaeda, del continuo allarme terroristico, delle minacce di ogni tipo (incluse quelle di alcune fazioni irriducibili nord-irlandesi che rifiutano la pace tra cattolici e protestanti), due ladruncoli possono intrufolarsi tranquillamente in uno dei luoghi che dovrebbero essere più inaccessibili e meglio protetti di tutto il regno.
Dopodiché, nello spazio di appena 24 ore, due poliziotti che facevano la ronda nel giardino della residenza reale hanno intravisto un altro uomo di cui non si aspettavano la presenza, gli hanno puntato le armi contro e gli hanno intimato di alzare le mani e identificarsi prontamente ."Lei non sa chi sono io", ha risposto pressappoco l'uomo, ma dopo un po' gli agenti si sono resi conto della gaffe: si trattava del principe Andrea, secondogenito della regina, che era arrivato poche ore prima a palazzo reale per una cerimonia ufficiale e poi aveva pensato bene di approfittare della bella giornata per farsi una passeggiata nel giardino, o meglio del parco, in assenza della mamma, che è ancora in vacanza nel suo castello di Balmoral, in Scozia.
Elisabetta, insomma, non ha rischiato nulla in nessuna delle due circostanze: non si sarebbe imbattuta nei ladri e non sarebbe finita nell'eventuale sparatoria contro suo figlio. Ma i due episodi fanno riflettere.
Gli inglesi e noi tutti viviamo spesso in una civiltà blindata in nome della sicurezza. Ma quanto siamo sicuri davvero e chi ci protegge, eventualmente, dalle mancanze dei nostri protettori? Forse Buckingham Palace dovrebbe assumere come guardiano l'ispettore Closeau: la sicurezza sicuramente non ci guadagnerebbe, ma almeno ci divertiremmo tutti di più, mentre la banda dei granatieri reali suona, tanto per cambiare, la colonna sonora della Pantera Rosa invece di God Save the Queen.