"Il presidente dei padroni", titola Libération in prima pagina con una foto di François Hollande sull'attenti. Una scelta provocatoria, ma non del tutto sbagliata : dopo la confusione dei primi mesi, le misure contraddittorie, le dichiarazioni contro i ricchi e gli accenti anti-liberali, Hollande ha abbandonato le vecchie ricette della sinistra francese. In primo luogo, quella di rilanciare l'economia attraverso la domanda interna, con un aumento dei salari e della spesa pubblica. Senza dare troppo nell'occhio per non provocare scosse in un Partito socialista ancora molto ideologico, Hollande sembra essersi convertito a una politica socialdemocratica, se non addirittura social-liberale.
Sia pur presentata in termini eccessivi, la tesi di Libération è abbastanza fondata. Nei primi dodici mesi all'Eliseo, Hollande ha finito per convincersi di una cosa : il vero problema dell'economia francese (oberata da un debito pubblico al 90%, un deficit largamente sopra il 3%, un'industria in declino e una bilancia commerciale in disavanzo da più di dieci anni) è la competività delle sue imprese.
Una diagnosi che in genere non piace a sinistra, perché implica una soluzione obbligata, cioè un aumento della produttività e una riduzione del costo del lavoro. Ma Hollande sembra esserne convinto, così come sembra convinto dell'inutilità di una politica keynesiana. E da qualche mese le sue misure vanno tutte nella stessa direzione: controllo del deficit pubblico, sgravi alle imprese per favorirne la competitività, riduzione dell'imposta sulle società, rifiuto di imporre un tetto agli stipendi dei manager del settore privato. La Finanziaria 2014, che sarà varata il 25 settembre, codificherà la svolta : gli sconti alle aziende saranno pagati dalle famiglie. In sostanza, Hollande manda a dire al paese che senza un rilancio del made in France non c'è crescita possibile a medio-lungo termine e che l'unico aumento del potere d'acquisto può venire da un calo della disoccupazione.
Scelte coraggiose, dettate anche dalla necessità di rassicurare gli investitori esteri, perlomeno perplessi di fronte ad alcune dichiarazioni ministeriali roboanti o all'ingerenza governativa nelle trattative private (la vendita di Daily Motion a Yahoo è stata impedita con un atto di autorità). Qualcuno dice che non è abbastanza, ma il tutto e subito non ha mai funzionato. Casomai, la politica di Hollande pecca per la mancanza di spiegazioni : il presidente non dà l'impressione di avere un obiettivo e di cercarlo con coerenza. Ma certo, il programma attuale non fa sognare ed è molto più difficile da far accettare che non le formule facili usate a suo tempo in campagna elettorale.
Sia pur presentata in termini eccessivi, la tesi di Libération è abbastanza fondata. Nei primi dodici mesi all'Eliseo, Hollande ha finito per convincersi di una cosa : il vero problema dell'economia francese (oberata da un debito pubblico al 90%, un deficit largamente sopra il 3%, un'industria in declino e una bilancia commerciale in disavanzo da più di dieci anni) è la competività delle sue imprese.
Una diagnosi che in genere non piace a sinistra, perché implica una soluzione obbligata, cioè un aumento della produttività e una riduzione del costo del lavoro. Ma Hollande sembra esserne convinto, così come sembra convinto dell'inutilità di una politica keynesiana. E da qualche mese le sue misure vanno tutte nella stessa direzione: controllo del deficit pubblico, sgravi alle imprese per favorirne la competitività, riduzione dell'imposta sulle società, rifiuto di imporre un tetto agli stipendi dei manager del settore privato. La Finanziaria 2014, che sarà varata il 25 settembre, codificherà la svolta : gli sconti alle aziende saranno pagati dalle famiglie. In sostanza, Hollande manda a dire al paese che senza un rilancio del made in France non c'è crescita possibile a medio-lungo termine e che l'unico aumento del potere d'acquisto può venire da un calo della disoccupazione.
Scelte coraggiose, dettate anche dalla necessità di rassicurare gli investitori esteri, perlomeno perplessi di fronte ad alcune dichiarazioni ministeriali roboanti o all'ingerenza governativa nelle trattative private (la vendita di Daily Motion a Yahoo è stata impedita con un atto di autorità). Qualcuno dice che non è abbastanza, ma il tutto e subito non ha mai funzionato. Casomai, la politica di Hollande pecca per la mancanza di spiegazioni : il presidente non dà l'impressione di avere un obiettivo e di cercarlo con coerenza. Ma certo, il programma attuale non fa sognare ed è molto più difficile da far accettare che non le formule facili usate a suo tempo in campagna elettorale.