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Se Blair diventa
premier del mondo

di ENRICO FRANCESCHINI

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Era il primo ministro britannico. Sognava di diventare presidente dell'Unione Europea (e forse lo sogna ancora). Intanto è diventato "il premier del mondo", come lo definisce oggi il quotidiano Independent di Londra. Da quando si è dimesso da capo del governo e ha aperto una società di pubbliche relazioni, Tony Blair è diventato il consulente di più di venti paesi, dal Kazakhstan all'Albania, per citare gli ultimi due aggiunti alla lista dei suoi clienti. I maligni lo accusano di fare un sacco di soldi: in effetti la Blair Spa, come viene soprannominata, incassa ormai decine di milioni di sterline l'anno suggerendo a capi di stato stranieri come meglio svolgere la loro attività. Lui ammette che è vero, ma non sono soldi rubati e soprattutto sostiene che i suoi consigli mirano a sospingere governi e governanti sul cammino della democrazia. All'Albania, per esempio, spiega come ottenere l'ingresso nell'Unione Europea. Al Kakazhstan, come avere una migliore reputazione internazionale per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. Non sono consigli soltanto a base di immagine e pi. erre: in sostanza Blair porta avanti una battaglia simile a quella che conduceva quando era a Downing street.

Certo è facile fare dell'ironia, quando lo si vede sfrecciare su un costoso jet privato preso a noleggio, il Blair Force One, titolano i giornali inglesi, riecheggiando l'Air Force One su cui viaggia il presidente degli Stati Uniti. Ma è un volo che Blair paga di tasca propria. Quando era primo ministro, viceversa, non mancava di viaggiare sulla Ryan Air, con tutta la famiglia, per andare in vacanza in Italia, facendo risparmiare soldi al proprio stato e dando un esempio di pubblica parsimonia.

Il fatto è che, qualunque cosa faccia, Blair suscita antipatie. Da parte della destra britannica e non solo, e questo non è sorprendente: insieme a Bill Clinton dall'altra parte dell'oceano, è stato protagonista di un riallineamento della sinistra mondiale che ha portato i partiti di centro-sinistra al governo in 13 degli allora 15 paesi dell'Unione Europea. E' l'unico leader laburista della storia ad essere stato eletto tre volte consecutive; e probabilmente sarebbe stato eletto una quarta, battendo il conservatore David Cameron, se la gelosia e i conflitti intestini del suo partito non lo avessero costretto a dimettersi anzi tempo per lasciare il posto a Gordon Brown. Più sorprendente è l'antipatia che Blair suscita sinistra. Errori ne ha fatti, beninteso: l'appoggio a Bush nella guerra in Iraq, una decisione sbagliata anche se, per conto suo, presa per ragioni nobili, il desiderio di diffondere la democrazia nel mondo arabo. E gli si possono imputare altri sbagli: poca attenzione agli effetti nocivi della deregulation finanziaria che è stata tra le cause del grande crollo del 2007-'08 (ma non è stato certo l'unico a sbagliare, da questo punto di vista, a sinistra eocme a destra); un eccesso di "spin", di enfasi nella presentazione della sua immagine, anche se poi oggi tutti imitano la sua lezione.

Tra gli imitatori, in Italia, ora c'è Matteo Renzi, che fa riferimento esplicito a Blair come suo modello. Blair non era di sinistra, come Renzi non è veramente di sinistra, ribattono i loro oppositori. Ma se nel caso del sindaco di Firenze bisognerà attendere per scoprire chi è, nel caso di Blair ci sono dieci anni di governo a dimostrare che ha cercato di tenere a sinistra la barra della politica, in un mondo che cambia economicamente e demograficamente. Chissà se, col senno di poi, il giudizio nei suoi confronti diventerà più positivo.