Roma 2016

RepIdee, l'Italia e la sfida della competitività con Calenda, Saccomanni e Castellucci

(agf)
Al Maxxi Auditorium il ministro dello Sviluppo Economico, l'ex ministro del governo Letta e l'ad di Atlantia intervistati da Eugenio Occorsio
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Competitività delle imprese italiane, ddl concorrenza, detassazione del lavoro, salario di produttività, riforma dell'Istituto italiano per il commercio estero, ruolo della formazione, delle banche e dei sindacati nella crescita del Paese e delle sue aziende. Di tutto questo si è parlato al Maxxi Auditorium nella sesta serata del festival "Repubblica delle Idee". Protagonisti il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, l'ex ministro del governo Letta Fabrizio Saccomanni, l'ad di Atlantia (holding di Autostrade per l'Italia e Aeroporti di Roma) Giovanni Castellucci intervistati da Eugenio Occorsio. Un'analisi dettagliata dei fattori di debolezza che gravano sulle nostre imprese e qualche ricetta per rimuoverli e far fare un salto di qualità allo sviluppo del Paese.

Si parte dal ddl concorrenza in discussione in Parlamento. "Non la migliore delle leggi possibili - dice Calenda - ma deve essere chiusa in tempi rapidi. Uno dei problemi del Paese è che se arriva un nuovo ministro i provvedimenti si fermano: è una sorta di tela di Penelope. Ciò che questo provvedimento stabilisce invece è che uno degli elementi della competitività è la concorrenza. Va portata a casa entro l’estate. La politica industriale non si fa più dando un incentivo a Tizio o a Caio ma si costruisce un quadro, un ambiente favorevole allo sviluppo".

Altro tema quello della produttività, un problema non solo italiano ma che qui investe la dimensione d'impresa. "Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, è stato coraggioso nell'assemblea annuale a dire che 'piccolo non e' bello, che il piccolo è bello se diventa grande" spiega il ministro dello Sviluppo economico. "Se - aggiunge - costruiamo una mitologia della piccola impresa è sbagliato". Il governo "non può costringere le imprese a fondersi, il governo deve aiutare con strumenti che non sono più settoriali. Dobbiamo fare politiche che incidono sul contesto. Politiche per l'offerta che aiutino le imprese a essere più competitive".

D'accordo l'ad di Atlantia, Castellucci: "Bisogna puntare sulle politiche dell’offerta come fanno i Paesi più avanzati, ovvero creare le condizioni di contorno perché un’azienda cresca come dimensioni e come ambizioni". E aggiunge: "Noi scontiamo una tassazione sul lavoro molto più alta che in altri Paesi". Un tasto dolente che torna più e più volte durante il dibattito.

"Sono favorevolissimo alla decontribuzione e alla detassazione. Penso, e questo è il contributo che porterò in Finanziaria, che questo debba andare sul salario di produttività, cioè sulla quota di salario che si negozia in azienda, è legata all'andamento dell'impresa e sarà sempre più importante" dichiara il ministro. Per Saccomanni, che racconta come in Italia "molte piccole imprese sono di propietà e gestione familiare mentre in Germania o Inghilterra sono affidate a manager", è ora "di introdurre strumenti innovativi come la detassazione di quella quota di utili che venga reinvestita negli aumenti di capitale, presupposto a una crescita dell’azienda".

Ma tanti sono i problemi. Ad esempio, sostiene Castellucci, "il sistema educativo italiano ha perso molti colpi negli utlimi anni e si è involuto verso una preparazione monosettoriale che non mette i laureati in condizione di fronteggiare dinamicamente imprevisti o situazioni che potrebbero diventare opportunità. La riforma universitaria del 3+2 in questi senso ha trasformato gli atenei in luoghi dove non si forma né si seleziona classe dirigente".

Occhi puntati anche sugli incentivi. Il ministro dello Sviluppo economico a settembre presenterà un piano di spending review del dicastero per diminuire i costi e renderlo più efficiente. "Dopo l'estate avremo un quadro chiaro e razionale degli incentivi disponibili e li concentreremo su poli strategici più che su singoli settori. La mia sfida - spiega Calenda a la Repubblica delle idee - che magari fallirò miseramente è presentare un piano industriale per diminuire i costi del ministero e non perchè me lo ha chiesto il Mef, ma per aumentare l'efficienza". Il tema della spending review, sottolinea, non "è una partita persa a patto che la facciamo in un modo: semplificando i processi e così liberando le risorse. Bisogna - ha concluso - partire dalla definizione degli obiettivi del ministero e dalla semplificazione dei processi".