Società

QUEL GIORNO

La strage di Ustica
raccontata da Repubblica

Il 27 giugno del 1980 l'aereo dell'Itavia esplode a largo dell'isola di Ustica. Uno dei giornalisti che ha riferito la cronaca di quei giorni è stato Luca Villoresi, il suo ricordo e la prima pagina storica
di GLORIA BAGNARIOL

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Il 27 giugno 1980 il Dc 9 Bologna-Palermo esplode e scompare a largo dell'isola di Ustica: un guasto? un errore del pilota? un sabotaggio? e poi, un missile? Interrogativi che rimangono sospesi anche 33 anni dopo. La verità giudiziaria dopo 4.000 testimoni, 115 perizie e quasi trecento udienze non è mai stata trovata. Luca Villoresi è stato l'inviato di Repubblica che ha raccontato i primi giorni della strage.

All'inizio si parlava di incidente tecnico, sbaglio umano, bomba a bordo..
"Niente era chiaro. In quel momento l'unica cosa che c'era nella mente era la disgrazia, non il retroscena politico. I primi giorni erano solo per l'angoscia di queste persone, non si poteva immaginare quello che veniva dopo".
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Lei che idea aveva appena arrivato a Napoli?
"Circolavano molte ipotesi, io ricordo di essere stato a lungo davanti al mare, a fissarlo. Per capire bene cosa scrivere..".

Poi si è fatta più chiarezza?

"Nei giorni immediatamente successivi no, le informazioni sono iniziate ad arrivare nelle settimane seguenti: qualcuno chiamava, ma nessuno si comprometteva. Si era iniziato a capire che qualcosa non tornava, che non era un semplice incidente. Si provava a collegare i vari indizi, a connettere i pezzi".

Che 33 anni dopo ancora non sono stati completamente ricollegati
"A caldo puoi costruire alcuni elementi, puoi mettere insieme un discorso documentato. Dopo così tanto tempo anche se arriva il vero testimone, quello che sapeva tutto, non è facile capire, credergli".

Si arriverà mai a capire cosa è successo veramente al Dc-9?

"Credo che rispetto ad altre stragi la verità su Ustica sia più abbordabile. Ci sono ancora tante persone che sanno come è andata, almeno in parte. C'è stato un forte depistaggio, certo, l'omertà era evidente, ma a differenza di altri casi questa è stata una strage non voluta. Nessuna manovra programmata. Si può dire che in un certo senso si sono trovati a improvvisare. All'inizio tutti hanno fatto finta di niente, poi quando non era più possibile hanno iniziato a infarcire la storia di voci, piste.. e così hanno insabbiato tutto"