Società

"Generazione sdraiata? No, siamo solo furiosi"

Sono in movimento cambiano città e vanno all'estero per cercare opportunità. Scrittori e blogger under 30 rispondo al libro di Serra
di RAFFAELLA DE SANTIS

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Sarà una reazione. Forse è solo la risposta istintiva a una crisi d'identità. Mai però come in questi ultimi tempi sono stati pubblicati libri che ruotano intorno alla figura del padre. Ma i figli che pensano di questo campionario di padri incredibilmente variegato? Padri che non capiscono e che li guardano fare scelte per loro incomprensibili. Come accade a Michele Serra che vede in suo figlio diciassettenne l'appartenente alla tribù degli Sdraiati che trascorrono il tempo passando dal letto al divano, sempre connessi, tra tv, iPod, computer (pubblicato da Feltrinelli, è primo in classifica con 80 mila copie vendute in tre settimane e sei ristampe). O come nel caso di Giovanni Valentini con il figlio Niccolò, trentenne militante nel Movimento 5 Stelle. Dal loro dialogo è nato un libro, Voto di scontro, edito da Longanesi.

Padri quarantenni saturnini, sul tipo del Padre infedele di Antonio Scurati (Bompiani), che imparano a cantare la ninna nanna ai figli piccoli, ma non sanno affrontare una crisi coniugale senza andare in tilt. Padri separati ai quali è negata insieme alla possibilità di vedere la figlia anche la gioia della paternità: Gianni Biondillo, Nel nome del padre (Guanda). Padri in difficoltà, come Gianluca Nicoletti, genitore di un figlio autistico ( Una notte ho sognato che parlavi, Mondadori).

A volte, invece, il viaggio è percorso a senso contrario: Valerio Magrelli in Geologia di un padre( Einaudi) restituisce lo sguardo del figlio per riannodare i fili di un rapporto: "Era lo zenit della mia ammirazione infantile", scrive: un padre- eroe come Ulisse, Sandokan, Mandrake.

Padri e figli è il titolo di un noto romanzo di Turgenev. E se lo ribaltassimo? Cosa dicono i figli dei padri? Come li guardano, come li giudicano? Massimo Recalcati, che lavora da anni intorno al tema lacaniano dell'"evaporazione del padre", nel Complesso di Telemaco (Feltrinelli) ha indicato nel figlio di Ulisse, l'esempio del giovane che aspetta il ritorno del padre e invoca la sua legge, pronto a raccoglierne l'eredità. Perché, per quanto se ne dica, anche i figli della crisi e del consumismo hanno bisogno di un punto di riferimento, di una legge autorevole a cui appellarsi per diventare adulti. Proviamo allora a scrivere il romanzo dei figli sui padri, dando la parola ad alcuni scrittori delle ultime generazioni.

"Siamo cresciuti nell'instabilità, ma non ci diamo per vinti. Non siamo affatto sdraiati, siamo semmai incasinati, impegnati su diversi fronti perché abituati a vivere nella precarietà", dice Claudia Crocco, 26 anni, un dottorato a Trento dopo essersi laureata all'università di Siena e aver fondato insieme a un gruppo di coetanei il blog
404: File not found, nato nel 2010 durante il movimento di protesta dell'Onda. Claudia fa parte della generazione Erasmus, ha vissuto in Inghilterra e in Australia, ha già molte medaglie conquistate sul campo, ma sul futuro un grande punto interrogativo: "Non dipende da me, non so cosa accadrà tra un anno... Purtroppo i padri parlano di noi più di quanto ne parliamo noi stessi". Lorenzo Mecozzi, un suo collega blogger ventiquattrenne, figlio di impiegati, arrivato a Siena da Fermo per studiare, ribalta la prospettiva: "I nostri padri non vogliono prendersi la responsabilità dei loro fallimenti. Ho fatto l'Erasmus a Parigi e mentre scrivo la tesi lavoro part time per pagarmi gli studi. Non posso perdere tempo. Siamo una generazione furiosa, non possiamo permetterci il lusso di poltrire".

Colpisce l'ottimismo della volontà, anche rispetto alla mancanza di lavoro. Leyla Khalil, 22 anni, ha messo su due blog (Pop Corners e Facci un salto), curato un'antologia di racconti sui fast food, si sta laureando in Mediazione culturale e intanto segue corsi di Kung Fu e fa la giocoliera: "Mio padre sognava per me un buon matrimonio. Io mi sento versatile, irrequieta. Come definirei i miei coetanei? La generazione dei saltellanti. Perché saltiamo, anche per necessità, di qua e di là e siamo abituati a stare sempre con i piedi in più scarpe. Forse non avremo mai il lavoro dei nostri sogni, ma questo ci ha insegnato a essere versatili e non
è un male".

Anche chi come Giorgio Ghiotti, autore per Nottetempo del romanzo Dio giocava a pallone, è arrivato a coronare il suo sogno di scrittore a soli 18 anni, lancia un avvertimento agli adulti: "La crisi economica non può ricadere su noi figli. Lo spettro della disoccupazione, quel monito continuo dei genitori "fai le scelte
giuste, altrimenti non troverai lavoro" può diventare un peso. Col risultato che spesso siamo poco fiduciosi nelle nostre qualità, pieni di passioni, ma scoraggiati ". Giorgio è una felice eccezione: lui è stato sempre sostenuto dai genitori (mamma casalinga laureata in economia e commercio e papà assistente parlamentare) e ora, oltre a scrivere, sta progettando insieme a Nicola Ingenito una rivista di scrittori ventenni. Si chiamerà Choosbury, un neologismo nato dall'unione dell'inglese "to choose", che significa "scegliere" e "Bloomsbury", dal circolo che animò la vita letteraria della Londra di inizio Novecento.

Di loro si è detto: bamboccioni (copyright Padoa Schioppa), viziati e schizzinosi (anzi choosy, secondo la sfortunata definizione dell'allora ministro del lavoro Elsa Fornero). Ma loro si vedono come la generazione che è sopravvissuta al naufragio. Almeno prima c'erano i Padri (quelli con la maiuscola), o i loro surrogati (la parrocchia, il partito, il lavoro) e adesso? Marco Cubeddu, autore di C. U. B. A. M. S. C. Con Una Bomba a Mano sul Cuore (Mondadori) dice: "Quando il Titanic becca l'iceberg non va subito a picco. L'89, l'anno del crollo del muro, è stato l'iceberg. Beccato l'iceberg però abbiamo continuato a vivere come se ci fosse ancora una festa in corso, come sul Titanic prima della collisione. Invece la nave stava affondando e ora alle nuove generazioni non resta che andare avanti senza alcuna certezza. Io e miei coetanei, quelli nati nell'87, abbiamo vissuto gli ultimi fasti, per noi esisteva ancora il McDonald e l'America era ancora un sogno. Ma oggi perfino l'America non è più un mito di progresso".

Sono sempre in movimento, cambiano città in continuazione, abituati a guardare all'estero per cercare opportunità. Viola Di Grado, 26 anni, due romanzi all'attivo pubblicati con e/o (Settanta acrilico trenta lana e
Cuore cavo), è figlia di intellettuali, ora vive in Inghilterra dove sta facendo un dottorato in Buddismo. Parla inglese, giapponese e cinese, è andata via dalla sua terra, la Sicilia, appena compiuti i 18 anni: "Sapevo che volevo diventare scrittrice fin da quando ero bambina. Sono tutt'altro che sfaticata, sono inquieta".

Per tutti gli altri, per gli adolescenti pigri che di impegnarsi troppo non ne vogliono sapere, è appena uscito un libro di Bernd Brunner intitolato L'arte di stare sdraiati (Raffaello Cortina), un elogio alla "vita orizzontale" che potrebbe diventare il loro vangelo.
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