Il gioco amaro della vita: Mario Monicelli nelle battute fulminanti dei suoi film
di ARIANNA FINOS
Mario Monicelli
Il 29 novembre del 2010 ci lasciava Mario Monicelli, maestro del cinema italiano e grande narratore. Il suo sguardo unico, graffiante, disincantato ma ricco di passione civile, ha segnato la storia della commedia all'italiana. Lo ricordiamo con una selezione delle citazioni più illuminanti dai suoi capolavori
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Il 29 novembre di otto anni fa moriva Mario Monicelli, maestro del cinema italiano e grande narratore. A modo suo, a 95 anni, lucido, dopo aver combattuto contro un tumore della prostata in fase terminale, si è tolto la vita.
Mario Monicelli, le immagini di una vita
Fu uno dei principali esponenti della commedia all’italiana, candidato sei volte all’Oscar. Studente universitario aveva fondato il giornale di sinistra Camminare, occupandosi di critica cinematografica. Il primo film lo diresse a vent’anni: I ragazzi della via Paal. Complessivamente ne ha diretti 49.
Il medico e lo stregone (1957), con Vittorio De Sica, I soliti ignoti (1958), La grande guerra(1959). I compagni (1963), con Marcello Mastroianni. L’armata Brancalone (1966) con Vittorio Gassman, e il seguito Brancaleone alle crociate (1970). E ancora il film culto Amici miei (1975) e Un borghese piccolo piccolo (1977) con Alberto Sordi, con cui girerà anche Il marchese del grillo nel 1981. E poi Parenti serpenti (1992), Cari fottutissimi amici (1994), con Paolo Villaggio e Le rose del deserto che nel 2006 che chiude la sua filmografia.
Nelle sue commedie spicca l’umorismo toscano frutto di un’infanzia e adolescenza vissute a Viareggio (anche se era romano), con una predilezione per i personaggi perdenti. Lo ricordiamo con alcune delle battute dei suoi film.
Le scene dai film
TOTO' CERCA CASA (1949)
“La vedova è la moglie di un cadavere”
TOTO' E CAROLINA (1955)
“Un po' di rispetto, è un cadavere morto!”
I SOLITI IGNOTI (1958)
Brigadiere, come vede, si lavicchia! (Dante Cruciani)
Rubare è roba per gente seria, mica per gente come voi! Voi, al massimo... potete andare a lavorare! Tiberio (Marcello Mastroianni)
La grande guerra (1959)
LA GRANDE GUERRA (1959)
“O non so niente! Se lo sapessi ve lo direi! Io sono un vigliacco, lo sanno tutti!”
Il soldato Oreste Jacovacci (Alberto Sordi) agli austriaci che lo stanno per fucilare.
L'ARMATA BRANCALEONE (1966)
Oh, gioveni! Quando vi dico "sequitemi miei pugnaci", dovete sequire et pugnare! Poche fotte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche.
Brancaleone da Norcia (Gassmann)
Brancaleone: Quella pallida ma appetibile chi è?
Teofilatto: Mia sorella.
Brancaleone: No, intendo quella a latere con la faccia di baldracca.
Teofilatto: Mia matre.
"Amici miei", quarant'anni di zingarate
Si ritrovavano in piazza Beccaria, davanti al cinema Metropolitan, poi andavano al bar Necchi e in piazza Santa Croce, in giro per Firenze. Erano le avventure di un gruppo di inseparabili amici fiorentini che affrontavano i loro disagi con scherzi a danno di malcapitati, protagonisti del film Amici miei di Mario Monicelli, uscito al cinema il 10 agosto del 1975, quarant'anni fa. Ugo Tognazzi ovvero il conte Mascetti, Philippe Noiret nel ruolo del giornalista Giorgio Perozzi, Duilio del Prete in quello di Guido Necchi, Adolfo Celi che interpretava Alfeo Sassaroli, Gastone Moschin, ovvero Rambaldo Melandri: battute, gag, zingarate e tormentoni che hanno resistito al passare del tempo diventando cult.
Addio a Gastone Moschin: indimenticabile in ''Amici Miei''
AMICI MIEI (1975)
“- Sono sempre i più meglio che se ne vanno.
- Eh, è la vita: oggi a te, domani a lui”
Taciturno inveroché laconico, ma quando che parla ogni parola è una sentenza.
Peppe il pantera (Vittorio Gassman)
“Mi sono detto tra me e me (che tra l'altro dista pochissimi centimetri)...”
- Lello: Sii astuto come un cervo.
- Necchi: Che bischerate tu dici? Il cervo non è astuto. Semmai, astuto come una volpe.
- Lello: Sì, ma la volpe 'un c'ha mica le corna.
Lello Mascetti (Ugo Tognazzi), Necchi (Renzo Montagnani)
Tarapìa tapioco, la supercazzula brematurata con scappellamento a destra come fosse antani.
Lello Mascetti (Tognazzi)
Quando penso alla carne della mia carne chissà perché divento subito vegetariano.
Giorgio Perozzi (Philippe Noiret)
Anch'io ho sofferto. Ho sofferto come un cane per quasi tre quarti d'ora...
Professor Sassaroli (Adolfo Celi), Rambaldo Melandri (Gastone Moschin)
Come chi sono io? Lei ha il tratto ed i modi della persona colta, signora... Si ricorderà sicuramente di Omero e dell'Odissea... Signora, io mi chiamo... Nessuno!
Giorgio Perozzi (Philippe Noiret)
E io rimasi lì a chiedermi se l'imbecille ero io... che la vita la prendevo tutta come un gioco, o se era lui... che la prendeva come una condanna ai lavori forzati, o se lo eravamo tutti e due (Il Perozzi)
Un borghese piccolo piccolo (1977)
UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO (1977)
Alla fine, sempre, prima di chiudersi nei rispettivi uffici, gli impiegati si trovavano d'accordo che l'istituzione di una sana pena di morte avrebbe messo a tacere definitivamente tutta la violenza di questo mondo.
IL MARCHESE DEL GRILLO (1981)
Parola d'ordine: il grillo del marchese sempre zompa, chi zompa allegramente sempre campa.
Che ci volete fare: ma io so io, e voi nun siete un cazzo. Onofrio Del Grillo (Alberto Sordi)
Adesso, pure io posso perdonare che mi ha fatto male: in primis, al Papa, che si crede il padrone del cielo, in secundis, a Napulioune, che si crede il padrone della Terra, e per ultimo al boia, qua, che si crede il padrone della morte, ma soprattutto, posso perdonare a voi, figli miei, che non siete padroni di un cazzo!
Frà Bastiano (Flavio Bucci)
La giustizia non è di questo mondo, ma dell'altro.
AMICI MIEI ATTO II (1982)
Sassaroli: In Italia l'uomo comanda.
Necchi: No, in Italia l'uomo fa quel cazzo che vuole. È diverso. Professor Sassaroli (Adolfo Celi), Necchi (Renzo Montagnani)
Ahi ahi ahi! Ci troviamo di fronte ad un tipico caso di defecazio isterica, si ha la chiara e netta sensazione di defecare, ma non esce nulla. Bisogna operare subito!
Professor Sassaroli (Adolfo Celi)