Le Storie

I segreti di San Gennaro raccontati da Dumas sono meglio di una fiction

Il grande scrittore francese Alexandre Dumas moriva il 5 dicembre 1870. Padre indiscusso di ogni fiction popolare che si rispetti, l'anticipatore di ogni soap opera e serie tv dei nostri giorni, aveva una grande passione per l'Italia. E per Napoli in particolare
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Il 5 dicembre 1870 Alexandre Dumas muore nella villa di Puys, vicino a Dieppe, nell'Alta Normandia, dove si era trasferito a stare con il figlio (l'autore omonimo de La signora delle camelie). Prima di morire aveva iniziato a scrivere un altro romanzo ambientato in epoca napoleonica, Il cavaliere di Sainte-Hermine, che non riuscirà a portare a termine.

In occasione dell'anniversario della morte del grande romanziere, vale la pena ricordare accanto al creatore di personaggi indimenticabili come D'Artagnan, il conte di Montecristo o l'abate Faria, anche lo scrittore antropologo, affamato di vita e osservazioni sul campo.

DALL'ARCHIVIO/ Eolie, anno 1835. Dumas racconta

Non c'era nulla che la fantasia di Dumas non trasfigurasse narrativamente. Oltre agli avventurosi e sterminati romanzi pubblicati a puntate sulle pagine dei giornali, Dumas, da bravo uomo di cultura ottocentesco, amava l'Italia. Farà più di un viaggio nel nostro paese, innamorandosi di Napoli. Molte storie napoletane, ricche di leggende e aneddoti che piacquero a Benedetto Croce, si leggono nei quattro volumi de Il corricolo (1841-43), che prendeva nome dal calessino napoletano tirato dai cavalli che si usava nella città partenopea. Tra le pagine più interessanti de Il corricolo, ci sono quelle dedicate a san Gennaro. Quando va a visitare il monastero di Santa Chiara a Napoli, Dumas si ritrova schiacciato da una folla di devoti pigiati gli uni sugli altri. Sono lì per assistere al miracolo della liquefazione del sangue disseccato del santo. Dato che il miracolo tarda, la massa dei fedeli si inferocisce e inizia a insultare san Gennaro. Le più agitate sono un gruppo di donne, che a Dumas appaiono come megere indemoniate.

Dalle loro bocche escono insulti irripetibili: "Insultavano il santo sul suo altare come la plebaglia ubriaca avrebbe potuto fare a un parricida sul patibolo". Si calmano solo quando il sangue si scoglie: "Gloria a san Gennaro! Il miracolo è fatto!". A quel punto la situazione si ribalta, chi insultava ringrazia, chi sbraitava piange dalla commozione: "Tutto quel popolaccio, folle di gioia, si rotolava per terra, si rialzava, si abbracciava, gridava: 'Miracolo! Miracolo!' e, agitando i fazzoletti intrisi di lacrime, domandava perdono a san Gennaro degli eccessi cui si era spinto nei suoi riguardi".

Napoli, si ripete il miracolo del sangue di San Gennaro

La storia di san Gennaro nelle mani di Dumas diventa più stimolante di una fiction creata ad arte. L'altro elemento di colore che lo scrittore viaggiatore nota nelle case in cui viene invitato sono i cornetti porta fortuna o scaccia iella: "Non entrate in una casa napoletana appena aristocratica
senza che il primo oggetto che vi colpisca in anticamera non sia un paio di corna; più le corna sono lunghe, più sono efficaci. Si fanno venire generalmente dalla Sicilia: è là che si trovano le più belle. Ne ho vedute che avevano fino a tre piedi di lunghezza e costavano 500 franchi il paio".

Dumas rimane stupito, s'interroga sulle origini di quell'usanza, fa indagini, infine però ammette di non esserne venuto a capo: "Ma per quante ricerche abbia fatte su questo oggetto, confesso che non ho potuto scoprire nulla su cui appoggiare la minima teoria o costruire il più piccolo sistema".
Non entrate in una casa napoletana appena aristocratica senza che il primo oggetto che vi colpisca in anticamera non sia un paio di corna; più le corna sono lunghe, più sono efficaci
Nel corso della sua vita, Dumas ha prodotto duecentocinquantasette opere e decine di drammi teatrali. Era uno scrittore instancabile, che lavorava come una moderna factory creativa, aiutato da uno stuolo di collaboratori. Sfornava storie a ritmo incessante.

"Il potere corrotto secondo Dumas" di EUGENIO SCALFARI

Alcuni dei suoi libri più famosi, tra cui I tre moschettieri, Vent'anni dopo, e Il Conte di Montecristo, sono stati scritti nel corso di due anni, tra il 1944 e il 1945. Nella sua smania affabulatoria, non c'è dubbio che Dumas sia stato il grande maestro del feuilleton a puntate sui giornali. E' lui il padre indiscusso di ogni fiction popolare che si rispetti, l'anticipatore di ogni soap opera e serie tv dei nostri giorni.