Il 10 dicembre 1830 nasceva la grande poetessa americana Emily Dickinson. Nelle sue opere c’è l’amore per la Natura, l’esplorazione della solitudine, ma anche le piccole felicità che ci sono date. Il nostro ricordo parte da qui, da una selezione di sue poesie sulla felicità
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CHI oggi ha una ‘mezza età’, e - come tutti - ha cominciato a scoprire la poesia nell’adolescenza, ricorda quella edizione di poesie di Emily Dickinson. Silenzi, copertina grigio-marrone (era un’epoca dove le sfumature si portavano), traduzione di Barbara Lanati, pubblicato da Feltrinelli. Poco prima, nel 1983, erano uscite ‘Le stanze d’alabastro’, sempre per Feltrinelli e curate da Nadia Campana.
Sembra un noioso riferimento bibliografico, ma le storie editoriali dei libri possono cambiare la vita dei libri. Erano gli anni Ottanta, Emily Dickinson fino a quel momento era stata tradotta in un elegante cofanetto edito da Sansoni non facilmente reperibile, da Ginevra Bompiani, da Guanda e in un’antica edizione Mondadori, curata da Guido Errante.Il ritorno di ‘Silenzi’ ( era uscito per Savelli, negli anni settanta) portò Emily Dickinson a essere molto più letta e dunque molto amata. La poetessa americana, nata il 10 dicembre del 1830 e rimasta a vivere ‘ritirata’ nella casa di famiglia, usa la poesia come riflessione costante, quasi mistica, sul mondo. Alla sua morte, la sorella ritrovò più di 1700 poesie.
Che l’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore
Molti dei suoi versi sono diventati celebri ( “Che l’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore”; “Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano”; “Chi non ha trovato il Paradiso − quaggiù − Lo mancherà lassù”) e molte edizioni nuove sono arrivate. Nelle sue poesie c’è l’amore per la Natura, c’è un’esplorazione della solitudine, ma anche le piccole felicità che ci sono date. Il ricordo parte da qui, da una selezione di sue poesie sulla felicità. Secondo Emily Dickinson.
“Nelle mie dita tenevo un gioiello
quando mi addormentai.
Il giorno era caldo - il vento greve.
Mi dissi: “durerà”.
Al mio risveglio
rimproverai le mie dita innocenti.
La gemma era scomparsa.
Adesso è un ricordo d’ametista
tutto ciò che mi rimane”.
“Quando per me i diamanti sono una leggenda
e i diademi una favola
spargo spille ed orecchini
e li espongo in vetrina.
Sebbene io sia poco nota
la mia arte trovò acquirenti
in un giorno d’estate.
Fu una regina - una volta -
e l’altra - una farfalla”.
“Penso che l’ora più lunga
sia quella in cui aspetti la carrozza - quando
il treno è arrivato.
Sembra che il tempo
irritato per la felicità che s’avvicina
abbia fermato le lancette d’oro
e impedisca ai secondi di passare -
ma finisce il più lento degli istanti
e il pendolo comincia a ricontare
ad alta voce - come uno scolaretto.
Nell’atrio i passi si fanno più veloci
il cuore batte più forte.
Ed io, dato il mio timido saluto -
ch’è un’offerta d’amore -
prendo il mio piccolo violino
e vado un po’ più a nord”.
“Il vederla è un quadro -
sentirla una canzone -
conoscerla un eccesso
innocente come giugno -
non conoscerla - una pena -
averla per amica
un calore tanto vicino - come se il sole
ti splendesse in mano”.
“Per fare un prato bastano
un trifoglio, un’ape,
un trifoglio, un’ape
e un sogno.
Può bastare il sogno
se le api sono poche”.
“Credo che Vivere – potrebbe essere Felicità Assoluta
Per chi ha il coraggio di provarci –
Ma è al di là delle mie forze immaginarlo –
Al di là delle mie labbra – riconoscerlo"
(Le poesie sono tratte dall’edizione Newton Compton tradotte da Gabriella Sobrino e dal lavoro meritorio di Giuseppe Ierolli che ha messo online un tesoro; tra i libri da consultare, in una sterminata bibliografia, citiamo la raccolta dei Meridiani Mondadori a cura di Marisa Bulgheroni, le traduzioni per Crocetti e Salani di Nicola Gardini, ‘104 poesie’ scelte da Silvia Bre per Einaudi)