Figlia di un ufficiale prussiano, cresciuta in un ambiente borghese, Marlene cominciò la sua carriera come ballerina e cantante nei cabaret della Berlino di Weimar. Aveva sposato un uomo di spettacolo, Rudolf Sieber (da cui non divorziò mai) e aveva una bambina, Maria. Vestiva spesso in abiti maschili, aveva relazioni sentimentali con uomini e donne, era sexy e terribilmente ambiziosa.
Così, quando il regista Josef von Sternberg da Hollywood arrivò in Germania nel 1930 per girare, in tedesco e in inglese, la torbida storia dell'Angelo Azzurro, gli bastò vederla recitare per capire che solo lei poteva essere Lola Lola, la ballerina che seduce fino alla pazzia un timorato professore di ginnasio. Fu da quel momento che Dietrich cominciò a farsi Marlene.
Hollywood Icons, come nasce una diva: la mostra a Roma
Dalle leggende del cinema muto come Charlie Chaplin e Mary Pickford, agli interpreti dei primi film sonori come Marlene Dietrich, Joan Crawford, Clark Gable e Cary Grant, fino ai giganti del dopoguerra come Marlon Brando, Rita Hayworth, Paul Newman. Ritratti di volti e protagonisti esposti a Roma nella mostra Hollywood Icons, fino al 17 settembre a Palazzo delle Esposizioni: 161 foto scattate negli studi cinematografici dagli anni Venti agli anni Sessanta. Il materiale viene dalla collezione dello storico del cinema John Kobal, che ha selezionato le immagini da archivi polverosi e li ha messi in mostra. Giornalista appassionato di film, scrittore e infine, prima della sua morte precoce nel 1991 all'età di 51 anni, tra gli storici preminenti del cinema, John Kobal si è dedicato al lavoro pionieristico di riesumare le carriere di alcuni tra questi maestri della fotografia d’epoca classica hollywoodiana. Le immagini esposte testimoniano il lavoro silenzioso e dietro le quinte dei fotografi di scena come Clarence Sinclair Bull, Eugene Robert Richee, Robert Coburn, William Walling Jr, John Engstead, Elmer Fryer, Laszlo Willinger, A.L. "Whitey" Schafer e Ted Allan. Le loro istantanee ricche di stile furono essenziali alla creazione di divi, dive e alla promozione dei film. Milioni di immagini distribuite dagli studi di Hollywood durante l'età d'oro, opera di artisti della macchina fotografica che lavoravano in velocità e con efficienza promuovendo lo stile hollywoodiano in tutto il mondo
(a cura di Rita Celi)
Vestita da uomo, Marlene scende dal palcoscenico e bacia sulle labbra una giovane signora del pubblico: in questa scena c'è tutto quello che nei film successivi, da Shanghai Express a L'imperatrice Caterina, mai memorabili per sceneggiatura, il sodalizio Dietrich-von Sternberg saprà portare nell'immaginario filmico: la figura di una dark lady solitaria che seduce uomini e donne senza farsi catturare, una sorta di splendido fantasma che interpreta l'incanto e il malessere dell'eros. Poi verrà la Seconda guerra mondiale, con la Dietrich - ormai naturalizzata americana - che raggiunge sul fronte europeo le truppe alleate, trasformandosi da tedesca anti nazista qual è in formidabile strumento della propaganda Usa. Verranno altri film (da rivedere Scandalo Internazionale, dove tra le macerie della Berlino post bellica interpreta una cantante sospettata dagli Alleati di essere stata l'amante dei gerarchi nazisti) e poi, tra i tardi Cinquanta e i Settanta, un formidabile ritorno alle origini in veste di cantante, dal Sahara Hotel di Las Vegas ai teatri di tutto il mondo.
Nel frattempo, una quantità di affair e amori celebri, dall'attore francese Jean Gabin allo scrittore Erich Maria Remarque. In vecchiaia, anni di solitudine e alcolici in un appartamento di avenue Montaigne, a Parigi, dove morirà, novantenne, il 6 maggio del 1992. La figlia Maria Riva, che su di lei ha scritto una poderosa biografia ricca di dettagli non edificanti, sostiene che la sua lunga vita sia stata "una tragedia". Di certo è stata un palco in penombra, strategicamente illuminato solo per circondarla della luce giusta. Una lezione che Lola Lola aveva imparato a Berlino, e non dimenticò mai più.