La vicenda di Gina Martin era iniziata quando lei, ancora venticinquenne, si era accorta di una foto sotto la gonna scattatale da un uomo che l'aveva approcciata durante un festival musicale a Hyde Park. La donna aveva afferrato il telefono del guardone e mostrato l'immagine agli agenti di polizia presenti, ma questi non avevano potuto aiutarla: non esisteva alcuna legge che vietasse quel tipo specifico di molestia. Da quel momento la campagna di Martin, iniziata nell'estate del 2017 e contraddistinta dall'hashtag #StopSkirtingTheIssue, ha collezionato 100 mila firme e un'apparizione in un documentario di BBC3.
Grazie a quella battaglia, scattare fotografie di nascosto sotto la gonna nel Regno Unito oggi è reato. Nei giorni caldi della discussione su Brexit, il parlamento inglese ha infatti approvato una legge che mette al bando la pratica del "upskirting", l'abuso che consiste nell'utilizzare celulari e strumenti fotografici per ottenere immagini intime di una donna.
La legge, che ha ricevuto a metà gennaio l'approvazione da parte della Camera dei Lord, colma un vuoto che dal 2015 ha negato giustizia ad almeno 78 vittime. La proposta era stata appoggiata personalmente anche da Theresa May, ma ciò non aveva impedito che la legge restasse impantanata nelle lungaggini dell'iter parlamentare. Soprattutto per l'opposizione di un compagno di partito della premier, il conservatore Cristopher Chope, che si era scagliato contro le modalità con cui era stato introdotto il disegno di legge. Al termine della votazione decisiva, Gina Martin ha twittato di essere "al settimo cielo".
Grazie a quella battaglia, scattare fotografie di nascosto sotto la gonna nel Regno Unito oggi è reato. Nei giorni caldi della discussione su Brexit, il parlamento inglese ha infatti approvato una legge che mette al bando la pratica del "upskirting", l'abuso che consiste nell'utilizzare celulari e strumenti fotografici per ottenere immagini intime di una donna.
La legge, che ha ricevuto a metà gennaio l'approvazione da parte della Camera dei Lord, colma un vuoto che dal 2015 ha negato giustizia ad almeno 78 vittime. La proposta era stata appoggiata personalmente anche da Theresa May, ma ciò non aveva impedito che la legge restasse impantanata nelle lungaggini dell'iter parlamentare. Soprattutto per l'opposizione di un compagno di partito della premier, il conservatore Cristopher Chope, che si era scagliato contro le modalità con cui era stato introdotto il disegno di legge. Al termine della votazione decisiva, Gina Martin ha twittato di essere "al settimo cielo".