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L'ambasciatore italiano: "Non saremo prigionieri della Brexit"

Intervista a Raffaele Trombetta, capo della sede diplomatica italiana nella capitale britannica da un anno
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LONDRA – “Non vogliamo essere prigionieri della Brexit”. E’ l’impegno che Raffaele Trombetta, ambasciatore italiano a Londra, prende nei confronti della grande comunità di nostri connazionali nel Regno Unito e in senso più ampio riguardo ai rapporti fra Italia e Gran Bretagna. Ex-sherpa per il nostro governo al G7 e al G20, Trombetta è diventato capo della sede diplomatica italiana nella capitale britannica un anno fa, dopo una lunga carriera nella Farnesina in cui è stato anche a Bogotà, una prima volta a Londra (come console), numero due dell’ambasciata di Pechino e ambasciatore in Brasile. Per questa chiacchierata ci ha accolti nelle magnifiche sale dell’ambasciata di Grosvenor Square, mentre la piazza è diventata un cantiere, con i lavori in corso per trasformare l’ex-ambasciata americana, sul lato opposto, in un grande albergo.

Ambasciatore, vuole inviare un messaggio ai 700 mila italiani d…
LONDRA – “Non vogliamo essere prigionieri della Brexit”. E’ l’impegno che Raffaele Trombetta, ambasciatore italiano a Londra, prende nei confronti della grande comunità di nostri connazionali nel Regno Unito e in senso più ampio riguardo ai rapporti fra Italia e Gran Bretagna. Ex-sherpa per il nostro governo al G7 e al G20, Trombetta è diventato capo della sede diplomatica italiana nella capitale britannica un anno fa, dopo una lunga carriera nella Farnesina in cui è stato anche a Bogotà, una prima volta a Londra (come console), numero due dell’ambasciata di Pechino e ambasciatore in Brasile. Per questa chiacchierata ci ha accolti nelle magnifiche sale dell’ambasciata di Grosvenor Square, mentre la piazza è diventata un cantiere, con i lavori in corso per trasformare l’ex-ambasciata americana, sul lato opposto, in un grande albergo.

Ambasciatore, vuole inviare un messaggio ai 700 mila italiani del Regno Unito da questa nuova pagina del nostro giornale digitale a loro dedicata?
“E’ un’opportunità interessante, che apre spazi nuovi di comunicazione e la colgo molto volentieri. Ai nostri connazionali dico questo: siamo la più numerosa comunità di italiani all’estero in tutto il mondo e ciò ci rende speciali. Viviamo un momento complesso, con la Brexit cambierà il quadro delle relazioni, ma non credo cambierà granché per gli italiani che sono già qui”.

Nonostante le promesse che i nostri diritti resteranno inalterati attraverso la formula del “settled status”, la Brexit suscita ansie nella nostra comunità. Cosa farà l’ambasciata?
“Ci tengo ad assicurare che l’ambasciata rimane aperta ai nostri connazionali. Seguiamo e continueremo a seguire la questione dei diritti e del trattamento degli italiani, in caso di accordo o di no deal (cioè di un’uscita dalla Ue senza alcuna intesa, ndr.). Ai membri della nostra comunità dico espressamente: fateci sapere se ci sono situazioni da segnalare, non solo da parte del governo britannico ma anche da difficoltà sul lavoro, difficoltà a registrare il proprio status, discriminazioni per ottenere una casa o di qualunque tipo, anche non istituzionali ma nei rapporti personali e lavorativi. Siamo qui per difendere i vostri diritti”.

Cosa pensa dell’iniziativa di una pagina web chiamata Repubblica Londra?
“Mi fa molto piacere. Ci offre uno strumento in più per avere il polso di cosa vuole la comunità italiana, sia a livello di problemi che di speranze. E sarà anche un canale per fare conoscere meglio quello che facciamo come ambasciata. Ne sono davvero contento”.

Che scenario vede per la Brexit?
“Senza voler fare previsioni su una situazione in costante evoluzione, l’impegno che mi sono preso è come proteggere e sviluppare la presenza italiana nel Regno Unito al di là della Brexit. Non vogliamo essere prigionieri della Brexit”.

Quale è lo stato delle relazioni bilaterali fra Roma e Londra?
“Dal punto di vista del commercio sono ottime. Naturalmente la Brexit non è ancora avvenuta e non sappiamo che conseguenze potrà avere a seconda di come si concluderà la vicenda. Ma i dati del 2018 sono molto positivi. Il commercio bilaterale continua a crescere ed è una crescita a nostro favore: esportiamo in Gran Bretagna più di quanto dalla Gran Bretagna importiamo. Per l’esattezza, l’import-export ammonta a circa 33 miliardi di euro, di cui 22 miliardi di nostre esportazioni e 11 miliardi di importazioni. Il Regno Unito è il quarto maggiore mercato mondiale per il nostro export. E l’anno scorso c’è stato un piccolo incremento rispetto al 2017”.

Che cosa esportiamo in Gran Bretagna?
“Macchinari, prodotti farmaceutici e poi il tradizionale madre in Italy, moda, calzature, bevande, a cominciare dal Prosecco che come è noto sta andando benissimo”.

E a parte il commercio?
“I nostri rapporti sono intensi in tanti campi, da quello accademico, con una larga presenza di docenti italiani nelle università britanniche, alla scienza, alla ricerca. A livello politico stiamo puntando a un dialogo strategico con consultazioni su aree critiche come Yemen, Libia, un po’ tutto il Medio Oriente, i Balcani. Un dialogo che non era vietato prima e che tanto più diventerà utile dopo la Brexit”.

Per concludere, ambasciatore, una domanda personale: cosa le piace di più di Londra?
“La vita culturale, che ha un’offerta illimitata. Amo i musical e la lirica, qui c’è per entrambi l’imbarazzo della scelta. E naturalmente lo stesso vale per musei, mostre, gallerie d’arte. Mi piace anche l’estrema varietà dell’offerta gastronomica: si può mangiare ogni tipo di cucina e ad altissima qualità”.

I suoi ristoranti preferiti?
“Quelli italiani in testa: senza bisogno di fare nomi, posso dire che Londra è oggi irriconoscibile rispetto a quando ci venni come console negli anni ’90, la quantità e qualità dei ristoranti italiani sono migliorate in modo straordinario. E poi mi piace andare a Chinatown in qualunque piccolo ristorante cinese”.

Cos’altro le piace fare a Londra?
“Andare a correre ad Hyde Park. E andare a vedere ogni tanto una partita di rugby: sport che mia moglie, inglese, mi ha insegnato ad apprezzare. Seguo anche il calcio, certamente. E vorrei anche giocarlo: avevamo il progetto di una squadra di football dell’ambasciata, vedremo se riusciremo a farla”.