Ciao, mi chiamo Federica e mi sono trasferita in Gran Bretagna nel 2013. La mia storia è probabilmente come tante altre, ma qualcuno doveva pur raccontarla. Sono di Napoli dove ho conseguito la mia laurea Triennale in Sociologia nel 2009. Nello stesso anno mi sono trasferita a Torino per la magistrale in Politiche e Servizi Sociali. Ero convinta, ma davvero convinta, che avrei vissuto lì per sempre. Che i problemi che c’erano a Napoli, al sud, sarebbero stati solo un lontano ricordo. Così mi laureo, nei tempi previsti e con quasi il massimo dei voti. Comincio ad affacciarmi nel mondo del lavoro, ma ciò che incontro sono solo stage a sei mesi senza possibilità di rinnovo, stipendi ridicoli e capi decisamente poco professionali. Ricordo il giorno in cui decisi che l’Italia non sarebbe stata più la mia patria. Lessi un annuncio di lavoro, dove come al solito si richiedevano, per uno stage a sei mesi con annesso stipendio sotto i 500 euro, conoscenze in lingue straniere, competenze nell’IT, precedenti esperienze e età massima 26 anni! Fu l’età a scioccarmi più di tutto il resto, avevo 25 anni e mezzo e mi sentii vecchia per la prima volta, mi sentii come se la mia ora stesse arrivando. Poi un attimo di lucidità: sentirsi in quel modo a 26 anni non era normale, quel paese non era normale.
E cosi in un mese, feci i bagagli e comprai un biglietto solo andata, che strana sensazione. Solo andata! Come ogni italiano medio che si trasferisce all’estero, mi bastarono pochi attimi per capire che quello che avevo imparato a scuola di inglese non solo non era abbastanza ma era anche sbagliato! Cosi cominciai come cameriera, non mi pesava affatto il lavoro ma quanto il non riuscire a capire le persone intorno, mi sentivo come un bambino, che deve ancora imparare a parlare, in un mondo di grandi.
Ma quello che non ti uccide ti fortifica e cosi per ogni figuraccia - consegnare delle “onions” invece di un “iron” ad un cliente per esempio - imparavo una nuova parola. Dopo un mese dal mio arrivo, cominciai la scuola d’inglese (dove ti insegnano l’inglese, quello vero) e tramite quel college incontrai una professoressa fantastica che mi presentò all’ufficio di marketing (si, gli uffici di marketing sono anche nelle scuole). Dato che al momento non stavano cercando personale, mi proposi di lavorare gratis (cosa assolutamente normale per me, molto meno per loro). Cosi lavoravo 5 giorni al ristorante e 2 al college. Dopo tre mesi, mi proposero di far parte del team e la mia prima domanda non fu sullo stipendio o sul tipo di lavoro. Chiesi “fino a quando posso lavorare qui da voi, quando scade il contratto?”, loro sorridendo mi dissero che era “permanent”, ma che bella parola che è “permanent”? Ero felice, ero marketing assistant in un college inglese, guadagnavo uno stipendio vero! Era un sogno, che per tutti invece era la normalità. Da lì fui promossa a marketing coordinator e dopo un po' feci qualcosa di inaspettato per la cultura italiana (i miei genitori mi diedero della pazza): cambiai lavoro, fui io a scegliere e ad accettare un’offerta migliore come marketing executive e dopo nemmeno 10 mesi lo rifeci, perché sapevo di poter avere ancora di più. Così dall’anno scorso lavoro come marketing specialist e da un paio di mesi sono stata promossa a manager.
Nella nuova azienda sto davvero bene e per un po’ mi fermerò, anche perchè sono in dolce attesa. Mio figlio nascerà inglese (ma sempre Forza Napoli!) e anche se non so cosa accadrà, questi ultimi sei anni sono stati i migliori della mia vita. Non mi sono fermata un attimo, ho sempre studiato e ho sempre sentito che qualunque cosa volessi, potevo ottenerla, dipendeva solo da me! Una sensazione di indipendenza e potenza che auguro a tutti.
Questa è la mia storia, non so se la giudicherete adatta per la pubblicazione. Ma era da tempo che volevo raccontarla, quindi grazie!
E cosi in un mese, feci i bagagli e comprai un biglietto solo andata, che strana sensazione. Solo andata! Come ogni italiano medio che si trasferisce all’estero, mi bastarono pochi attimi per capire che quello che avevo imparato a scuola di inglese non solo non era abbastanza ma era anche sbagliato! Cosi cominciai come cameriera, non mi pesava affatto il lavoro ma quanto il non riuscire a capire le persone intorno, mi sentivo come un bambino, che deve ancora imparare a parlare, in un mondo di grandi.
Ma quello che non ti uccide ti fortifica e cosi per ogni figuraccia - consegnare delle “onions” invece di un “iron” ad un cliente per esempio - imparavo una nuova parola. Dopo un mese dal mio arrivo, cominciai la scuola d’inglese (dove ti insegnano l’inglese, quello vero) e tramite quel college incontrai una professoressa fantastica che mi presentò all’ufficio di marketing (si, gli uffici di marketing sono anche nelle scuole). Dato che al momento non stavano cercando personale, mi proposi di lavorare gratis (cosa assolutamente normale per me, molto meno per loro). Cosi lavoravo 5 giorni al ristorante e 2 al college. Dopo tre mesi, mi proposero di far parte del team e la mia prima domanda non fu sullo stipendio o sul tipo di lavoro. Chiesi “fino a quando posso lavorare qui da voi, quando scade il contratto?”, loro sorridendo mi dissero che era “permanent”, ma che bella parola che è “permanent”? Ero felice, ero marketing assistant in un college inglese, guadagnavo uno stipendio vero! Era un sogno, che per tutti invece era la normalità. Da lì fui promossa a marketing coordinator e dopo un po' feci qualcosa di inaspettato per la cultura italiana (i miei genitori mi diedero della pazza): cambiai lavoro, fui io a scegliere e ad accettare un’offerta migliore come marketing executive e dopo nemmeno 10 mesi lo rifeci, perché sapevo di poter avere ancora di più. Così dall’anno scorso lavoro come marketing specialist e da un paio di mesi sono stata promossa a manager.
Nella nuova azienda sto davvero bene e per un po’ mi fermerò, anche perchè sono in dolce attesa. Mio figlio nascerà inglese (ma sempre Forza Napoli!) e anche se non so cosa accadrà, questi ultimi sei anni sono stati i migliori della mia vita. Non mi sono fermata un attimo, ho sempre studiato e ho sempre sentito che qualunque cosa volessi, potevo ottenerla, dipendeva solo da me! Una sensazione di indipendenza e potenza che auguro a tutti.
Questa è la mia storia, non so se la giudicherete adatta per la pubblicazione. Ma era da tempo che volevo raccontarla, quindi grazie!