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La rivolta degli "apparecchi"

Sono gli adolescenti, molti con l'apparecchio ortodontico in bocca, che hanno marciato oggi con 1 milione di manifestanti. Per fermare la Brexit. E per il proprio futuro.
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LONDRA - So cosa state pensando - anche perché me lo scrivete su Facebook, mentre vi inondo di foto di adolescenti con l’apparecchio che invocano il Remain per le strade di Londra, mentre vi dico che io così tanta energia europeista nelle piazze d’Italia non l’ho mai incrociata. Feel the vibe! penso mentre twitto foto di facce colorate, di vecchi e di bambini insieme, di padri di origine belga e madri di origine francese e neonati che ancora non sanno se cresceranno dentro o fuori dall’Europa. Ecco cosa state pensando voi: “Invece di scendere in piazza ora, non potevano pensarci meglio prima?”, “Non potevano andare a votare in massa per il Remain?”, “Questi ragazzi così europeisti non potevano mettere una scheda per restare nell’urna?”.

Sì certo, all’epoca tutto era ancora possibile. E forse è anche per questo che per un soffio ha vinto il Leave: “Perché noi ragazzi…
LONDRA - So cosa state pensando - anche perché me lo scrivete su Facebook, mentre vi inondo di foto di adolescenti con l’apparecchio che invocano il Remain per le strade di Londra, mentre vi dico che io così tanta energia europeista nelle piazze d’Italia non l’ho mai incrociata. Feel the vibe! penso mentre twitto foto di facce colorate, di vecchi e di bambini insieme, di padri di origine belga e madri di origine francese e neonati che ancora non sanno se cresceranno dentro o fuori dall’Europa. Ecco cosa state pensando voi: “Invece di scendere in piazza ora, non potevano pensarci meglio prima?”, “Non potevano andare a votare in massa per il Remain?”, “Questi ragazzi così europeisti non potevano mettere una scheda per restare nell’urna?”.

Sì certo, all’epoca tutto era ancora possibile. E forse è anche per questo che per un soffio ha vinto il Leave: “Perché noi ragazzi davamo per scontato di poterci muovere dove ci pare, di studiare e lavorare ovunque” mi dice uno di loro che di anni ne ha 17 e che quindi per sé non ha potuto scegliere. Oggi è qui con un cartello che avverte: “Dal referendum 2016 nelle nostre comunità sono aumentati l’odio e le divisioni”. Prima di due anni e mezzo fa, tutto sembrava ancora possibile. “Ed è anche così che ci hanno fregati! La campagna elettorale, con quel “dentro o fuori”, era così vaga che ci hanno infilato di tutto, menzogne incluse!” dice una ragazzina che a soli 15 anni è qui a manifestare con le sue compagne; tutte e quattro - pelle nera, bianca o lentiggini, capelli crespi, lisci o rossi, sorrisi larghi, brufoli o apparecchi - sono iscritte al partito laburista.
 
Tutto era ancora possibile, prima che il Leave vincesse; tutto è a suo modo possibile, in questi giorni di limbo della politica, e tutto potrà ancora succedere, da qui alle elezioni europee: queste migliaia di persone che lambiscono Hyde Park per andare a prendersi il Parlamento ci credono proprio, loro vogliono restare in Europa. Girls just want to Remain! Chiedetelo a Natalie, francese sposata con un inglese, che vive a Bristol con metà della famiglia (figlie adolescenti incluse) che ha la cittadinanza francese e metà che ha quella britannica. “Vorrei che le mie figlie potessero viaggiare, studiare, lavorare e amare dove gli pare!”. E chiedetelo a Alec, 17 anni, piombato qui dalla Cornovaglia per venire a dire che “Brexit per noi ragazzi sarebbe un’ingiustizia”. Chiedetelo ai due ragazzi di origine belga con quattro marmocchi in spalla; il più piccolo ha un cartello sulla schiena: “Mia mamma è belga ma lavora per la sanità inglese, vuoi davvero che se ne vada?”. Chiedetelo alla ragazzina di origine tedesca che è qui coi suoi compagni di partito del Labour e che come loro è furiosa con Jeremy Corbyn “perché non lotta per il Remain e non è qui con noi alla marcia”.
 
Tutto è possibile, o forse nulla lo è davvero, per questi ragazzi poco più che adolescenti: questa Rivolta degli Apparecchi qui, chi la rappresenta? La verità è che tanti londinesi (e non), tanti giovanissimi (e non) vogliono restare, ma altrettanti non trovano una voce in politica, non possono scegliere la loro Europa. Qualche indizio? Mercoledì in un pub ad Angel ho incontrato Adam Klug, uno dei cofondatori di Momentum, il movimento di sinistra e prevalentemente giovane che ha sostenuto Jeremy Corbyn. Ho chiesto perché non sono riusciti a mobilitarsi fino in fondo per il Remain e ho scoperto che uno dei problemi fondamentali per i ragazzi era non poter scegliere quale Europa. “O votavi Remain e stavi con i conservatori e con lo status quo, o votavi Leave e andavi contro te stesso”. Quindi lui ha votato Remain - ma molti non si sono mobilitati abbastanza.
 
Oggi in piazza ci sono tutti (o quasi), io un’energia così, così tanti colori e cartelli e facce dipinte, per l’Europa non l’ho mai vista. I giovani europeisti sono venuti da tutto il continente: ieri alla School for Girls in zona Barbican sono confluiti i federalisti europei e gli europeisti più assidui dalla Norvegia, dall’Olanda, sono venuti pure Antonio Argenziano e Diletta Alese da Roma, da ogni parte insomma, per fare squadra con Anna Wilson e con gli altri ragazzi dello Young European Movement britannico. Si erano organizzati con un anno di anticipo. A loro tutto sembra ancora possibile - e per loro nulla lo è mai abbastanza.