Londra

Speakers' Corner

A Londra c'erano i sogni. E adesso?

Arrivare dall'Italia senza niente, trovare casa lavoro amicizie, realizzare il proprio "English dream". E poi viene la Brexit...

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Londra mi abbracciò a Victoria Station in un freddo pomeriggio di novembre, più di vent’anni fa. Fuggii a Londra per un mese con il cuore che faceva male e il lavoro che avevo perso. Tornai in Italia solo per prendere una valigia più grande. Le stanze si cercavano su Loot, un giornale di annunci di case e di lavoro stampato su carta gialla cinque volte alla settimana o dagli annunci scritti a mano attaccati con lo scotch sulle vetrine dei negozi aperti ventiquattro ore. Mi alzavo presto al mattino per mettermi in coda davanti alla cabina telefonica chiamando i numeri di telefono cerchiati a penna, per prendere gli appuntamenti per la visione della casa. A-Z London Map, un libro con le mappe di Londra, sempre in borsa insieme al biglietto settimanale da mostrare al controllore o all’uscita della metro. I tornelli c’erano solo in zona 1.

A Londra era sempre freddo, cappelli di lana caldi calati fino agli occhi, collo avvolto in metri di sciarpe, a fine serata andavamo a Trafalgar Square, il capolinea notturno, ad aspettare il bus che ci portasse a casa. La piazza profumava di hot-dog colanti di senape e ketchup, piena di gente come la spiaggia a ferragosto, c’era chi chiedeva l’ora, quale autobus prendere per andare a Willesden Green, a che ora sarebbe passato e poi si iniziava a chiacchierare, quanto tempo vivi a Londra, a che scuola d’inglese vai, e se qualcuno chiedeva il numero di telefono si scriveva su un foglio di carta con la penna tirata fuori dalla borsa. E poi c’erano baci all’improvviso tra sconosciuti che finivano quando l’autobus arrivava.

Ora gli autobus di notte si aspettano in diversi punti della città, teste basse sui cellulari e ci baciamo con le emoticon. Il cellulare ce l’avevano in pochi. I numeri di telefono li segnavo in un’agendina con Snoopy in copertina, accanto agli indirizzi dei miei amici rimasti in Italia con i quali ci scrivevamo lettere che conservo ancora, dentro a una valigetta di stoffa scozzese insieme ai mei diari Smemoranda di quegli anni dove scrivevo vita londinese. Uscivo sempre, ci si metteva d’accordo a fine serata la data e l’orario di quando ci saremmo rivisti. In casa c’era solo la TV come passatempo, l’inglese da studiare e i libri da leggere. Un’ora alla settimana alla radio trasmettevano musica italiana. YouTube non era ancora nato e neanche i quotidiani on line. Entravo da WH Smith a leggere i giornali con notizie di due giorni prima, che non acquistavo perché costavano tre sterline, ai tempi erano novemila lire, e a sfogliare Gente o Oggi.

Il curriculum vitae lo scrissi con la macchina da scrivere in Italia prima di partire e le fotocopie le feci nel negozio accanto a casa, cinque centesimi a copia. Non spedii mai un curriculum vitae ma camminavo per le strade di Londra fermandomi a ogni albergo compilando l’application form che mi consegnavano ogni volta che dicevo di voler lasciare il mio cv. Mi sedevo nella lobby, sognando di lavorare e di accogliere ogni persona che entrava. Nell’application form scrivevo solo che avevo un sogno, chiedendo la possibilità di realizzarlo. Dopo due giorni ricevetti una telefonata dal reception manager di un hotel quattro stelle a Marble Arch, novecentocinquanta stanze, una media di trecento check in e check out al giorno. Mi offrì il lavoro come addetta al ricevimento nonostante la mia scarsa conoscenza dell’inglese e la totale mancanza di esperienza nel settore. Il mio sogno divenne sempre più grande e ancora adesso lo vivo, vendo sogni di vacanza.

Quando mi chiedevano: “Cosa c’è a Londra?”, rispondevo: “Ci sono i sogni”. Quanto vorrei rispondere ancora così. Ma venne quell’alba del 24 Giugno 2016 e l’esito del referendum sulla Brexit stravolse pensieri, progetti, sogni. Viviamo in attesa da tre lunghi anni, con i sogni parcheggiati in purgatorio senza sapere se verrà Caronte o Beatrice a prenderci.

C’era un tempo che amavo le colazioni vista Londra.
Ora sogno una colazione vista mare in Liguria.