LONDRA - Nasco e cresco nella bassa bresciana (Pompiano, per l’esattezza) il 26 Marzo 1991, prima di trasferirmi a Bergamo per le scuole superiori al Liceo Pedagogico Sacramentine, che hanno il pregio di insegnarmi l’approccio metodico alla ricerca, facendo di me un compulsivo lettore. Mi iscrivo poi alla facoltà di Sociologia di Trento per via degli sbocchi internazionali offerti dall’ateneo. Nel periodo universitario vivo per due mesi a San Pietroburgo (Russia) con l’associazione universitaria AIESEC, faccio tirocinio presso l’AB Group nei pressi di Cracovia dopo aver vinto il bando Erasmus Placement e frequento per il terzo anno accademico l’Università di Bath (UK) come parte del programma Eramus Studio. A fine percorso faccio anche un paio di mesi per un’azienda IT a Shanghai nel dipartimento marketing e vendita, prima di tornare in italia dove lavoro per due anni sempre nel mondo della vendita.
Nel gennaio 2017 mi metto in testa che è ora di lasciare l’Italia e spostarmi a Londra. Come ponte per il trasferimento vinco una borsa di sei mesi finanziata dal programma Erasmus per Giovani Imprenditori. Ad oggi credo di essere l’unico cittadino europeo ad aver completato il programma Erasmus come studente, tirocinante ed imprenditore provetto. Sfortunatamente Bruxelles non è stata in grado di darmene conferma perchè, stando alla loro mail, non disporrebbero di un database che consenta di incrociare i dati dei riceventi dei fondi.
Il mio nome all’anagrafe è Claudio Calzoni, ma consapevole di lavorare nel mondo anglosassone e della difficoltà intrinseca degli anglofoni nel pronunciare i dittonghi “au” ed “lz”, decido di farmi un brand name operativo studiato a tavolino. Da qui, Robert Ligard. Oggi, a Londra, mi sto facendo spazio nel mondo delle pubbliche relazioni, specializzato in Broadcast Media. Nel frattempo ho scritto due libri: Brand To Sell. Ignite Your Influence & Build Your Brand with Broadcast PR (su come vendere attraverso il featuring sui broadcast media) e Sabotage & Subversion. The 10 Principles of Business Guerrilla. Nel 2018 ho tenuto seminari su invito degli studenti al King’s College, alla Brunel e alla Goldsmith University. Ho da poco compiuto 28 anni.
Arrivato a Londra risultava immediatamente chiara la discrepanza tra la cultura tradizionalmente etnocrentrica italiana e quella multiculturale della capitale inglese. La Brexit confonde spesso gli italiani che vivono in patria. Soprattutto per quell’accento marcatamente anti-immigrati che ha contraddistinto la vittoria del referendum nel giugno 2016. Per senso etnografico però, proprio perchè la composizione demografica risulta diversa, è forse il caso di sottolineare che in Gran Bretagna esistono due realtà profondamente divergenti: Londra e l’Inghilterra.
Londra, con vocazione pro-europea ed un tasso di immigrazione altissimo a sostegno dell’industria dei servizi e dell’alta finanza. L’inghilterra, ancora taylorista, generalmente conservatrice anche quando vota Labour, a bassa specializzazione, poco competitiva e avvezza a salari di gran lunga inferiori a quelli della capitale.
Londra ha la magia di cambiare gli italiani. In meglio. Ti abitua a costruirrti da solo e ti offre opportunità che in Italia non avresti mai nemmeno potuto immaginare. Quello che la capitale britannica non smette mai di comunicare a sè stessa e al mondo, è che a Londra non conta di chi sei figlio, il colore della tua pelle, la seconda lingua che parli e la nazionalità sul tuo passaporto. Certo. Essere bianco, maschio ed avere studiato preferibilmente in un’università privata è ancora importante. Ma non fondamentale. A Londra, come in Italia, è importante chi conosci. Ma ancora più importante è chi ti conosce. Londra è costruita sull’importanza dell’essersi fatti una reputazione, del far parlare di sè, del sapersi distinguere. Londra ti insegna che, anche senza partita iva, la tua vita è un’impresa che deve essere curata e sviluppata giorno per giorno.
A Londra niente ti è dovuto. Niente reddito di cittadinanza. Ma tantissimi corsi di formazione offerti per pochi spicci anche dai più prestigiosi atenei del pianeta per renderti una persona spendibile con continuità nel mercato del lavoro. A venti minuti di metropolitana.
A Londra il lavoro nobilita l’uomo. E ci vai per lavorare. La professione assume quella dimensione totalizzante da portarsi appresso anche negli orari dopo l'ufficio, quando vai a farti una birra con chi potrebbe spalancarti porte che da solo non riusciresti mai ad aprire. O quando decidi semplicimente di unire l’utile al dilettevole intrufolandoti ad un evento di networking.
Ah...A proposito. A farti un White Martini con ghiaccio ci vai con francesi, spagnoli, congolesi, indiani, cinesi, arabi… E, per quanto possa sembrare strano a molti italiani avezzi alla stereotipizzazione della puerile politica degli ultimi tempi, quando indiani e cinesi parlano di intelligenza artificiale, robotica, cybersecurity e biotecnologie, c’è solo da aprire il Mac e cominciare a prendere appunti.
A Londra la diversità non è una minaccia. E' un’opportunità.
Nel gennaio 2017 mi metto in testa che è ora di lasciare l’Italia e spostarmi a Londra. Come ponte per il trasferimento vinco una borsa di sei mesi finanziata dal programma Erasmus per Giovani Imprenditori. Ad oggi credo di essere l’unico cittadino europeo ad aver completato il programma Erasmus come studente, tirocinante ed imprenditore provetto. Sfortunatamente Bruxelles non è stata in grado di darmene conferma perchè, stando alla loro mail, non disporrebbero di un database che consenta di incrociare i dati dei riceventi dei fondi.
Il mio nome all’anagrafe è Claudio Calzoni, ma consapevole di lavorare nel mondo anglosassone e della difficoltà intrinseca degli anglofoni nel pronunciare i dittonghi “au” ed “lz”, decido di farmi un brand name operativo studiato a tavolino. Da qui, Robert Ligard. Oggi, a Londra, mi sto facendo spazio nel mondo delle pubbliche relazioni, specializzato in Broadcast Media. Nel frattempo ho scritto due libri: Brand To Sell. Ignite Your Influence & Build Your Brand with Broadcast PR (su come vendere attraverso il featuring sui broadcast media) e Sabotage & Subversion. The 10 Principles of Business Guerrilla. Nel 2018 ho tenuto seminari su invito degli studenti al King’s College, alla Brunel e alla Goldsmith University. Ho da poco compiuto 28 anni.
Arrivato a Londra risultava immediatamente chiara la discrepanza tra la cultura tradizionalmente etnocrentrica italiana e quella multiculturale della capitale inglese. La Brexit confonde spesso gli italiani che vivono in patria. Soprattutto per quell’accento marcatamente anti-immigrati che ha contraddistinto la vittoria del referendum nel giugno 2016. Per senso etnografico però, proprio perchè la composizione demografica risulta diversa, è forse il caso di sottolineare che in Gran Bretagna esistono due realtà profondamente divergenti: Londra e l’Inghilterra.
Londra, con vocazione pro-europea ed un tasso di immigrazione altissimo a sostegno dell’industria dei servizi e dell’alta finanza. L’inghilterra, ancora taylorista, generalmente conservatrice anche quando vota Labour, a bassa specializzazione, poco competitiva e avvezza a salari di gran lunga inferiori a quelli della capitale.
Londra ha la magia di cambiare gli italiani. In meglio. Ti abitua a costruirrti da solo e ti offre opportunità che in Italia non avresti mai nemmeno potuto immaginare. Quello che la capitale britannica non smette mai di comunicare a sè stessa e al mondo, è che a Londra non conta di chi sei figlio, il colore della tua pelle, la seconda lingua che parli e la nazionalità sul tuo passaporto. Certo. Essere bianco, maschio ed avere studiato preferibilmente in un’università privata è ancora importante. Ma non fondamentale. A Londra, come in Italia, è importante chi conosci. Ma ancora più importante è chi ti conosce. Londra è costruita sull’importanza dell’essersi fatti una reputazione, del far parlare di sè, del sapersi distinguere. Londra ti insegna che, anche senza partita iva, la tua vita è un’impresa che deve essere curata e sviluppata giorno per giorno.
A Londra niente ti è dovuto. Niente reddito di cittadinanza. Ma tantissimi corsi di formazione offerti per pochi spicci anche dai più prestigiosi atenei del pianeta per renderti una persona spendibile con continuità nel mercato del lavoro. A venti minuti di metropolitana.
A Londra il lavoro nobilita l’uomo. E ci vai per lavorare. La professione assume quella dimensione totalizzante da portarsi appresso anche negli orari dopo l'ufficio, quando vai a farti una birra con chi potrebbe spalancarti porte che da solo non riusciresti mai ad aprire. O quando decidi semplicimente di unire l’utile al dilettevole intrufolandoti ad un evento di networking.
Ah...A proposito. A farti un White Martini con ghiaccio ci vai con francesi, spagnoli, congolesi, indiani, cinesi, arabi… E, per quanto possa sembrare strano a molti italiani avezzi alla stereotipizzazione della puerile politica degli ultimi tempi, quando indiani e cinesi parlano di intelligenza artificiale, robotica, cybersecurity e biotecnologie, c’è solo da aprire il Mac e cominciare a prendere appunti.
A Londra la diversità non è una minaccia. E' un’opportunità.