LONDRA - Una pizza dal sapore tutto pugliese per aiutare i bambini che soffrono di autismo e disturbi dell’apprendimento. Nasce a Londra un nuovo progetto di solidarietà firmato da Petra Ecclestone, figlia di Bernie, il celebre fondatore della Formula 1, e da Aaron Rutigliano del “Gola Restaurant” di Fulham. Proprio partendo da una pizza condita con burrata pugliese, tartufo e capocollo che da qualche giorno, nella capitale inglese, vengono raccolti fondi in una maniera innovativa da destinare all’associazione che porta il nome della giovane ereditiera, la Petra Foundation.
Si tratta di una iniziativa che fa leva sulle nuove restrizioni per contenere i contagi da coronavirus: ogni ristorante non può più fornire il classico menù cartaceo da sfogliare, per evitare che si diffonda il virus facendolo passare di mano in mano. Per conoscere le proposte culinarie serve scansionare con il proprio cellulare un codice che mostra sul display la versione digitale del menù. Da questa è possibile fare l’ordinazione. Ma Aaron Rutigliano, originario di Foggia e da dieci a capo del suo “Gola Restaurant”, meta molto apprezzata tra i giocatori e i manager delle squadre londinesi della Premier League, è andato oltre proponendo a Petra Ecclestone di sfruttare il sistema anche per sostenere la sua fondazione.
“E’ molto comune raccogliere soldi destinando parte dei ricavi di una serata a un’associazione, o addirittura organizzare cene dove l’incasso viene totalmente devoluto a fini solidali - spiega Aaron - ma la mia idea, che ha poi trovato l’approvazione di Petra, nostra storica cliente, è quella di evitare passaggi intermedi e di lasciare che chi voglia contribuire a una causa lo faccia in maniera diretta, scegliendo anche quanto destinare. Per tale motivo nel menù del mio ristorante compare la charity pizza che ognuno può ordinare, con la particolarità che il prezzo finale però lo decide il cliente stesso, partendo da un minimo di £15. Questo perché scansionando il codice che corrisponde alla pizza si andrà direttamente sul sito della Petra Foundation dove effettuare la donazione senza intermediari. Io non dovrò far altro che portare al tavolo la pizza per far sentire il mio cliente soddisfatto al palato e soprattutto nello spirito, contribuendo anche io stesso alla raccolta fondi dato che mi farò carico del costo vivo di ogni singola pizza senza ovviamente aggiungerla al conto finale del cliente”.
L’iniziativa ha preso il via solo da pochi giorni, ma sono già in molti coloro che hanno scansionato il codice dedicato della pizza, scegliendo di “pagarla” anche più di cento sterline con la consapevolezza che quei soldi andavano direttamente nelle casse di un’associazione in prima linea per aiutare bambini autistici che, solo nel Regno Unito, se ne contano circa 700 mila.
“Il nostro è più che altro un primo test per capire come le persone avrebbero reagito al fatto di poter ordinare un piatto, scegliere quanto pagarlo partendo da un valore minimo, sapendo di donare direttamente quei soldi a un’associazione benefica - continua Rutigliano -. Le intenzioni, soprattutto di Petra, sono quelle di esportare l’idea facendola conoscere anche ad altri ristoratori sia di Londra ma anche di tutto il mondo. In questa maniera ogni chef o proprietario potrà scegliere una sua specialità che verrà dedicata a quelle persone che soffrono e che hanno bisogno di speciali assistenze. Io ho scelto la pizza, prodotto simbolo della cucina tricolore, condita con burrata pugliese, che rappresenta le mie origini, e con tartufo e capocollo che sono sapori forti e delicati, come è la nostra Italia che non si tira mai indietro quando c’è da aiutare gli altri. Anche qui a Londra”.
Si tratta di una iniziativa che fa leva sulle nuove restrizioni per contenere i contagi da coronavirus: ogni ristorante non può più fornire il classico menù cartaceo da sfogliare, per evitare che si diffonda il virus facendolo passare di mano in mano. Per conoscere le proposte culinarie serve scansionare con il proprio cellulare un codice che mostra sul display la versione digitale del menù. Da questa è possibile fare l’ordinazione. Ma Aaron Rutigliano, originario di Foggia e da dieci a capo del suo “Gola Restaurant”, meta molto apprezzata tra i giocatori e i manager delle squadre londinesi della Premier League, è andato oltre proponendo a Petra Ecclestone di sfruttare il sistema anche per sostenere la sua fondazione.
“E’ molto comune raccogliere soldi destinando parte dei ricavi di una serata a un’associazione, o addirittura organizzare cene dove l’incasso viene totalmente devoluto a fini solidali - spiega Aaron - ma la mia idea, che ha poi trovato l’approvazione di Petra, nostra storica cliente, è quella di evitare passaggi intermedi e di lasciare che chi voglia contribuire a una causa lo faccia in maniera diretta, scegliendo anche quanto destinare. Per tale motivo nel menù del mio ristorante compare la charity pizza che ognuno può ordinare, con la particolarità che il prezzo finale però lo decide il cliente stesso, partendo da un minimo di £15. Questo perché scansionando il codice che corrisponde alla pizza si andrà direttamente sul sito della Petra Foundation dove effettuare la donazione senza intermediari. Io non dovrò far altro che portare al tavolo la pizza per far sentire il mio cliente soddisfatto al palato e soprattutto nello spirito, contribuendo anche io stesso alla raccolta fondi dato che mi farò carico del costo vivo di ogni singola pizza senza ovviamente aggiungerla al conto finale del cliente”.
L’iniziativa ha preso il via solo da pochi giorni, ma sono già in molti coloro che hanno scansionato il codice dedicato della pizza, scegliendo di “pagarla” anche più di cento sterline con la consapevolezza che quei soldi andavano direttamente nelle casse di un’associazione in prima linea per aiutare bambini autistici che, solo nel Regno Unito, se ne contano circa 700 mila.
“Il nostro è più che altro un primo test per capire come le persone avrebbero reagito al fatto di poter ordinare un piatto, scegliere quanto pagarlo partendo da un valore minimo, sapendo di donare direttamente quei soldi a un’associazione benefica - continua Rutigliano -. Le intenzioni, soprattutto di Petra, sono quelle di esportare l’idea facendola conoscere anche ad altri ristoratori sia di Londra ma anche di tutto il mondo. In questa maniera ogni chef o proprietario potrà scegliere una sua specialità che verrà dedicata a quelle persone che soffrono e che hanno bisogno di speciali assistenze. Io ho scelto la pizza, prodotto simbolo della cucina tricolore, condita con burrata pugliese, che rappresenta le mie origini, e con tartufo e capocollo che sono sapori forti e delicati, come è la nostra Italia che non si tira mai indietro quando c’è da aiutare gli altri. Anche qui a Londra”.