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"Gli ospiti", amore e politica fra Londra e Istanbul

Pubblichiamo un estratto del romanzo che l'autore presenterà all'Istituto Italiano di Cultura di Londra il 28 febbraio, in conversazione con Paolo Nelli.
2 minuti di lettura

La mia Londra di colpo prese colore. Passavamo i fine settimana scappando dal centro e dai turisti: mangiavamo nei mercati e ci spingevamo alla scoperta di zone nuove. Londra è una bugia, sopraffatta da catene di ristoranti e caffè arredati IKEA, ma noi trovammo conforto nella sua prevedibilità, nel suo appiattire e uniformare le differenze, nell’enormità nella quale perdersi. Se c’era una distanza fra noi, se c’era una differenza, a Londra non esisteva. Eravamo innamorati e tutto era bello.

Ipek parlava sempre della Turchia, raccontandomi storie, tenendomi informato, usandola come esempio o come termine di paragone.

“In Turchia mangiamo la zuppa di zoccolo di montone per superare i postumi di una sbornia.”

“20 sterline?! A Izmir questo lo paghi al massimo 2.”

“E’ difficile cucinare in Inghilterra, le verdure non sanno di niente. A Istanbul ti farò mangiare tutto il giorno.”

“Nonn…

La mia Londra di colpo prese colore. Passavamo i fine settimana scappando dal centro e dai turisti: mangiavamo nei mercati e ci spingevamo alla scoperta di zone nuove. Londra è una bugia, sopraffatta da catene di ristoranti e caffè arredati IKEA, ma noi trovammo conforto nella sua prevedibilità, nel suo appiattire e uniformare le differenze, nell’enormità nella quale perdersi. Se c’era una distanza fra noi, se c’era una differenza, a Londra non esisteva. Eravamo innamorati e tutto era bello.

Ipek parlava sempre della Turchia, raccontandomi storie, tenendomi informato, usandola come esempio o come termine di paragone.

“In Turchia mangiamo la zuppa di zoccolo di montone per superare i postumi di una sbornia.”

“20 sterline?! A Izmir questo lo paghi al massimo 2.”

“E’ difficile cucinare in Inghilterra, le verdure non sanno di niente. A Istanbul ti farò mangiare tutto il giorno.”

“Nonna Süreyya: 90 anni e il migliore borek di Izmir.”

“Un collega mi ha raccontato di un ristorante cinese a Camberwell che cucina la pasta con il cumino. Dobbiamo provarla a ogni costo!”

Non ero mai stato in Turchia, però ascoltavo divertito i suoi monologhi dove, piano, piano, aveva fatto capolino l’idea di un futuro insieme, un futuro che andasse al di là delle poche settimane che ci separavano dalla nostra partenza da Londra. Le storie di Ipek erano le mie mille e una notte: la Turchia un luogo esotico e lontano, una favola che ascoltavo sapendo che non ne avrei fatto parte.

Mi innamorai di Ipek e delle sue passioni, passione per la sua terra, passione per quello che faceva, per la cura e l’attenzione per i dettagli. Era impetuosa, assoluta, priva di compromessi. Un piatto era “unico” o “pessimo”, una persona “geniale” o “stupida”, un luogo “meraviglioso” o “orribile”. Assaggiava tutto, amava mordere la vita. Rideva di me, del mio parlare in continuazione con amarezza e nostalgia di politica, dell’Italia. Per lei la politica era qualcosa di distante e inutile. Al governo c’era Erdogan, gli islamisti, “gli altri”, era una battaglia persa in partenza. Tanto era appassionata al suo paese, quanto disinteressata alle sue vicende pubbliche. Ogni tanto una notizia pareva scuoterla, ma ben presto veniva dimenticata.

Una sera la trovai a casa più presto del solito. Indossava un vestito rosso e un sorriso assoluto.

Mi fece sedere e mi versò un bicchiere di vino rosso.

Aveva preparato un piatto di yaprak sarma, foglie di vite ripiene di riso. Le aveva stese a mano, una a una, passando tutto il pomeriggio a preparare quella cena. La tavola era apparecchiata con cura con al centro cinque piccoli piatti di meze.

Ipek mi fece sedere e subito notai un foglio di carta piegato sotto al mio piatto. Lo aprii mentre Ipek pareva elettrizzata dalla gioia.

Un annuncio di lavoro per una consulenza ambientale basata a Istanbul. Cercavano un neolaureato con esperienza simile alla mia.

“Non è perfetto?” mi abbraccio’ “Fai domanda. Magari ti chiamano per il colloquio e hai modo di vedere Istanbul. Che ne pensi? Prova, quante domande hai fatto in queste settimane? Fanne un’altra! Mi eccito al solo pensiero di vivere insieme .”

Ci baciammo mentre per un istante il presente e il futuro sembravano allineati nella direzione che entrambi volevamo.