LONDRA - Educare al gusto alimentare: un obiettivo tanto semplice quanto sempre più difficile da perseguire in tempi come questi dove il senso della stagionalità si è perso tra gli scaffali dei supermercati e dove gli ingredienti sintetizzati in laboratorio tendono a sostituire quelli naturali. Il risultato finale è una grande “insalata” di sapori che le persone hanno sempre molta difficoltà ad inquadrare. Figuriamoci i più giovani: coloro che tra piatti preconfezionati, cucina precotta e dolci industriali, hanno totalmente perso la bussola per orientarsi nel mondo del mangiare sano. Seeds for Kids si pone proprio questo obiettivo: guidare lungo il tragitto del salato, dolce e amaro. Si tratta di una organizzazione nata alcuni anni fa dall’idea di una italiana, Raffaella Cappello, che proprio a Londra ha scelto di dare vita a una serie di attività dedicate agli studenti e agli adulti, dove il fine ultimo è quello di accrescere la consapevolezza di cosa significhino gusto e sapore. Ma non solo a parole. Scuole primarie, college, famiglie sono gli interlocutori principali del team coordinato da Cappello, tutti desiderosi di saperne di più ma, soprattutto, di capire quella sottile ma essenziale differenza che c’è tra il semplice saziarsi e il piacere nel mangiare.
“Tutto è nato in maniera quasi casuale - ricorda Raffaella -. Durante alcune attività extrascolastiche, gli altri genitori mi dicevano che notavano come le mie figlie mangiassero di tutto rispetto agli altri bambini, che invece risultavano meno propensi ad allontanarsi dal loro solito menù che si ripeteva in maniera quasi scontata. Grazie anche ad alcune esperienze acquisite in passato, ho capito che non si trattava solo di un atteggiamento poco aperto dei ragazzi verso il provare altri piatti che non fossero i soliti; mancava in loro una base culturale dettata dal fatto che nella loro crescita, nelle loro famiglie, l’aspetto cibo non era mai stato motivo di condivisione tra figli e genitori. Come se il sedersi a tavola facesse parte di qualsiasi altra attività da svolgere perché parte della routine, e non perché fosse un momento di piacere. Da quel momento mi si è accesa la lampadina: perché non fare leva sulla nostra cultura del buon mangiare, quella italiana famosa in tutto il mondo, per diffonderla anche agli altri? Ma non semplicemente portando un buono e bel piatto in tavola, quanto spiegare come apprezzarlo al meglio partendo dall’educazione al gusto”.
Prima di gettare le basi a Londra di Seeds for kids, Raffaella Cappello aveva già intrapreso un simile percorso durante i decenni precedenti al suo trasferimento nella capitale britannica avvenuto nel 2015. Nata e cresciuta a Milano, ha vissuto in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti; si è laureata in Filosofia della Scienza con il professor Giulio Giorello con una tesi in filosofia della fisica quantistica. Dopo aver conseguito il master in Comunicazione e Marketing Publitalia 80, è stata manager di aziende nel settore delle telecomunicazioni del Gruppo Fininvest e di Infostrada-Wind e a seguire consulente aziendale per il business digitale per Sisal. “Anche se il mio percorso professionale, fino ad allora, non aveva avuto molto a che fare con il mondo della cucina - ricorda Raffaella - non ho mai perso di vista le mie tradizioni e il concetto di vita sana legato a una alimentazione corretta. Aspetto che si è intensificato molto quando ho cresciuto le due mie bambine nate premature con le quali ho imparato quanto una sana e completa alimentazione fosse un elemento fondamentale per la crescita anche in bimbe così fragili, portandole a godere di quello stato di perfetta salute che stanno vivendo oggi”.
Questo ha significato per Raffaella capire ancora di più l’importanza del sedersi a tavola come momento di assoluta rilevanza nella serie di attività da svolgere durante la giornata, tanto da influenzare positivamente, o negativamente, il benessere psicofisico della persona. A contribuire notevolmente alla sua crescita di conoscenza in materia, il corso di Cucina Naturale e l’attività di volontaria presso Cascina Rosa, la scuola dell’Istituto Tumori di Milano del professor Franco Berrino, alla quale si unisce nel 2017 un diploma in Nutrition in Practice alla Leiths Cookery School di Londra.
“Alla base del mio insegnamento c’è un metodo di educazione al gusto unito ad esperienze sensoriali del cibo - aggiunge - e al racconto di storie e leggende della tradizione alimentare mediterranea, così da rendere ancora più coinvolgente ogni incontro. Nel corso degli ultimi anni ho avuto il piacere di collaborare con varie scuole primarie ed istituzioni, e di recente ho lanciato una pop up school di educazione al gusto con il supporto del Royal Borough di Kensington, Chelsea e Westminster”.
Durante gli incontri, oltre alla diffusione di aspetti culturali e storici legati al cibo, vengono svolte delle attività pratiche, come ad esempio bendare i bambini, e con una clip al naso, viene chiesto loro di assaggiare un particolare prodotto, come il nero di seppia o la barbabietola, con l’obiettivo di stimolare tutti i sensi e scardinare il concetto del “non mi piace”. Si passa poi ai fornelli, dove letteralmente si “pasticcia” assemblando tutti insieme diverse ricette, cosa che manca nella cultura anglosassone proprio per la mancanza di quel momento di condivisione tra genitori e figli attorno al mondo del cibo che va oltre il semplice saziarsi. Si cerca anche di stimolare il senso di meraviglia dei ragazzi spiegando e mostrando loro le differenze tra un piatto cotto, crudo, fritto o cucinato al forno. Alla fine della lezione, i giovani studenti tornano a casa con il loro box con dentro il piatto che hanno cucinato, da mostrare e condividere con la propria famiglia. Affinché la prossima volta avranno maggiore piacere nel sedersi tutti insieme attorno a un tavolo. “Il mio credo si fonda sulla convinzione che le nuove generazioni debbano imparare nuovamente a mangiare i sapori genuini, sani e sostenibili - conclude Raffaella - e debbano essere stimolati ad apprezzare la fantastica biodiversità di cui il pianeta dispone, in particolare la nostra amata Italia”.