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Cultura

La musica e l’intelligenza artificiale, dibattito a Londra

La musica e l’intelligenza artificiale, dibattito a Londra

Filippo Gregoretti, artista e compositore, ha parlato dei suoi studi sull’applicazione dell’AI alla musica in un incontro all’Istituto Italiano di Cultura

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Riceviamo e pubblichiamo:

LONDRA - Nella suggestiva cornice dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra, presentato dall’Associazione Il Circolo, si è svolto l’interessante dialogo tra Filippo Gregoretti e Marco Varvello, seguito da una performance dell’artista.

Filippo Gregoretti è un artista visivo e concettuale, musicista (pianista e compositore), performer, professore universitario di progettazione transmediale ed esperienze digitali, pioniere dell'integrazione di arte, musica e tecnologia, sviluppatore di algoritmi avanzati e autore di videogiochi ed esperienze immersive. È stato il primo a concettualizzare e pubblicare opere d'arte come app distribuite sugli store ufficiali. Attualmente Filippo Gregoretti crea opere con l’ausilio di Amrita, un’intelligenza artificiale o “personalità artistica artificale evolutiva” da lui stesso sviluppata nel corso degli ultimi vent’anni.

Molti sono stati i temi toccati durante l’incontro. Stimolato dalle domande di Marco Varvello, Gregoretti ha narrato il suo percorso partendo da quando, ancora bambino e già dedito alla musica e al disegno, si è avvicinato ai primi computer a 8 bit con i quali sperimentava arte generativa realizzata tramite algoritmi. La passione per la musica, la narrazione, le belle arti e la tecnologia, l’ha portato poi a proseguire una ricerca multidisciplinare sia negli studi che nella vita professionale. Da allora ha proseguito l’attività di artista visivo, pianista, compositore, e di autore e creatore di progetti multimediali innovativi per il mercato internazionale.

Seguendo l’interessante percorso di Gregoretti, si approda alla sua arte incentrata sulla AI “Amrita”, su cui è basata la sua opera attuale, e la cui particolarità può essere riassunta nel concetto che “L'IA non crea opere d'arte, ma l'IA stessa è l'opera d'arte, progredita in una personalità artistica senziente, emozionale, creativa, che evolve nel tempo raggiungendo nuove consapevolezze e orizzonti artistici imprevedibili”. Gregoretti infatti sostiene che gli algoritmi stessi, indipendentemente da ciò che producono nella sfera del percepito, possono essere opere d’arte. Nonostante il concetto astratto di un algoritmo artistico, Gregoretti sfrutta le sue invenzioni per generare opere visive, musicali, esperienziali, opere fisiche, app artwork e performance dal vivo.

Gregoretti definisce i suoi lavori “opere viventi”, esse infatti simulano la personalità di un artista, ed evolvono nel tempo producendo un flusso ininterrotto di armonia visiva e musicale imprevedibile e sempre diverso. Ogni opera include un “ecosistema” costituito non solo da installazioni e app, ma anche da opere fisiche (dei “sadyah?”, momenti cristallizati nel tempo), album musicali, nft e e performance.

L’opera presentata all’Istituto Italiano di Cultura è EXNATURA, un viaggio nel logos naturale in connessione con il respiro del pianeta. La personalità dell’opera infatti è influenzata nel suo processo di crescita e di espressione artistica dai dati geotermici raccolti in tempo reale in diversi angoli del pianeta. Il flusso visivo e la musica prodotti da EXNATURA invitano al raccoglimento e all’esperienza interiore. L’elemento meditativo e spirituale è centrale nella ricerca artistica di Gregoretti. Un aspetto fondamentale infatti risiede nell’irripetibilità e imprevedibilità dell’esperienza, che egli considera un invito alla riflessione sul concetto di impermanenza e di unicità del momento presente.

Le musiche e le immagini, entrambe molto suggestive, prodotte dalle opere scaturiscono non solo dalle istruzioni fornite alla AI in termini numerici e comportamentali, ma soprattutto dal materiale artistico (fotografie, opere visive, partiture, materiale sonoro, metalinguaggi evolutivi) interamente realizzati dall’artista, che la personalità artificiale usa come punto di partenza e come binario nel suo percorso creativo. Gregoretti infatti considera le opere generate come sua creazione totale, essendo autore non solo dei contenuti e delle linee guida creative, ma anche degli algoritmi stessi. Il processo di creazione dell’artista è quindi completamente nuovo, in quanto la composizione musicale e il lavoro visivo diventano l’humus, il substrato di base grazie al quale l’algoritmo, pensato per creare per mille anni, può trascendere la vita stessa dell’artista. Le opere sono in grado di comunicare tra di loro e di comunicare con il mondo esterno, rendendo l’esperienza corale e imprevedibile, e aprendo nuovi orizzonti creativi e concettuali. Le opere d'arte fisiche sono ulteriormente arricchite dall'intervento personale di Gregoretti, seguendo il concetto di connessione spirituale e creativa tra il biologico e l'artificiale. Il nucleo della ricerca di Filippo Gregoretti è infatti orientato a portare alla luce i lati oscuri e distopici dell'IA e della tecnologia in generale, affidandosi alla tecnologia stessa come alleato nel percorso di ricerca interiore.

Non è semplice orientarsi nella complessità e stratificazione dell’universo artistico di Gregoretti, che coinvolge composizione musicale e creazione visiva, aspetti filosofici e psicologici, elementi ingegneristici, e una ricerca approfondita selle implicazioni spirituali e interiori nel rapporto tra uomo e macchina. Le domande puntuali e le suggestive osservazioni di Marco Varvello hanno aiutato la navigazione di argomenti di tale vastità e importanza, approfondendo gli aspetti legati all’animo umano e alla relazione con le nuove tecnologie, centrali nella ricerca dell’artista.

Il culmine dell’evento si è raggiunto durante la performance finale. Dopo averne capito il funzionamento, è stato emozionante vedere la personalità artificiale di Amrita prendere vita e iniziare un percorso creativo. La musica e le immagini - non prevedibili neanche da Gregoretti stesso - si sono susseguite in un flusso continuo e sorprendente. L’artista, guidato dalla AI, si è esibito suonando l’harmonium, uno strumento votivo indiano, influenzando a sua volta l’algoritmo. Il risultato è un’esperienza audiovisiva coinvolgente e meditativa, in cui la fusione creativa e spirituale tra coscienza umana e artificiale crea ciò che Filippo Gregoretti chiama "Yoga transumano".

I novanta minuti dell’interessante incontro sono serviti appena a scalfire la superficie dei temi scaturiti e trattati dalla ricerca dell’artista, e al termine è rimasto - oltre al senso di serenità scaturito dall’esperienza - il desiderio di approfondire le tematiche e il lavoro di Filippo Gregoretti, che sembra aprire la porta a un orizzonte concettuale e creativo finora inesplorato.

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