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Una Chagall italo-inglese per evadere dalla realtà

Alla galleria Tabernacle di Londra, “Escapism”, la nuova mostra di Millie Griffiths, giovane artista surrealista
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LONDRA – L’ispirazione viene da Marc Chagall, il grande pittore surrealista ebreo di origine russa. La forza espressiva arriva dall’Italia, “il Paese di mia madre, dove si parla gesticolando con le mani, ancora prima di usare le parole”. E la trama è decisamente londinese: un diario autobiografico fatto di immagini, che prima nascono come schizzi su un album da disegno e poi diventano rapidamente quadri da appendere alle pareti. Millie Griffiths, 21enne artista italo-inglese (o angloitaliana), riassume così “Escapism”, la sua nuova mostra nella capitale britannica, fino al 12 novembre al Tabernacle, galleria e centro culturale di Notting Hill, il quartiere reso celebre dall’omonimo film-cult.

“Evasione dalla realtà”, questo il significato del titolo della rassegna: non nel senso di fuga dalla responsabilità della vita di tutti i giorni, bensì di “esperienza sensoriale ed emozionale”, come sottolinea il testo di presentazione, che permette a chi guarda le sue opere di entrare in un’atmosfera irreale, magica, onirica, dove sogni, fantasie e desideri si mescolano con il vissuto di ciascuno di noi. “Sono visioni di Londra, di come io la interpreto, riflettono la sensazione di un giorno, un attimo fuggente, e anche per questo li dipingo molto in fretta, guardo lo schizzo e in un’ora finisco tutto”, spiega lei all’inaugurazione della mostra davanti a un folto pubblico.

Nella sua precedente esibizione, nel marzo scorso, “Light in Colour”, lo stile era l’astrattismo. Stavolta è cambiato lo stile ma il colore rimane un elemento molto forte: ogni quadro è permeato da una sola, unica tinta, blu, giallo, verde, su cui compaiono volti, persone, corpi in movimento, in composizioni sincopate, che fanno pensare al jazz degli anni Venti del secolo scorso. E il “mood”, l’umore, lo stato d’animo, lo spirito, suggerisce l’idea di una “festa mobile”, per parafrasare il romanzo autobiografico di Ernest Hemingway nella Parigi dello stesso periodo. “Per me dipingere, perlomeno in questa fase, è anche divertimento e spero che le mie tele trasmettano il medesimo sentimento”, dice Millie. “Schizzi automatici” li definisce la critica, da “les automatistes”, movimento di pittori surrealisti fondato nel 1940, che poi contagiò anche altre forme espressive, come teatro, poesia e danza, rivoluzionando un’epoca con nuove tensioni espressive.

Cosa ci vuole per farcela nel mondo dell’arte di oggi, dominato dagli artisti concettuali come Damien Hirst, Tracey Emin e Marina Abramovic? “Adoro l’arte concettuale, anche se la mia è differente” afferma Griffiths, che studia al Camberwell College of Arts. “Il mercato può intimidire ma è imprevedibile, per farcela bisogna continuare a credere in sé stessi e nella propria strada”. E questa giovane artista promettente si sente più italiana o più inglese? “Quando sono a Londra mi dichiaro con orgoglio italiana. Questa però è una grande metropoli multiculturale, in cui le identità possono essere multiple e mescolarsi. Un po’ come nelle immagini dei miei quadri”.

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