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Law and the City/ Come evitare problemi alla frontiera (quando si arriva a Londra)

La rubrica mensile di consigli legali per i nostri connazionali che vivono nel Regno Unito o lo frequentano
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Mi ha scritto una ragazza italiana: il 20 novembre è stata bloccata all’arrivo in Regno Unito, “trattenuta tutta la notte (in aeroporto) messa a dormire sul pavimento in uno stanzino con telefono e zaino sequestrati”, per poi essere “rimandata in Italia con il primo volo del mattino”.

Nella prima metà del 2023, si legge nell’ultimo rapporto del Migration Observatory dell’università di Oxford reso noto solo pochi giorni fa, “circa 7.600 cittadini dell'UE sono stati respinti alla frontiera del Regno Unito”; un dato allarmante, soprattutto se si pensa che gli europei rappresentano la maggioranza (53%) di tutti coloro cui è stato negato l’ingresso in Regno Unito.

È naturalmente un dato direttamente legato all'entrata in vigore, dal primo gennaio 2021, delle norme sull’immigrazione post-Brexit, che in seguito alla fine della libera circolazione delle persone hanno aumentato notevolmente le circostanze in cui gli ufficiali di frontiera possono respingere i cittadini dell'UE al confine. “Infatti – continua il rapporto - anche se i cittadini dell'UE non hanno bisogno di un visto per entrare nel Regno Unito come visitatori, gli ufficiali di frontiera hanno la facoltà di respingerli se ritengono che possano infrangere le norme sull'immigrazione, ad esempio lavorando senza permesso”.

Si avvicinano le vacanze di Natale, e in molti si preparano ad accogliere parenti ed amici che hanno scelto di passare le feste con loro in terra d’Albione. Il timore, a parte il caro voli, dopo tanti casi che hanno conquistato le prime pagine sulla stampa, è che, anche solo per incomprensioni o difficoltà a comunicare, venga negato loro l’ingresso alla frontiera britannica.

Purtroppo, un problema reale.

Il caso della suddetta ragazza (fermata alla frontiera perché le era stata rifiutata una richiesta di ricongiungimento familiare nell’ambito dell’EU settlement scheme; decisione per la quale ha presentato ed è tuttora pendente un appello presso il Ministero dell’Interno britannico) era più complesso di quelli che possono coinvolgere la maggior parte dei cittadini italiani che vengono in UK semplicemente per passare alcuni giorni di vacanza. Ma anche questi casi potrebbero presentare delle criticità; vediamo dunque come evitare brutte sorprese alla frontiera, sfatando nel frattempo alcuni falsi miti.

Documenti

Vero: che dal 1 ottobre 2021 l’ingresso in Regno Unito è consentito unicamente con il passaporto (solo i titolari di (pre-)settled status possono viaggiare tra Italia e Regno Unito indifferentemente con il passaporto o con la carta d’identità nazionale).

Non vero: che debba contenere un tempo minimo di durata residua (si legge da più parti 3 o 6 mesi). Al contrario, basta che il passaporto sia valido e “deve rimanere valido per tutta la durata del soggiorno nel Regno Unito”.

Electronic Travel Authorisation (ETA)

Vero: anche il Regno Unito ha introdotto l’ETA, un’autorizzazione di viaggio elettronica a pagamento simile all’ESTA americana che dovrà essere richiesta da tutti i cittadini di Paesi che possono entrare in Regno Unito senza visto.

Non vero: che al momento debbano richiederla anche i cittadini europei. Per noi l’obbligo di richiederla scatterà in una data ancora non definite del 2024: per ora, un problema in meno…

Durata massima del soggiorno

Vero: i cittadini europei possono entrare come visitors, usare gli e-gates, e restare in UK per un massimo di sei mesi per ogni singola visita.

Non vero: la norma parla di soggiorni di massimo 6 mesi, non di sei mesi su dodici. Dunque, in teoria sarebbe possibile uscire dal Paese al 180esimo giorno e rientrare dopo 24 ore, ma attenzione: visite frequenti o soggiorni prolungati ripetuti, possono essere elementi visti con sospetto che potrebbero portare l’ufficiale di frontiera a negare l’ingresso.

Entrare come visitatori non deve essere un modo per, di fatto, aggirare il divieto di vivere o lavorare in Regno Unito senza un titolo d’immigrazione valido.

Come dimostrare di essere davvero dei visitatori

Vero: è importante farsi trovare preparati ad eventuali richieste sul motivo della nostra presenza in Regno Unito. Sarà anche utile poter mostrare un biglietto aereo di rientro, magari un estratto conto che confermi che abbiamo fondi sufficienti a mantenerci per la durata del soggiorno, la conferma della prenotazione del nostro albergo, o una lettera d’invito dei parenti o amici che ci ospitano, e se il nostro inglese non è dei migliori, una lettera in cui si spieghino le circostanze della visita.

Non vero: che chi non parla inglese non può venire in UK per vacanza; questo riguarda solo alcune determinate categorie di lavoratori che per ottenere il visto dovranno dimostrare, tra l’altro, la conoscenza della lingua.

Lavorare in UK

Vero: È consentito unicamente se si possiede un visto o altro titolo valido ai fini dell’immigrazione, inclusi naturalmente settled o pre-settled status.

Non vero: Che si possono fare piccoli lavoretti purché al di sotto di un certo stipendio/numero di ore a settimana. Il divieto riguarda tutti i lavori, a prescindere da stipendio e durata: infatti vale anche per chi voglia svolgere occupazioni temporanee, dal barista all’au-pair. È invece consentito entrare in UK per sostenere dei colloqui di lavoro, ma attenzione: se ottenessimo il posto dovremmo comunque uscire e poi rientrare con un visto.

In conclusione, ricordiamo che cercare di entrare come visitatori per poi fare altro non è possibile; che entrare nel Paese per lavorare, anche se si tratta di aiutare un parente o un amico che qui ha un’attività commerciale, in assenza di un titolo d’immigrazione valido non è consentito; che un rifiuto di un visto, ma anche il tentativo di aggirare il sistema, può comportare disagi – o futuri ulteriori dinieghi – e dunque compromettere le nostre aspirazioni future, quindi pensiamoci bene prima di presentare richieste peregrine. Oltre al fatto che essere trattenuti ed interrogati non è mai una bella esperienza; la ragazza bloccata all’inizio di questa settimana ha concluso il suo racconto dicendomi “sono ancora sotto choc”.

E per tutti coloro i quali si preparano a passare qui il Natale il consiglio è di arrivare preparati alla frontiera con tutto ciò che serva a dimostrare che siamo davvero qui in visita, pronti a passare una vacanza indimenticabile, si, ma per i giusti motivi.

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