Grande mostra su Enzo Mari al Design Museum di Londra
di Daniela De RosaLONDRA - Burbero, bastian contrario, un brutto carattere, a detta di chi l’ha avvicinato, ma anche geniale e precursore. Al designer Enzo Mari, nato a Novara e morto a Milano nel 2020, il Design Museum di Londra dedica una grande mostra, aperta fino all’8 settembre, prodotta dalla Triennale di Milano, che allo stesso designer aveva dedicato una retrospettiva pochi mesi prima che morisse.
Per non smentire la sua fama, Mari aveva lasciato in eredità il suo archivio alla città di Milano, con la richiesta però che non venisse aperto per 40 anni. “Il tempo che ci vorrà – aveva detto – per avere una nuova generazione che sia meno viziata di questa e che sappia usare l’archivio in maniera informata”.
Niente archivio da esibire al Design Museum londinese, dunque, ma più di 300 oggetti (tra i 2000 da creati nel corso della sua carriera) in una rassegna curata con amore da Hans Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery, che a Mari si era avvicinato in più di un’occasione, e da Francesca…
LONDRA - Burbero, bastian contrario, un brutto carattere, a detta di chi l’ha avvicinato, ma anche geniale e precursore. Al designer Enzo Mari, nato a Novara e morto a Milano nel 2020, il Design Museum di Londra dedica una grande mostra, aperta fino all’8 settembre, prodotta dalla Triennale di Milano, che allo stesso designer aveva dedicato una retrospettiva pochi mesi prima che morisse.
Per non smentire la sua fama, Mari aveva lasciato in eredità il suo archivio alla città di Milano, con la richiesta però che non venisse aperto per 40 anni. “Il tempo che ci vorrà – aveva detto – per avere una nuova generazione che sia meno viziata di questa e che sappia usare l’archivio in maniera informata”.
Niente archivio da esibire al Design Museum londinese, dunque, ma più di 300 oggetti (tra i 2000 da creati nel corso della sua carriera) in una rassegna curata con amore da Hans Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery, che a Mari si era avvicinato in più di un’occasione, e da Francesca Giacomelli, che con lo studio Mari ha lavorato a lungo.
La carriera di Mari è durata 60 anni. Ha iniziato nel dopoguerra, dopo aver lasciato la scuola a causa della morte del padre e aver fatto di tutto un po’ per aiutare la famiglia. Ha poi frequentato l’Accademia di Brera nonostante non avesse una qualifica scolastica. È stato un designer che odiava il mondo del design, e il mondo dell’industria che produceva pezzi a prezzi troppo alti, secondo la sua visione marxista. Mari, che aveva una visione sociale del design, riteneva che il bello dovesse essere alla portata di tutti.
Oltre che designer Mari è stato artista e grafico, insegnante e critico, si è inventato giochi per bambini, posate, lampade e mobili in legno che adesso fanno pensare all’Ikea ma quando sono stati disegnati l’Ikea non esisteva. A proposito di questi, che rientrano sotto l’ombrello del progetto “Autoprogettazione”, l’idea di Mari era che tutti dovessero essere in grado di costruirsi i propri mobili a partire da qualche asse di legno, esattamente quello su cui l’Ikea ha puntato il proprio successo (Mari l’ha fatto nel 1974, l’Ikea ha aperto in Italia negli anni ’90). Ecco, perciò, letti e tavoli fatti da assi di pino messe insieme in modo semplice ma creativo, i cui modellini sono esposti in mostra. Mari affermò che avrebbe mandato le istruzioni di montaggio a chiunque glielo avesse chiesto, chiedendo solo il rimborso del francobollo.
Ha parlato di sostenibilità quando il tema era ancora di là da venire e la sua “valigetta Ecolo” fatta di vasi da fiori ricavati da bottiglie d’acqua o di detersivo ritagliate sapientemente lo dimostra.
Alcuni degli oggetti creati da Mari sono ancora in uso in molte case e ancora in vendita in molti negozi. Nonostante le sue battaglie, anche condotte con acrimonia, perché il design fosse per tutti e a difesa del benessere dei lavoratori di quel mondo, i suoi oggetti sono di culto e vengono venduti a cifre notevoli. Il suo puzzle “16 animali” con il quale molti bambini hanno giocato, viene venduto nello shop del Design Museum a 340 sterline.
Alla fine del percorso della mostra si può leggere una sua frase stampata sul muro, un monito ai giovani designer, molto in tema con il suo carattere spigoloso: “Vi suggerisco di guardare fuori da una finestra. Se vi piace quello che vedete, non c’è motive perché facciate un nuovo progetto. Se, al contrario, vedete cose che vi riempiono di orrore, allora ci sono ottimi motivi perché realizziate il vostro progetto”.
A completamento della mostra ce n’è una parallela, in cui 13 designer basati a Londra mettono in mostra ciascuno un oggetto per dimostrare quanto Enzo Mari li abbia ispirati. Tra i 13 ci sono Jasper Morrison, Martino Gamper e StudyOPortable. La mostra parallela si intitola Grazie Enzo: Contemporary Responses to Enzo Mari. La mostra su Enzo Mari rimarrà al Design Museum fino all’8 settembre prossimo.