Londra

Law and the City / Italiani nel Regno Unito: petizione per ripristinare il voto postale alle elezioni europee

Law and the City / Italiani nel Regno Unito: petizione per ripristinare il voto postale alle elezioni europee

La rubrica mensile di consigli legali per gli italiani che vivono nel Regno Unito

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Tra il 6 e il 9 giugno 2024 tutti i cittadini europei verranno chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, l’unica istituzione eletta a suffragio universale, cioè direttamente dai cittadini dell’Unione, dove chiunque può candidarsi e dalle cui scelte dipendono molti dei futuri equilibri geopolitici mondiali. Abbiamo potuto votare nel 2019, nonostante ci fosse già stato il referendum sulla Brexit ed il popolo britannico fosse ad un passo dal recesso dall’Unione, ma stavolta noi italiani residenti in Regno Unito ne saremo esclusi, a meno di non rientrare a votare (praticamente a proprie spese) nell’ultimo comune di residenza in Italia. Per noi, niente voto dall’estero. L’ultima speranza si chiama “se non voli non voti”, ed è una petizione da poco lanciata dal gruppo The Good Lobby, volta a contrastare una politica definita “discriminatoria e antidemocratica”.

Brexit e italiani all’estero: voto europeo ma legge nazionale

Come i residenti italiani in Brasile, Bangladesh o Belize: quest’anno tra i grandi assenti al voto, ci saranno dunque gli oltre mezzo milione di iscritti AIRE in Regno Unito, che non potranno esercitare questo diritto direttamente dal proprio luogo di residenza britannica.

Colpa della Brexit, non c’è dubbio, a seguito della quale noi italiani d’oltremanica siamo ormai residenti in un Paese extra-UE, ma anche di una legge italiana vecchia di trent’anni, la 408 del 1994 – applicata in questo caso con estremo rigore – che, come ricorda anche il Consolato italiano a Londra, consente il voto dall’estero a “i soli cittadini italiani residenti in uno Stato membro dell’Ue iscritti all’AIRE”. Al contrario, gli elettori italiani residenti nei Paesi non appartenenti all'Unione europea possono attualmente votare solo in Italia.

Una legge che suona come un’ingiustizia, e criticata da molti connazionali in Regno Unito: perché non siamo i soli esclusi, “nulla di personale” verrebbe da dire, ma siamo una tra le comunità di italiani all’estero numericamente più rappresentate; perché siamo vicini geograficamente e dunque direttamente legati ed influenzati dall’Europa e dalle sue politiche (che si parli di clima, di economia, di politica estera); perché siamo gli unici ai quali il voto è stato tolto (gli altri Paesi extra-UE non lo hanno mai avuto).

E se cambiassimo la legge?

I tentativi di farlo ci sono stati, ma ad oggi non hanno prodotto i risultati sperati.

Elena Remigi e Dimitri Scarlato, entrambi membri eletti del Comites (Comitato per gli Italiani all’Estero) di Londra, sono promotori di questa riforma e già da settembre scorso hanno avviato una campagna di sensibilizzazione che vede coinvolte istituzioni e società civile. Sono entrambi molto noti nella comunità britannica: per aver fondato il progetto “In Limbo”, testimonianze sulla Brexit (Remigi) e per avere promosso numerose campagne a tutela dei cittadini europei in Regno Unito (Scarlato). Le proposte alla quali hanno collaborato – presentate dal deputato del Partito Democratico Toni Ricciardi e dal senatore Andrea Crisanti - erano volte a consentire il voto dall’estero anche ai residenti di Svizzera e Regno Unito, che per numero di connazionali presenti e prossimità territoriale sono le comunità di italiani all’estero più colpite dal sistema elettorale attuale.

In qualità di rappresentante del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), organismo di consulenza del Governo e del Parlamento sui grandi temi che interessano le comunità all’estero, Elena Remigi ha anche scritto al Ministero dell’Interno per sensibilizzare il governo italiano sul problema.

“Proprio la Brexit, ed il fatto che già in occasione del referendum i cittadini italiani non abbiano potuto esprimere la propria opinione su qualcosa che li riguardava così da vicino - ci dice - ha accresciuto ancora più il bisogno di mantenere i legami e di contribuire alle politiche europee, e questo è possibile solo attraverso l’esercizio del voto nel Paese di residenza”.

“Votare alle elezioni europee è un diritto – continua Dimitri Scarlato - peraltro riconosciuto e garantito da quasi tutti gli altri Paesi dell’Unione. L’Italia eleggerà ben 76 dei 720 parlamentari europei. Consentire agli italiani in UK di votare dal loro Paese di residenza può solo rafforzare il loro senso di appartenenza all’Unione ma anche il loro legame con l’Italia. Continueremo a chiederlo”.

Se non voli non voti

E così, dopo averci provato con la politica, si riparte dalla società civile: The Good Lobby, come ricordavamo in apertura, ha infatti lanciato una petizione – tra i cui firmatari compaiono anche Remigi e Scarlato - per chiedere al governo italiano “di superare questa rigidità normativa estendendo immediatamente questo diritto all’oltre 1 milione di italiani e italiane in Regno Unito e Svizzera, come primo passo verso un provvedimento completo che includa tutti i connazionali nel mondo”.

Così fan tutti?

In realtà quasi nessuno: l’Italia è tra i pochissimi Paesi dell’Unione, e l’unico tra i sei fondatori, a non consentire il voto europeo dall’estero ai residenti britannici – cosa peraltro consentita per le elezioni politiche ed i referendum; gli strumenti attuativi dunque ci sarebbero, ma i tentativi di includervi anche le prossime votazioni europee, come ricordato, finora sono andati a vuoto. Come noi, solo Cipro, Malta, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria ed Irlanda. Che sia per posta o per procura, in consolato o online, tutti gli altri Paesi dell’Unione consentono il voto ai loro cittadini residenti in Regno Unito.

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