Londra

Il governo britannico contesta lo status dei residenti europei anche dopo anni

Il governo britannico contesta lo status dei residenti europei anche dopo anni

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Il 15 ottobre il Governo britannico ha confermato di voler mantenere la policy che consente di contestare status concessi, a suo dire per errore, anche a distanza di anni dalla decisione originaria. Separatamente, nuovi controlli possono portare alla revoca del pre-settled status di chi non soddisfa più i requisiti per convertirlo in settled status.

Il Ministero dell’Interno britannico (Home Office) non intende ritirare la propria politica sui permessi di soggiorno concessi “per errore”, nota come granted in error. Lo ha comunicato in risposta alla lettera formale inviata da the3million, l’organizzazione che tutela i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito, che insieme ai propri legali si sta preparando a contestare la policy in giudizio.

Ma cosa significa granted in error?

La policy si applica quando Home Office ritiene che una persona non possedesse i requisiti per ottenere lo status già al momento della domanda, per esempio perché non sarebbe stata cittadina europea entro la fine del periodo di transizione della Brexit. Non si tratta, quindi, di chi ha perso successivamente i requisiti, ma di chi, secondo il governo britannico, non avrebbe mai dovuto ottenere lo status attraverso l’EU Settlement Scheme (EUSS).

Le conseguenze della procedura granted in error dipendono dal tipo di status posseduto. Chi ha il pre-settled status conserva il permesso fino alla scadenza, ma Home Office può decidere di non prorogarlo. Chi ha invece il settled status mantiene il proprio diritto di residenza a tempo indeterminato, ma può vedersi negare la possibilità di sponsorizzare le domande dei familiari che intendano raggiungerlo nel Regno Unito attraverso l’EUSS.

La policy è contestata anche per le sue conseguenze procedurali. Invece di revocare formalmente il permesso, Home Office può semplicemente lasciarlo scadere senza prorogarlo. La procedura ordinaria di revoca prevede invece la possibilità di presentare prove e osservazioni, una valutazione della proporzionalità della decisione e, in caso di esito sfavorevole, il diritto di ricorso. Secondo the3million, la policy granted in error, una volta applicata, rischia di aggirare queste garanzie visto che non consente di esporre le proprie ragioni o presentare ricorso.

Tra le persone interessate figurano diversi cittadini italiani che hanno ottenuto il riconoscimento della cittadinanza per discendenza, secondo il principio dello iure sanguinis (pensiamo ai discendenti di avi emigrati all’estero, ma anche ai figli di genitori di cui solo uno italiano).

In base alla legge italiana, chi possiede i requisiti per la cittadinanza attraverso un genitore/avo italiano è cittadino dalla nascita, anche se il riconoscimento ufficiale arriva molti anni dopo. Alcuni italiani residenti nel Regno Unito hanno ricevuto i documenti che attestano la cittadinanza soltanto dopo il 31 dicembre 2020, data di conclusione del periodo di transizione della Brexit, anche a causa dei ritardi legati al Covid.

In alcuni casi, Home Office ha interpretato la data del riconoscimento come se coincidesse con quella di acquisizione della cittadinanza, mettendo in discussione status già concessi. Secondo il diritto italiano, tuttavia, il riconoscimento certifica una cittadinanza posseduta fin dalla nascita: è un atto dichiarativo, non costitutivo.

Home Office ha recentemente riconosciuto l’errore in una controversia giudiziaria riguardante appunto la cittadinanza italiana jure sanguinis: è uno sviluppo significativo, che potrebbe favorire una revisione dell’approccio adottato in casi analoghi, ma non significa che la policy generale sia stata ritirata o che tutti gli interessati abbiano già ottenuto una soluzione.

E la revoca per mancanza dei requisiti per la conversione?

Un problema distinto riguarda poi un gruppo molto più vasto di cittadini europei, tra i quali diversi italiani, i quali potrebbero vedersi revocare il pre-settled per perdita dei requisiti per convertirlo in settled status. In questo caso non si parla più di status accordato per errore: il cittadino europeo aveva ottenuto legittimamente il pre-settled status, ma potrebbe non soddisfare più i requisiti per mantenerlo.

Ma procediamo con ordine. Nel gennaio 2025 il Governo ha avviato la conversione automatica al settled status, ampliando il sistema nell’aprile 2026. L’obiettivo è riconoscere lo status di residenza a tempo indeterminato a chi ne ha diritto senza obbligarlo a presentare una nuova domanda. I controlli utilizzano anche dati fiscali, informazioni sulle prestazioni previdenziali ricevute e, ove necessario, dati relativi ai viaggi da e verso il Regno Unito.

Non tutti i titolari di pre-settled possono beneficiare della conversione automatica: in alcuni casi, i dati disponibili non dimostrano una residenza sufficiente; in altri, la persona potrebbe essersi trasferita per un periodo all’estero senza aver ancora maturato la residenza continuativa necessaria per richiedere il settled status. La mancata conversione automatica, tuttavia, non comporta di per sé la perdita del permesso.

Inoltre, non soddisfare i requisiti per il settled status non significa necessariamente aver perso ogni diritto tutelato dall’accordo di recesso tra Regno Unito e Unione europea (Withdrawal Agreement). Eppure, molti cittadini per i quali i controlli non hanno consentito di accordare automaticamente il settled status hanno ricevuto una comunicazione con la quale Home Office li informava che stava considerando di revocargli lo status.

Prima di decidere se revocare o ridurre la durata del permesso, Home Office deve valutare la proporzionalità della decisione, tenendo conto anche delle circostanze personali: per esempio, problemi di salute, responsabilità di assistenza familiare o ragioni lavorative e di studio che possono aver determinato le assenze.

Chi riceve una comunicazione con cui Home Office annuncia l’intenzione di revocargli il pre-settled status dovrebbe attivarsi tempestivamente, rispettando le scadenze indicate nella comunicazione.

Quali sono le differenze?

Le due procedure hanno presupposti diversi. Con la policy granted in error, il Governo sostiene che lo status non avrebbe dovuto essere concesso fin dall’inizio. Nel secondo caso, invece, Home Office ritiene che una persona abbia cessato di soddisfare i requisiti per mantenere un permesso originariamente legittimo.

The3million contesta la prima policy (granted in error) e si sta preparando a portare Home Office in tribunale poiché sostiene che, con questa procedura, si eviterebbe di accordare le garanzie previste dalla procedura ordinaria di revoca, tra cui il diritto di ricorso contro la decisione. La controversia riguarda quindi non soltanto la correttezza delle singole decisioni, ma anche la legittimità del procedimento adottato.

In entrambi i casi, è importante non ignorare le comunicazioni ricevute e chiedere assistenza qualificata quando necessario. Soprattutto, chi possiede già i requisiti per il settled status dovrebbe valutare di blindare i propri diritti e presentare la domanda senza aspettare che a fare il primo passo sia Home Office.

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