Fca: ecco Mike Manley, il mago della Jeep scelto per sostituire Sergio Marchionne
Valerio Berruti , di VALERIO BERRUTIIl manager inglese è l’artefice del successo del marchio americano, passato da 300.000 a 1,4 milioni di esemplari venduti. Riservato e mai spettacolare, è l’unico uomo di vertice non di origine Fiat
Se uno dei grandi fenomeni automobilistici degli ultimi anni si chiama Jeep, gran parte del merito va a un manager che presto impareremo a conoscere molto bene. Si tratta di Mike Manley ed è l'uomo che dirige il marchio da ben nove anni senza mai essere messo in discussione. Un manager che tanto per farsi un'idea più precisa del ruolo e soprattutto del "peso" all'interno del gruppo Fca, ha portato le vendite della Jeep dai 300.000 esemplari al momento del suo arrivo agli oltre 1,4 milioni dell'anno scorso. Per non parlare delle percentuali di crescita in tutti i mercati europei. Record su record, di vendite e fatturati.
Una escalation impressionante che porterà l'americana e iconica Jeep a superare le due milioni di unità vendute probabilmente già prima della fine del 2019. Senza dimenticare il target di 5 milioni e il raddoppio degli utili entro il 2022. Tutti obiettivo indicati da Marchionne ma caparbiamente ins…
Una escalation impressionante che porterà l'americana e iconica Jeep a superare le due milioni di unità vendute probabilmente già prima della fine del 2019. Senza dimenticare il target di 5 milioni e il raddoppio degli utili entro il 2022. Tutti obiettivo indicati da Marchionne ma caparbiamente ins…
Se uno dei grandi fenomeni automobilistici degli ultimi anni si chiama Jeep, gran parte del merito va a un manager che presto impareremo a conoscere molto bene. Si tratta di Mike Manley ed è l'uomo che dirige il marchio da ben nove anni senza mai essere messo in discussione. Un manager che tanto per farsi un'idea più precisa del ruolo e soprattutto del "peso" all'interno del gruppo Fca, ha portato le vendite della Jeep dai 300.000 esemplari al momento del suo arrivo agli oltre 1,4 milioni dell'anno scorso. Per non parlare delle percentuali di crescita in tutti i mercati europei. Record su record, di vendite e fatturati.
Una escalation impressionante che porterà l'americana e iconica Jeep a superare le due milioni di unità vendute probabilmente già prima della fine del 2019. Senza dimenticare il target di 5 milioni e il raddoppio degli utili entro il 2022. Tutti obiettivo indicati da Marchionne ma caparbiamente inseguiti da Manley, l'inglese dalle grandissime capacità finanziarie e dalle eccellenti intuizioni automobilistiche. "Sono convinto che la sportività nei Suv o le versioni spettacolari hanno un loro mercato, non grande nei numeri, ma molto redditizio", ha detto recentemente il manager a conferma della sua grande attenzione ai conti e nello stesso tempo allo sviluppo dei prodotti, anche i più residuali. Al punto da far diventare il fenomeno Jeep, la sua crescita globale e il suo ruolo all'interno della galassia Fca "un caso nel caso" con il risultato di catapultare lo stesso Manley al centro della scena dove si è giocata la partita della successione a Sergio Marchionne.
Quel che è certo è che il brand da lui guidato, da cui ci si attendeva molto, ha dato molto, riuscendo a cavalcare l'enorme crescita del mercato Suv e sviluppare un'immagine già storicamente forte, ma per tanto tempo circoscritta al mondo del fuoristrada duro e puro. E addirittura a trasformare proprio la Jeep nel simbolo forte della futura Fca. Gruppo che il manager inglese nato a Edenbridge nel 1964 conosce fin troppo bene. Ma non è stato soltanto questo a portare Manley così in alto. A metterlo negli ultimi tempi sempre a fianco di Marchionne fino all'ultima presentazione di giugno del piano industriale del gruppo per il 2022 dove proprio lo storico marchio americano è stato definito dal super capo italo canadese "il perno della crescita dei prossimi anni per Fca".
C'è dell'altro nel percorso e nella carriera del vincente ma riservato e mai spettacolare Mike Manley. C'è con tutta probabilità il fatto di essere l'unico manager di vertice non di origine Fiat. L'nglese proviene, infatti, da DaimlerChrysler dove nel 2000 era direttore dello sviluppo della rete per il Regno Unito, poi Chief Operating Officer dell'aria asiatica (APAC), quindi alla direzione delle attività internazionali di Chrysler fuori dell'area NAFTA e responsabile della pianificazione prodotto di tutte le attività di vendita al di fuori del Nord America.
Dunque, oltre ad essere un manager "Non made in Fiat", è anche l'unico sopravvissuto di DaimlerChrysler e soprattutto l'unico responsabile di brand mai sostituito (e mai messo in discussione) che in un gruppo come Fca può considerarsi più che un record. E se questo non bastasse, Manley è anche il manager globale per eccellenza e quello che finora ha portato più soldi alle casse di Fca (con Jeep ma anche con Ram) e che non ha sbagliato o mancato un obiettivo. Capacità che nell'industria dell'auto, ma non solo in quella, può fare davvero la differenza.
Una escalation impressionante che porterà l'americana e iconica Jeep a superare le due milioni di unità vendute probabilmente già prima della fine del 2019. Senza dimenticare il target di 5 milioni e il raddoppio degli utili entro il 2022. Tutti obiettivo indicati da Marchionne ma caparbiamente inseguiti da Manley, l'inglese dalle grandissime capacità finanziarie e dalle eccellenti intuizioni automobilistiche. "Sono convinto che la sportività nei Suv o le versioni spettacolari hanno un loro mercato, non grande nei numeri, ma molto redditizio", ha detto recentemente il manager a conferma della sua grande attenzione ai conti e nello stesso tempo allo sviluppo dei prodotti, anche i più residuali. Al punto da far diventare il fenomeno Jeep, la sua crescita globale e il suo ruolo all'interno della galassia Fca "un caso nel caso" con il risultato di catapultare lo stesso Manley al centro della scena dove si è giocata la partita della successione a Sergio Marchionne.
Quel che è certo è che il brand da lui guidato, da cui ci si attendeva molto, ha dato molto, riuscendo a cavalcare l'enorme crescita del mercato Suv e sviluppare un'immagine già storicamente forte, ma per tanto tempo circoscritta al mondo del fuoristrada duro e puro. E addirittura a trasformare proprio la Jeep nel simbolo forte della futura Fca. Gruppo che il manager inglese nato a Edenbridge nel 1964 conosce fin troppo bene. Ma non è stato soltanto questo a portare Manley così in alto. A metterlo negli ultimi tempi sempre a fianco di Marchionne fino all'ultima presentazione di giugno del piano industriale del gruppo per il 2022 dove proprio lo storico marchio americano è stato definito dal super capo italo canadese "il perno della crescita dei prossimi anni per Fca".
C'è dell'altro nel percorso e nella carriera del vincente ma riservato e mai spettacolare Mike Manley. C'è con tutta probabilità il fatto di essere l'unico manager di vertice non di origine Fiat. L'nglese proviene, infatti, da DaimlerChrysler dove nel 2000 era direttore dello sviluppo della rete per il Regno Unito, poi Chief Operating Officer dell'aria asiatica (APAC), quindi alla direzione delle attività internazionali di Chrysler fuori dell'area NAFTA e responsabile della pianificazione prodotto di tutte le attività di vendita al di fuori del Nord America.
Dunque, oltre ad essere un manager "Non made in Fiat", è anche l'unico sopravvissuto di DaimlerChrysler e soprattutto l'unico responsabile di brand mai sostituito (e mai messo in discussione) che in un gruppo come Fca può considerarsi più che un record. E se questo non bastasse, Manley è anche il manager globale per eccellenza e quello che finora ha portato più soldi alle casse di Fca (con Jeep ma anche con Ram) e che non ha sbagliato o mancato un obiettivo. Capacità che nell'industria dell'auto, ma non solo in quella, può fare davvero la differenza.